Il Battesimo: un dono che diventa ministero

La nostra diocesi, dopo il cammino sinodale, ci invita a riscoprire la bellezza e la responsabilità che ciascuno di noi riceve nel giorno del Battesimo. Spesso pensiamo alla vita della Chiesa come a qualcosa che riguarda soprattutto i sacerdoti o poche persone particolarmente impegnate. Eppure, il Vangelo ci ricorda che ogni battezzato è chiamato a partecipare attivamente alla missione della comunità secondo le parole del vangelo: “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.” (Mt 28,19-20)

            Il Battesimo non è soltanto un rito da ricordare, quanto l’inizio di una vocazione condivisa: siamo resi figli e figlie di Dio, discepoli di Gesù, fratelli e sorelle tra noi. Per questo, ciascuno riceve il dono di partecipare alla missione di Cristo, cioè un modo concreto di servire la comunità e il mondo, secondo i propri doni, le proprie capacità e la propria storia personale, fino a diventare un servizio, un ministero. Consideriamo per questo le parole di san Paolo: “Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito, per formare un solo corpo, sia Giudei che pagani, sia schiavi che liberi; e tutti ci siamo dissetati a un solo Spirito”. (1 Cor 12,12-13 )

            Il sinodo ci ha aiutati a comprendere che il ministero non si esaurisce in ciò che il sacerdote compie. È ministeriale chi accompagna i bambini alla fede, chi visita gli anziani soli, chi prepara e anima la liturgia, chi si prende cura dei poveri, chi accoglie e ascolta, chi costruisce amicizia e comunione. È ministeriale ogni servizio che compiamo in comunione nella Chiesa.

In questo cammino di riscoperta, la diocesi sta riconoscendo alcuni ministeri in modo particolare, perché in ogni parrocchia ci siano persone che si assumano la responsabilità di coordinare e custodire tre dimensioni fondamentali della vita cristiana: l’Annuncio, la Carità e la Liturgia.

            Non si tratta di creare “ruoli più importanti” degli altri, quanto di riconoscere e sostenere quei fratelli e sorelle che si impegnano a favorire la collaborazione, la crescita e il servizio condiviso all’interno della comunità.

Questo richiede fiducia, ascolto reciproco e disponibilità a camminare insieme. Richiede che ciascuno senta che la vita della Chiesa non è qualcosa di cui siamo spettatori, ma una casa dove siamo tutti corresponsabili. Nei prossimi mesi saremo invitati a lavorare insieme ad una riflessione più approfondita su questi temi, per comprenderli e farli nostri.

            Chiediamo al Signore di aiutarci a rispondere alla chiamata che ci ha rivolto nel giorno del Battesimo e a mettere con gioia i nostri doni al servizio degli altri.

Festa di Ognissanti: la luce della fede che vince la paura

La solennità di Tutti i Santi ci invita a guardare oltre i confini della vita terrena, là dove la speranza si fa certezza e la comunione non conosce più separazione. In questi giorni, il pensiero va spontaneamente a chi ci ha lasciati: il dolore per la perdita e la paura di una vita che finisce toccano corde profonde del cuore umano.

Eppure, proprio qui risuona la voce della fede condivisa, che ci ricorda come la morte non sia l’ultima parola. I santi, con la loro testimonianza, ci mostrano che è possibile vivere senza lasciarsi paralizzare dalla paura, donando tutto di sé per amore di Dio e dei fratelli.

Vi invito a guardare l’immagine che trovate nel foglietto, è un dipinto di Wassily Kandinsky intitolato “Tutti i santi – Giorno II”. Nel quadro i colori si intrecciano in un vortice di luce e movimento, come a voler rappresentare una moltitudine in cammino verso l’alto. Non vi è un volto preciso, eppure si percepisce una presenza corale, una comunione che trascende il tempo. L’artista sembra suggerire che la santità non è uniformità, ma armonia di diversità: tante vite, tanti percorsi, un’unica luce che le unisce in Dio.

Il loro esempio illumina il nostro cammino quotidiano: uomini e donne fragili come noi, che hanno saputo trasformare il limite in fiducia e il dolore in offerta. Guardando a loro, comprendiamo che la santità non è un traguardo per pochi, ma un invito rivolto a ciascuno, una via aperta nel concreto delle nostre giornate.

