Visita Pastorale

Il vescovo Claudio visiterà le parrocchie del nostro comune nei giorni dal 4 al 15 dicembre p.v. Un’occasione quanto mai propizia anche vista la felice concomitanza con la festa del nostro patrono san Nicola. Il vescovo ha iniziato la visita pastorale delle numerose parrocchie della nostra diocesi nel 2018 (poi interrotta per un periodo per il covid-19 e per il sinodo). Nella Pasqua di quell’anno aveva inviato una lettera alle parrocchie che sarebbe andato a visitare; ne condivido con voi un breve stralcio che ci aiuta a prepararci a questo incontro.

“Vengo per fermarmi e per stare in mezzo a voi con i sentimenti di un figlio, di un fratello e di un padre. Vorrei, pertanto, dare alla mia prima Visita la tonalità della ferialità e della quotidianità, che include anche la gioia e la festa del vederci, in un’occasione certamente speciale e unica. Continueremo quel dialogo avviato all’inizio del mio ministero con le parole “come state?”, rendendolo più profondo e concreto. Profondità che attingiamo direttamente da Gesù, il Vivente, e concretezza che traduciamo nel crescere insieme, coltivando stima e comunione.

La Visita Pastorale, mio preciso compito di Vescovo stabilito anche dal Codice di Diritto canonico (cfr. cann. 396-398), avverrà per gruppi di parrocchie secondo questi tre semplici criteri: l’omogeneità territoriale; l’appartenenza amministrativo-comunale; eventuali collaborazioni pastorali già in atto. Dedicherò comunque tempo e ascolto precisi a ogni singola parrocchia e celebrerò l’Eucaristia festiva in ogni comunità.

La Visita sarà l’occasione per confermarci nella fede, per valorizzare tutto il bene presente nelle nostre parrocchie e per rilanciare anche alcune scelte che avvertiamo prioritarie in questo tempo di grandi trasformazioni.”

 Appuntamenti della visita pastorale 2024

Date da ricordare per la nostra parrocchia

Mercoledì 4 dicembre incontro con tutti i parroci

Venerdì 6 dicembre ore 19.00 S. Messa nella nostra parrocchia segue rinfresco

Sabato 7 dicembre ore 10.00 incontro referenti carità, annuncio e liturgia a San Leopoldo; nel pomeriggio incontro con le nostre suore

Venerdì 13 dicembre ore 20.00 incontro responsabili giovani delle 5 parrocchie; segue incontro con tutti i giovani

Sabato 14 dicembre ore 10.00 CPP e CPGE a Ponte San Nicolò;

Domenica 15 dicembre ore 10.00 S. Messa a Ponte San Nicolò

Tra la celebrazione dei Santi e la memoria dei defunti: incubi e sogni

Innumerevoli tradizioni si accavallano nei giorni che stiamo vivendo. Il mistero della vita oltre la morte da sempre coinvolge la vita dell’uomo. Fatichiamo a dare senso a ciò che non comprendiamo e, spesso, questo ci porta ad avere paura. Paura di ciò che non si vede, di ciò che non si può toccare e che, in ogni caso, si percepisce: che, cioè, c’è qualcosa oltre questa vita, che coloro che abbiamo lasciato andare avanti ci sono, misteriosamente, ancora accanto.

La tradizione della chiesa anticipa la risposta alla domanda. Prima di fare memoria dei morti, e di porci il quesito dell’aldilà, ci presenta la vita dei santi e la fede nella vita eterna e nella loro intercessione.

Perché allora avere paura? La luce dei Santi non sempre riesce a interrompere il buio delle nostre notti, e assieme ai sogni di speranza siamo attanagliati dagli incubi del dubbio. Solo l’azione del bene e l’apertura del cuore interrompono le nostre notti e ci aprono ai sogni di Dio. Vi porto per questo la testimonianza di un antico santo, Basilide, uno dei primi ad essere stato raggiunto, secondo le cronache antiche, dall’intercessione di una santa.

Il racconto è ambientato nell’epoca delle persecuzioni contro i cristiani e ha come protagonista Basilide, un soldato romano incaricato di scortare due prigioniere cristiane, Potamiena e sua madre Marcella, verso il martirio. Potamiena è descritta come una giovane donna non solo bella esteticamente, ma soprattutto per la sua serenità, il suo sorriso e la sua fede incrollabile. Basilide, sebbene sia abituato a vedere prigionieri in simili condizioni, è profondamente colpito dalla forza d’animo di Potamiena e dalla sua luce interiore.

