Appropriamoci della salvezza

Dio è venuto in questo mondo e si è fatto uomo per dare ad altri uomini il tipo di vita che è Suo. […] L’umanità, sostanzialmente, è già ‘salvata’. Noi individui dobbiamo appropriarci di questa salvezza. Ma la parte più ardua del compito – quella che non avremmo potuto assolvere da soli – è stata assolta per noi. […] Se ci apriamo all’unico Uomo in cui essa fu pienamente presente, e che, pur essendo Dio, è anche realmente uomo, Egli la realizzerà in noi e per noi.
C.S.Lewis, Il cristianesimo così com’è

         Vivere da salvati, abitare questa speranza, è la strada che la nostra fede ci pone davanti.

     Non è possibile oggi immaginare che la nostra vita dipenda ancora da ciò che ci circonda. Ogni giorno siamo richiamati a scelte personali che ci permettono o meno di essere cristiani.

         Il fiume della storia, impantanato nei dubbi e nelle paure del tempo che viviamo, ha bisogno di canali nuovi per fecondare la vita e renderla bella e degna di essere vissuta.

         Così la nostra fede, così profonda e ricca di storia e di esperienze ha bisogno che ciascuno di noi torni a scegliere di vivere il rischio di aprirsi a Cristo.

Nella nostra comunità, nel nostro stare insieme, nelle nostre case non è più il tempo in cui dare per scontato che abiti Cristo. Siamo chiamati a sceglierlo. A inventare un tempo in cui incontrarlo, a cercarlo di nuovo, a rimetterlo al centro

         Siamo già salvati, viviamo come tali o scegliamo di condannarci l’un l’altro?

         In questi giorni vivremo la festa della presentazione di Gesù al tempio, la Candelora. La piccola luce di quella celebrazione ci aiuti a rimettere al centro della nostra vita la luce di Cristo: è la sola luce che illumina tutti. È la Sua luce che ci permette di guardare i nostri figli come dono e non come possesso, i nostri anziani come portatori di unicità e non come peso, il nostro lavoro come occasione e non come fonte di stress, la nostra stessa vita come degna di essere salvata e non solo tempo che scorre senza meta.

Nel Battesimo di Gesù

La festa del Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale. Riporto nel foglietto parrocchiale questa immagine di Piero della Francesca.

         L’acqua viene posta sopra il capo di Gesù a indicare che tutto il suo corpo vi è sottoposto. Tutta la scena trova il suo centro nel punto in cui l’acqua viene a toccare i suoi capelli. La vita cristiana si risolve proprio in questo: un punto di contatto tra la nostra vita mortale e l’eternità. Il battesimo che abbiamo ricevuto è segno efficace di un incontro, una via perché lo Spirito di Dio possa entrare nella nostra vita. Ogni sacramento sia per noi, in forza del battesimo ricevuto, nuova apertura perché Dio non sia un estraneo spettatore dei nostri giorni, di questo tempo; sia Egli piuttosto il centro da cui dare significato a ciò che siamo nelle nostre individualità e nella nostra vita comunitaria.