Celebrare Ognissanti significa allora rinnovare la speranza, lasciando che la luce di chi ha creduto più forte della morte rischiari le nostre ombre. È un giorno per dire che la vita, quando è donata, non finisce: continua, trasfigurata, nella comunione dei santi e nell’abbraccio eterno di Dio.

Il cammino della catechesi 

Con l’inizio dell’autunno riparte anche il cammino del catechismo per i nostri bambini, ragazzi e famiglie. È sempre un momento bello per la nostra comunità di Ponte San Nicolò, perché la catechesi non è solo un’attività tra le altre, ma il cuore del nostro cammino di fede: è il luogo dove impariamo a conoscere Gesù, a vivere la sua Parola e a scoprire la gioia di appartenere alla Chiesa.

Vorrei sottolineare anche la bellezza di vivere gli incontri di catechesi in continuità con la celebrazione della Santa Messa. È infatti nell’Eucaristia che tutto trova il suo senso: lì ascoltiamo la Parola, incontriamo Gesù vivo e riceviamo la forza per crescere nella fede e nella vita cristiana.

Un grazie sincero va alle catechiste e ai catechisti che con passione si preparano ad accompagnare i gruppi, e ai genitori che, con la loro presenza e testimonianza, sono i primi educatori alla fede dei figli. Il catechismo, infatti, non è “per i bambini”, ma “con le famiglie”: è un cammino che ci coinvolge tutti.

Affidiamo questo nuovo anno alla protezione del Signore e alla materna intercessione di Maria, la Regina del Santo Rosario che abbiamo festeggiato in questi giorni, perché cresca in noi il desiderio di seguirlo e di camminare insieme nella fede, nella speranza e nella carità.

Inizio dell’anno pastorale I ministeri battesimali

I ministeri battesimali sono il secondo passo dell’iter attuativo del Sinodo diocesano, già anticipato nei 51 incontri territoriali avvenuti a marzo 2025. Con ministeri battesimali si intendono delle persone che coordinano e promuovono gli ambiti essenziali della vita della Chiesa e della sua missione. Ne parla Ripartiamo da Cana. Lettera post-sinodalenei paragrafi 22-30, collocando la proposta dell’equipe ministeriale all’interno di ogni parrocchia.

Il Concilio Vaticano II ha restituito un’immagine di Chiesa in cui tutti i battezzati sono protagonisti della sua missione che è evangelizzare. Ed è proprio questo l’obiettivo dell’anno pastorale 2025-2026 nella nostra Diocesi: assumere questa visione di Chiesa e approfondire il valore di leva di cambiamento nell’azione pastorale che i ministeri battesimali esprimono.

“Che io riponga la mia gioia, Signore, nel servirti sempre”

(San Gregorio Barbarigo)

Settembre: il mese del Seminario

A quattro secoli dalla nascita di San Gregorio

Il titolo del Mese del Seminario riporta una citazione di San Gregorio Barbarigo. Il prossimo 16 settembre si celebra il 400° anniversario della nascita del Santo veneziano, vescovo di Padova dal 1664 al 1697 e fondatore del nostro Seminario.

Invito alla gioia del servizio

Le parole di San Gregorio ci ricordano un ingrediente importante della vocazione e del servizio: la gioia. Una gioia specifica: quella che nasce dal servire Cristo nei fratelli e nelle sorelle a cui si è inviati. Il servire Cristo è la sorgente della gioia, il luogo dove si trova o ritrova la gioia. Ogni vocazione, ancor più quella al ministero ordinato, scopre nel dono di sé per Cristo, nel servire Gesù negli altri, una gioia profonda. I Seminaristi la intuiscono e a partire da essa iniziano il discernimento. Il Seminario è il luogo di animazione spirituale per innestare quella gioia personale nel servizio pastorale e trasformarla in gioia del Buon Pastore.

La gioia della vita battesimale

Il servizio nel Signore e per il Signore è il centro della riflessione nata a seguito del Sinodo diocesano (2021-2024). Dal nostro vivere il Battesimo nasce un’attrazione, un gusto che diventa poi disponibilità a metterci a servizio della fede degli altri, della vita della comunità: sono quelli che chiamiamo “ministeri battesimali”. Le parole di San Gregorio aiutano tutta la comunità in questa fase di rinnovamento post Sinodale.

Un Grazie e un Benvenuto: il dono della presenza delle Suore nella nostra comunità

La nostra comunità parrocchiale di Ponte San Nicolò è da alcuni anni accompagnata con discrezione, dedizione e fede dalla presenza delle suore della Famiglia Missionaria della Redenzione. Oggi ci troviamo a vivere un momento di passaggio importante: salutiamo con gratitudine suor Jeanine e suor Aline, e accogliamo con gioia suor Lorenza e suor Gloriosa.