Durante il tragitto verso il luogo dell’esecuzione, un membro della folla lancia un sasso che colpisce Marcella, la madre di Potamiena. Nonostante la brutalità del gesto, Potamiena si china su di lei con dolcezza, la consola e continua a mantenere il suo atteggiamento sereno. Questo gesto tocca profondamente Basilide, che perde la sua freddezza e ordina ai soldati di tenere lontani i facinorosi e di proteggere le prigioniere dalla violenza della folla. È chiaro che, in quel momento, Basilide non sta agendo solo come un soldato, ma spinto da un sentimento di rispetto verso quelle donne.

Quando Basilide e Potamiena incrociano per la prima volta i loro sguardi, lui scioglie i lacci che la legavano e lei lo ringrazia, esprimendo gratitudine per averle difese e promettendo di pregare per lui davanti a Dio. Basilide cerca di mantenere il suo contegno, ma quelle parole lo segnano profondamente.

Dopo il martirio, Basilide, nel cuore della notte, è tormentato da un sogno in cui gli appare Potamiena. La ragazza gli rivela di aver interceduto per lui presso Dio e di aver ottenuto la sua salvezza. Basilide, che era ancora un romano fedele alle tradizioni pagane, reagisce con paura e incredulità, preoccupato per ciò che la “salvezza” possa significare. Non vuole convertisti al cristianesimo e teme le sofferenze che potrebbero derivare da questo nuovo percorso. Potamiena, però, è dolce e determinata: gli assicura che tutto sarà meraviglioso, paragonando la sua futura fede all’amore, e gli promette che sarà salvato.

Nei giorni successivi, Basilide è angosciato dal pensiero di questa conversione, sentendosi combattuto tra la sua identità di soldato romano e la nuova realtà che Potamiena gli propone. Tormentato, sogna di nuovo Potamiena, che questa volta appare dispiaciuta per la sofferenza che vede in lui. Gli spiega che il suo dolore è dovuto alle orribili azioni che è stato costretto a compiere contro i cristiani e alla paura del giudizio divino. Potamiena lo rassicura, dicendogli che implorerà Dio per porre fine alle sue sofferenze.

Basilide è terrorizzato dall’idea di morire presto, ma Potamiena, nel sogno, lo abbraccia e lo tranquillizza, promettendogli che presto sarà accanto a lei, in uno stato di pura gioia.

Il giorno successivo portando altri cristiani al martirio Basilide si rivolge all’imperatore, professando la stessa fede di coloro che consegnava al martirio e ne subisce la stessa sorte.

Ho raccolto questa storia da una storica torinese che si chiama Lucia Graziano, che ammiro molto. Mi ha sempre affascinato il mondo dei sogni e del mistero che portano con sé: ci accompagnano spesso alle vite dei santi e ne sono testimonianza. Mi aveva commosso la storia di san Basilide e avevo piacere di condividerla con voi, spero ne traiate benefici spirituali. Non so quale intercessione chiediate ai santi, ma vi auguro davvero che ci tocchino il cuore, ci facciano innamorare di Dio e ci diano lo stesso coraggio e la stessa nobiltà d’animo di questo santo.

Dove sono questi nemici? Tutti sono puniti

La tragedia delle guerre che stanno devastando il pianeta colpisce anche le nostre vite e, se anche siamo sommersi dalla nostra routine quotidiana, non possiamo non prestarvi attenzione. 

Riporto nel titolo di questo articolo le parole: “Tutti sono puniti”. Sono le parole pronunciate dal principe di Verona nell’atto V della tragedia di Shakespeare:

Romeo e Giulietta. La drammatica vicenda dei due amanti che muoiono per fuggire alle faide di vendetta delle reciproche famiglie parla ancor oggi di come ciò che viene distrutto dalla vendetta sia la speranza. Anche oggi tutti siamo puniti dalla guerra. Il popolo russo e quello ucraino, il popolo sudanese e libanese, il popolo israeliano e il popolo palestinese, il popolo congolese e quello rwandese… Tutti sono puniti.

Anche noi siamo puniti. La guerra non conosce confini e non sa leggere le nazionalità sui passaporti e sulla pelle dei figli di Dio.

Ed ecco le nostre punizioni: oggi anche i nostri figli imparano che nel mondo vige la legge violenta del più forte, oggi anche noi nutriamo vani orgogli nazionalistici di confini inventati, oggi anche noi siamo puniti perché siamo divisi in un mondo diviso. Le polveri di migliaia e migliaia di tonnellate di morte infestano i cieli e i venti, che non hanno padrone, porteranno le loro tossine in tutto il mondo, sui nostri campi e sui nostri bambini, sui giusti e sugli ingiusti. Tutti siamo puniti perché tutti viviamo di speranza e quando questa muore anche noi moriamo un po’ con lei.

Papa Francesco ha invitato il mondo a digiunare il 7 ottobre, anniversario dell’attentato terroristico perpetrato da Hamas. Riprendiamo l’antica pratica del digiuno come dimensione preziosa della mancanza. Percepire un vuoto, qualcosa che manca, ci riporta alla ferita che condividiamo con l’umanità. Non essere sazi ci porti ad avere fame, magari quella fame e sete di giustizia di cui parlano le beatitudini.

Il 7 ottobre è passato ma la follia della violenza perdura. Vi invito a scegliere un pasto della settimana in cui osservare il digiuno come famiglia. Vi consegno anche questa piccola preghiera da fare prima dei pasti, anche al posto di quel pasto saltato:       

“Signore

dona il pane a chi ha fame

e fame e sete di giustizia

a chi ha il pane”.

Non smettiamo di cercare la pace, quando scegliamo di non crederci più essa muore anche per noi.

OTTOBRE MESE MISSIONARIO

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2024, che si celebrerà il 20 ottobre, ruota attorno al tema “Andate e invitate al banchetto tutti” (Mt 22,9). Il Papa pone l’accento sull’universalità della missione della Chiesa, un invito rivolto a tutti senza eccezioni, sottolineando che Dio desidera la salvezza di ogni persona e l’incontro con la verità.

La missione della Chiesa, ispirata dalla parabola del banchetto di nozze, è vista come una chiamata aperta a tutta l’umanità, compresi i più emarginati. La Chiesa deve uscire continuamente per annunciare il Vangelo con gioia e gentilezza, evitando coercizioni o proselitismi, ma manifestando la tenerezza di Dio attraverso la vicinanza e la compassione.

Il messaggio evidenzia anche la dimensione escatologica della missione, richiamando l’importanza dell’Eucaristia come anticipazione del banchetto finale nel Regno di Dio. Papa Francesco invita i fedeli a vivere intensamente ogni celebrazione eucaristica, ricordando che la Messa è non solo un momento di incontro con Dio, ma anche una spinta missionaria che ci chiama a portare il Vangelo agli altri.

               Questo messaggio giunge al cuore della nostra comunità portandoci a porre al centro del nostro vivere cristiano l’eucaristia come luogo di incontro con Dio e con i fratelli e anche come punto di partenza per vivere l’annuncio nei nostri luoghi di vita.

               L’inizio dell’esperienza della catechesi e dei gruppi di Azione Cattolica ci portano a spezzare il pane nella nostra quotidianità, incarnando il vangelo nelle nostre storie di vita.

Seguendo il messaggio di Papa Francesco vogliamo essere una comunità accogliente e un luogo di incontro perché chiunque si accosta alla nostra chiesa possa partecipare del banchetto divino in cui Cristo si offre per tutti, attraverso la nostra umanità.

Prende il via l’iter attuativo delle proposte del Sinodo diocesano.

Inizierà con un incontro previo a cui sono invitati il parroco, il vicepresidente del consiglio pastorale parrocchiale e vice amministratore del consiglio per la gestione economica.

Le parrocchie, poi, si organizzeranno per compiere ciascuna due passi: conoscere le proposte del Sinodo diocesano e comprendere la loro importanza per l’azione pastorale in ottobre (1° passo) e sulle collaborazioni pastorali in novembre (2° passo). Vi sarà un passaggio ulteriore con le parrocchie coinvolte nella collaborazione pastorale che si terrà tra dicembre 2024 e febbraio 2025. Rispetto alla proposta di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Claudio introduce infatti questa nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali». Il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a se stessa».

Inoltre le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazione pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova).

Noi saremo coinvolti in una collaborazione pastorale che comprende tutte e cinque le parrocchie che insistono sul territorio del nostro comune.