A suor Jeanine e suor Aline va il nostro più sincero grazie per la testimonianza di vita evangelica che hanno donato in mezzo a noi. Con la loro presenza semplice e costante, la loro preghiera silenziosa e il servizio generoso, ci hanno ricordato ogni giorno che la carità si vive nei gesti concreti e nell’ascolto dell’altro. Ci hanno accompagnati con la loro spiritualità missionaria, sostenuto nei momenti comunitari e nella vita quotidiana, portando il profumo di Cristo in ogni ambito della parrocchia, dai più piccoli, con il servizio della catechesi e dell’infanzia missionaria, ai più anziani portando la Santa Comunione e una parola di conforto e ci hanno donato il loro canto nell’animazione della Santa Messa.

Ora, il Padre le chiama a nuovi servizi, e noi, pur con un velo di nostalgia, le affidiamo alla Sua Divina Provvidenza, certi che continueranno a portare frutto ovunque siano inviate. La loro partenza è un invito a custodire nel cuore ciò che abbiamo ricevuto e a restare in comunione spirituale, anche se lontani fisicamente.

Allo stesso tempo, con cuore aperto e fiducioso, accogliamo suor Lorenza e suor Gloriosa, che iniziano il loro cammino in mezzo a noi. A loro vogliamo dire: benvenute! Siate certe che trovate una comunità desiderosa di conoscervi, di camminare insieme nella fede, e di costruire relazioni fondate sul Vangelo. Il vostro arrivo è per noi un dono: nuova linfa per il cammino comune, nuove mani e nuovi cuori a servizio del Regno di Dio.

Ci affidiamo insieme alla protezione di Maria, Madre della Chiesa e modello di servizio umile e gioioso e all’intercessione di Santa Maria Chiara Nanetti, patrona della Famiglia Missionaria della Redenzione, missionaria coraggiosa fino al martirio. Che il Signore Gesù benedica questo tempo di passaggio e renda fecondo il cammino di tutte e di ciascuna.

Dal Sacro Cuore di Cristo sgorga il Perdono

In questo tempo estivo, spesso vissuto come momento di riposo e rigenerazione, la liturgia ci offre due preziose opportunità per riscoprire il cuore del Vangelo: la solennità del Sacro Cuore di Gesù e l’indulgenza del Perdon d’Assisi, che si celebra nei primi giorni di agosto. Due appuntamenti che, apparentemente distanti, ci conducono verso un unico centro: l’amore misericordioso di Dio.

Il Sacro Cuore di Gesù, che contempliamo a giugno, è l’immagine più profonda e tenera del cuore di Dio che si china sull’umanità. È un cuore trafitto, ma spalancato. Un cuore che non si chiude nella delusione o nel giudizio, ma resta sempre aperto ad accogliere. È il cuore che ci ricorda quanto siamo degni: noi valiamo il sangue stesso di Cristo. In quel cuore brucia il fuoco dell’amore divino, un amore che perdona, che consola, che guarisce.

All’inizio di agosto, poi, la Chiesa ci invita a vivere il Perdon d’Assisi, un’indulgenza voluta da san Francesco, che ottenne da Papa Onorio III la possibilità di offrire a tutti — proprio a tutti — un’esperienza di misericordia totale, nella forma dell’indulgenza plenaria, anche per i più semplici e i più poveri. Francesco aveva intuito quanto bisogno avesse ogni uomo non solo di essere perdonato, ma di sentirsi accolto nel grembo di una Chiesa madre, tenera e compassionevole.

In estate le nostre comunità si svuotano un po’, le attività rallentano, i ritmi cambiano e non si ferma il bisogno di incontrare Dio, anzi: è proprio nella calma di questi mesi che possiamo riavvicinarci al Signore con più sincerità e meno frenesia. Il Cuore di Gesù e il Perdon d’Assisi ci invitano a rimettere al centro la misericordia. A lasciarci riconciliare. A tornare a casa.