Inizierà con un incontro previo a cui sono invitati il parroco, il vicepresidente del consiglio pastorale parrocchiale e vice amministratore del consiglio per la gestione economica.

Le parrocchie, poi, si organizzeranno per compiere ciascuna due passi: conoscere le proposte del Sinodo diocesano e comprendere la loro importanza per l’azione pastorale in ottobre (1° passo) e sulle collaborazioni pastorali in novembre (2° passo). Vi sarà un passaggio ulteriore con le parrocchie coinvolte nella collaborazione pastorale che si terrà tra dicembre 2024 e febbraio 2025. Rispetto alla proposta di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Claudio introduce infatti questa nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali». Il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a se stessa».

Inoltre le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazione pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova).

Noi saremo coinvolti in una collaborazione pastorale che comprende tutte e cinque le parrocchie che insistono sul territorio del nostro comune.

A VANTAGGIO DI TUTTI

Il donarsi di Gesù “a vantaggio di tutti”

Il titolo del Mese del Seminario è un’espressione che si trova nella seconda lettura della liturgia del prossimo 6 ottobre, Giornata diocesana del Seminario. La Lettera agli Ebrei è una ricca omelia della primissima Chiesa, un grande annuncio che Gesù Cristo ci ha salvati in modo unico e definitivo: Gesù ha sofferto e ha provato la morte “a vantaggio di tutti” (Eb 2,9). Il suo donarsi ha raggiunto tutti per renderci figli e figlie di Dio, ha aperto il cammino perché tutti possiamo accorgerci dell’amore del Padre e ha inaugurato il modo per vivere, fino alla fine, l’amare di Dio.

Il prete diocesano “a vantaggio di tutti”

L’espressione biblica ci provoca a rigustare la vocazione dei preti diocesani – vocazione curata e fatta crescere inizialmente in Seminario – come risposta “a vantaggio di tutti” di fronte alle sfide di oggi. “A vantaggio di tutti” è, infatti, il prete in comunità bisognose di riscoprire le relazioni fraterne, il dialogo, la condivisione della fede e la solidarietà.

La vocazione cristiana “a vantaggio di tutti”

C’è un passaggio necessario perché ogni vocazione sia “cristiana”, cioè venga da Cristo e si alimenti di Cristo: il passaggio da una vocazione “per me” a una vocazione “per gli altri”, da una vocazione “a mio vantaggio” a una “a vantaggio di tutti”, cioè missionaria. Ogni persona chiamata da Dio, dallo Spirito di Cristo Risorto, è un gesto di premura con il quale Dio si prende cura del suo popolo, in particolare degli ultimi. Di fronte a una necessità per la vita della Chiesa e del mondo, Dio coinvolge e manda qualcuno o qualcuna per rispondervi, per soccorrere, consolare, proteggere, salvare, provocare, far crescere, risvegliare, pregare, illuminare, amare.

Preghiera

O Padre,

hai donato il tuo Figlio Gesù

“a vantaggio di tutti”

e continui a prenderti cura di noi

chiamando ancora oggi giovani

a seguire le orme del Maestro

e a proseguire la sua missione.

Ti preghiamo per i Seminaristi,

i loro formatori e professori:

dona loro coraggio missionario,

profondità di cuore e gioia evangelica.

Donaci lo Spirito di sapienza e di consiglio

per discernere la vocazione di ognuno

“a vantaggio di tutti”

e rendere così

la nostra comunità più bella.

Manda santi presbiteri,

fedeli sposi e

ferventi religiosi alla tua Chiesa.

Amen.

mese di agosto

In questo tempo estivo non smettiamo di pregare per la pace. Mentre sorgono conflitti in tutto il mondo assistiamo tristemente alla scelta delle nazioni occidentali, anche della nostra, di affidarsi ancora alla violenza.

Scelgo di pensare che sia una scelta ingenua e guidata solo dalla paura, mentre temo che gli interessi di pochi precedano ancora una volta il bene dei più poveri e degli innocenti.

Continuiamo ad affidarci a Maria, che celebreremo come Assunta in cielo in questo mese, Lei è più potente delle armi e più saggia dei nostri governanti. Preghiamo perché possa sostenere i più deboli e perché falliscano tutte le fabbriche di morte e ogni esercito sia sconfitto.

Ci lasciamo guidare da queste parole di Papa Francesco:

            Maria, guarda a noi! Siamo qui davanti a te. Tu sei Madre, conosci le nostre fatiche e le nostre ferite. Tu, Regina della pace, soffri con noi e per noi, vedendo tanti tuoi figli provati dai conflitti, angosciati dalle guerre che dilaniano il mondo.

            È un’ora buia. Questa è un’ora buia, Madre. E in questa ora buia ci immergiamo nei tuoi occhi luminosi e ci affidiamo al tuo cuore, sensibile ai nostri problemi. Esso non è stato esente da inquietudini e paure: quanta apprensione quando non c’era posto per Gesù nell’alloggio, quanto timore quando di corsa siete fuggiti in Egitto perché Erode voleva ucciderlo, quant’angoscia quando l’avete smarrito nel tempio! Ma, Madre, tu nelle prove sei stata coraggiosa, sei stata audace: hai confidato in Dio e hai risposto all’apprensione con la cura, al timore con l’amore, all’angoscia con l’offerta. Madre, non ti sei tirata indietro, ma nei momenti decisivi hai preso l’iniziativa: in fretta sei andata da Elisabetta, alle nozze di Cana hai ottenuto da Gesù il primo miracolo, nel Cenacolo hai tenuto i discepoli uniti. E quando sul Calvario una spada ti ha trapassato l’anima, tu, Madre, donna umile, donna forte, hai tessuto di speranza pasquale la notte del dolore.

            Ora, Madre, prendi ancora una volta l’iniziativa; prendila per noi, in questi tempi lacerati dai conflitti e devastati dalle armi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele e, perdendo il senso della fraternità, non ritrova l’atmosfera di casa. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro.

            Maria, tante volte tu sei venuta incontro, chiedendo preghiera e penitenza. Noi, però, presi dai nostri bisogni e distratti da tanti interessi mondani, siamo stati sordi ai tuoi inviti. Ma tu, che ci ami, non ti stanchi di noi, Madre. Prendici per mano. Prendici per mano e guidaci alla conversione, fa’ che rimettiamo Dio al primo posto. Aiutaci a custodire l’unità nella Chiesa e ad essere artigiani di comunione nel mondo. Richiamaci all’importanza del nostro ruolo, facci sentire responsabili per la pace, chiamati a pregare e ad adorare, a intercedere e a riparare per l’intero genere umano.

            Madre, da soli non ce la facciamo, senza il tuo Figlio non possiamo fare nulla. Ma tu ci riporti a Gesù, che è la nostra pace. Perciò, Madre di Dio e nostra, noi veniamo a te, cerchiamo rifugio nel tuo Cuore immacolato. Invochiamo misericordia, Madre di misericordia; pace, Regina della pace! Scuoti l’animo di chi è intrappolato dall’odio, converti chi alimenta e fomenta conflitti. Asciuga le lacrime dei bambini – in quest’ora piangono tanto! –, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza.

            Ti affidiamo e consacriamo le nostre vite, ogni fibra del nostro essere, quello che abbiamo e siamo, per sempre. Ti consacriamo la Chiesa perché, testimoniando al mondo l’amore di Gesù, sia segno di concordia, sia strumento di pace. Ti consacriamo il nostro mondo, specialmente ti consacriamo i Paesi e le regioni in guerra.

            Il popolo fedele ti chiama aurora della salvezza: Madre, apri spiragli di luce nella notte dei conflitti. Tu, dimora dello Spirito Santo, ispira vie di pace ai responsabili delle nazioni. Tu, Signora di tutti i popoli, riconcilia i tuoi figli, sedotti dal male, accecati dal potere e dall’odio. Tu, che a ciascuno sei vicina, accorcia le nostre distanze. Tu, che di tutti hai compassione, insegnaci a prenderci cura degli altri. Tu, che riveli la tenerezza del Signore, rendici testimoni della sua consolazione. Madre, Tu, Regina della pace, riversa nei cuori l’armonia di Dio. Amen.

Estate tempo di Grazia

Il tempo che si presenta davanti a noi è, come ogni stagione, un tempo di grazia. Ogni istante della nostra esistenza è infatti luogo di incontro con l’Altissimo. Egli è l’infinitamente Altro che ci sospinge sempre oltre i confini della nostra identità per raggiungere la “misura di Cristo” attraverso le strade, spesso contorte, della vita. L’estate non è da meno. Il tempo che stiamo vivendo, spesso identificato con il riposo, è un tempo di uscita da noi stessi. Così come usciamo dalle nostre case per le ferie o per l’incontro con qualche amico in piazza, allo stesso modo usciamo dalla nostra routine ed entriamo in un tempo diverso, meno definito da scadenze e da riferimenti esterni.

            Pensiamo anche solo alla S. Messa: fuori dai percorsi catechistici e dalle abitudini diventa sempre più una scelta. Potrebbe capitarci, mentre siamo in vacanza, di essere costretti a cercare un luogo per l’incontro domenicale con il Signore, perché magari non è prossimo alla nostra località di villeggiatura o perché magari è la prima volta che visitiamo un determinato paese. È la nostra scelta e il nostro interesse che ci aprono, come alla ricerca di un luogo per la Celebrazione Eucaristica, così anche alla stessa ricerca di Dio che appartiene alla nostra anima. Possiamo orientare anche i nostri pensieri ad una ricerca più alta del semplice svago e scegliere vie che diano riposo all’anima. La nostra anima non riposa nel quieto vivere o nel dolce far niente, che invece la inquietano e ci fanno percepire la stessa solitudine del poeta Montale lungo la spiaggia nel suo male di vivere. La nostra anima è fatta per sentieri che hanno il sapore dell’infinito: dell’altezza dei monti come dell’immensità del mare. Se a qualcuno è rimasto il piacere della lettura vorrei consigliare alcuni testi che possono dare respiro all’anima e consegnare quella sensazione di pace che solo il suo ricongiungersi con il Padre le può dare.

Miracoli di C. S. Lewis, ed. Lindau

Scrive Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non può trovare una risposta semplicemente nell’esperienza. Ogni evento che sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato, odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».

Diario di un curato di campagna, di Georges Bernanos

Un parroco arriva nel paese al quale è stato appena destinato. È notte, ma vede da lontano luci e musica. Il ballo in cui osserva i suoi futuri fedeli lo turba fin nel profondo, e pensa di essere arrivato in un luogo di peccato. Il romanzo colloca gli eventi nel contesto della battaglia cosmica tra il bene e il male, che si supera nella Grazia, perché, come dice uno dei personaggi, “Tutto è grazia”.

Il potere e la gloria, di Graham Greene

L’opera è ambientata in Messico durante la persecuzione religiosa del Presidente Díaz Cases, e narra la storia di un sacerdote che resta nel suo Paese e fugge da un luogo all’altro. È però un sacerdote debole, che ha avuto vari figli con donne indigene e si ubriaca spesso. L’unica cosa che ha ben chiara è il fatto di avere la vocazione sacerdotale e di essere consacrato a Dio con questo fine.

Lettere di Etty Hillesum

La versione integrale delle Lettere, scritte in gran parte dal lager di Westerbork – dove Etty andò di sua spontanea volontà, per portare soccorso e amore agli internati, e per «aiutare Dio» a non morire in loro –, ci permette di udire la sua voce fino all’ul­timo, fino alla cartolina gettata dal vagone merci che la conduce ad Auschwitz: «Ab­biamo lasciato il campo cantando». A Wes­terbork Etty vive «l’inferno degli altri», senza «illusioni eroiche», recando parole vere là dove il linguaggio è degradato a gergo, là dove i fossati del rancore dividono gli stessi prigionieri, contrapponendo ebrei olandesi a ebrei tedeschi. La resistenza al male si compie in lei attraverso l’amicizia – nata nel campo o mantenuta viva con chi è rimasto libero e manda viveri e lettere –, attraverso la fede e grazie ai libri (come le poesie di Rilke) e alla natura: anche sopra le baracche corrono le nuvole e volano i gabbiani e brilla l’Orsa Maggiore. 

La liberazione del gigante, di Louis de Wohl

Tratta della vita di San Tommaso d’Aquino e del suo rapporto con le personalità dell’epoca medievale, come l’imperatore Federico II. Si mostra la grande intelligenza del santo, ma anche la sua ingenuità infantile, che a volte è motivo di derisione da parte dei suoi confratelli.

I Santi Angeli Custodi

La nostra scuola dell’infanzia è stata dedicata, fin dalla sua costruzione, agli Angeli Custodi. Oggi più che mai torniamo a pregarli e a invocarli. Segno prezioso della nostra comunità, la scuola è la prima cosa che vede chi da Padova supera il nostro ponte. I nostri bambini, tesoro prezioso, sono alla porta della comunità, ne sono da una parte il volto più bello e, dall’altra, la custodia, la difesa. Essi ci danno un motivo per guardare avanti, poiché sono il nostro futuro.

Alla chiusura della nostra scuola ci sembra di perdere identità, di perdere un tesoro, di perdere futuro. Il dolore che proviamo non è semplicemente legato alla perdita di una parte preziosa della nostra storia, poiché ciò che perdiamo non è tanto ciò che è stato, quanto ciò che ci sarà.

I nostri bambini cresceranno altrove, non si incammineranno a Natale a vedere il presepio nella nostra chiesa, non vedranno san Nicola affacciarsi alle finestre, non sentiremo le loro voci lungo la strada mentre ci affaccendiamo per i nostri percorsi, non correranno più ad abbracciare il loro parroco quando va’ a trovarli, non si arrampicheranno più sulle nostre suore. Altri paesi e altri luoghi segneranno la loro crescita e la loro infanzia. Sperimenteremo in profondità la loro mancanza. Possa questa assenza scavare a fondo le nostre viscere per riportare alla luce il desiderio di futuro per questa nostra comunità, un futuro che ha il volto dei nostri bambini.

Essi ci ricordano gli angeli, vorrei allora riprendere alcune caratteristiche degli angeli custodi:

  1. Gli angeli custodi non muoiono. Ciò che ci sembra perduto risorgerà nell’immagine più vitale che si conosca: un giardino. Il giardino retrostante la nostra scuola diverrà il giardino degli angeli custodi. Sarà luogo prezioso di crescita e di condivisione per i nostri bambini, grazie all’aiuto di un gruppo di famiglie generose. Il 28 giugno alle 18.30, giorno in cui la nostra scuola andrà a chiudere, celebreremo una S. Messa proprio nel giardino della scuola per ringraziare il Signore per il bene ricevuto attraverso di essa e per inaugurare ufficialmente il suo giardino come luogo destinato a proposte educative e aggregative per le nostre famiglie. Le famiglie prepareranno a seguire un rinfresco con offerta libera.
  2. Gli angeli custodi portano un messaggio. La parola angelo significa infatti messaggero. Quale messaggio abbiamo ricevuto attraverso la nostra scuola? Cosa vi abbiamo imparato? Quale significato nuovo ha donato alla nostra comunità? L’indole educativa della nostra parrocchia, che ho riconosciuto subito, appena sono arrivato, ha radici profonde. Si vede che siete cresciuti in sinergia con persone che vi hanno trasmesso questo e si vede che vi è stato trasmesso sin dall’infanzia. Con tutte le persone con cui ho parlato in questi mesi non ho mai sentito dire “la scuola delle suore” o “la scuola della parrocchia”, ma ho sempre sentito “la nostra scuola”. Ponte appartiene ai ss. Angeli Custodi come i ss. Angeli Custodi appartengono al Ponte.
  3. Gli angeli custodi ovviamente custodiscono. Essi cioè trattengono tesori, non li disperdono, né li dimenticano. C’è qualcosa di vivo da custodire tra noi, qualcosa che raccoglie il tesoro di generazioni: sono i nostri bambini. Anche noi siamo chiamati ad imparare dagli angeli a custodire questo tesoro prezioso, a lasciar loro spazio di crescere e di vivere. Custodiamo vivo il desiderio che in questa nostra comunità ci sia un posto per loro ed essi ci indicheranno la strada migliore per realizzarlo.

Eucaristia e Comunione



Accompagniamo i nostri amici a ricevere il dono della prima comunione. Gesù si dona a
noi in ogni Santa Messa come Eucaristia
: in questa parola vi è il significato del suo
sacrificio e della sua reale presenza in mezzo a noi. Nel momento in cui
riceviamo l’Eucaristia essa assume la valenza di
Comunione, cioè di unione della
nostra stessa vita alla vita divina di Colui che si offre a noi.
Le due parole e le due
dimensioni non possono essere divise, sebbene siano distinte dal punto di vista
terminologico: Colui che si dona a noi è lo Stesso che ci unisce. Riviviamo
accompagnando questi bambini la chiamata di tutta la Chiesa a raccogliersi in
unità
(Comunione) attorno a Colui che si dona a noi (Eucaristia), per divenire nel
mondo segno reale della Sua grazia.