Potremmo allora approfittare di questo tempo per:

  • vivere con più calma la preghiera personale;
  • partecipare, il 1° agosto al Perdon d’Assisi, visitando la nostra parrocchia, con fede e cuore pentito, avendo in quel giorno anche la possibilità di vivere, dopo la messa delle 9.00 l’adorazione eucaristica e l’accesso al sacramento della riconciliazione o penitenza;
  • Iniziare le nostre giornate con la preghiera al Sacro Cuore di Gesù che la tradizione ci ha consegnato:

Cuore divino di Gesù io Ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico,
le preghiere e le azioni le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati
per la salvezza di tutti gli uomini nella grazia dello Spirito Santo a gloria del Divin Padre.

L’estate, stagione di luce e di spazi aperti, può diventare tempo favorevole per riscoprire la bellezza di un Dio che ci ama con cuore umano e ci perdona con amore divino. Nel suo Cuore, troviamo pace. Nel suo perdono, libertà.

Essere comunità attorno a Gesù

Carissimi,

in un mondo che corre veloce e spesso lascia indietro i più fragili, siamo chiamati a fermarci e anche in un tempo particolare come quello estivo, a domandarci: che tipo di comunità vogliamo essere?

La risposta non può che partire dal Vangelo, dalla Parola viva di Gesù che ci chiama ad amarci gli uni gli altri.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

L’amore vero si manifesta nella cura reciproca, nell’attenzione agli ultimi, nella capacità di accogliere e valorizzare ogni persona. Una comunità viva nasce da questo amore condiviso, da una responsabilità collettiva che non lascia nessuno fuori.

In modo particolare, sono i più piccoli a indicare la via. Gesù stesso ci dice: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37).

Prendersi cura dei bambini significa prendersi cura della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. È nostro compito offrire loro un ambiente in cui possano crescere nella fede, sentirsi amati e ascoltati. La catechesi, il grest, i campiscuola e, soprattutto, la Messa vissuta insieme come famiglia di famiglie: tutto questo costruisce una casa spirituale dove i piccoli non sono solo destinatari, quanto veri protagonisti.

Una comunità viva non nasce per caso. Si costruisce insieme, giorno per giorno, con molta pazienza, mettendo al centro non se stessi quanto Cristo stesso. “Portate i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2), ci esorta San Paolo. È un invito ad uscire da ogni indifferenza e costruire relazioni vere, fondate sulla carità. Perché una comunità viva non è quella dove tutto funziona alla perfezione, quanto quella dove ciascuno si sente a casa.

Vorrei esprimere un grazie in particolare per i tanti volontari che in questi giorni si stanno spendendo per questo, vi affido in questi giorni alla bontà del Sacro Cuore di Gesù, centro del corpo che è la chiesa, nucleo della nostra casa spirituale.

Dalla lettera del vescovo Claudio:

Le Collaborazioni Pastorali, così come vengono descritte nella Lettera post-sinodale Ripartiamo da Cana, definiscono la nuova composizione del territorio diocesano e, tuttavia, si collegano strettamente alla proposta sinodale sui ministeri battesimali, prossima tappa del processo di attuazione del Sinodo, così come preannunciato negli incontri di sensibilizzazione di marzo scorso.

Per questi motivi il vescovo Claudio invita tutte le parrocchie ad una Assemblea diocesana

che segna l’avvio ufficiale delle Collaborazioni Pastorali e dei nuovi vicariati e, allo stesso

tempo, presenta i contenuti e le modalità del prossimo anno pastorale (con la sensibilizzazione ai ministeri battesimali).

Abbiamo pensato ad una data significativa per l’Assemblea diocesana: mercoledì 18

giugno, festa liturgica di San Gregorio Barbarigo, di cui si ricorderanno i 400 anni dalla

nascita … L’Assemblea si svolgerà in Cattedrale dalle 19.30 alle 21.00. Per evidenti motivi di spazio e di organizzazione, ogni parrocchia potrà partecipare al massimo con cinque persone. …

Le collaborazioni pastorali

Dalla lettera post-sinodale del vescovo Claudio “Ripartiamo da Cana”

n. 44            I primi abbozzi di una revisione della geografia territoriale erano denominati «Gruppi di parrocchie»: a questi mi sono riferito per la Visita pastorale e per l’elezione dei rappresentanti territoriali dell’Assemblea sinodale. (…) A distanza di qualche anno propongo il nome di «Collaborazioni Pastorali»: mi sembra che da una parte l’espressione rispetti l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuova l’ineludibile valore della comunione e condivisione tra parrocchie vicine.

n. 51            I ruoli delle Collaborazioni Pastorali saranno garantiti dal Coordinamento della Collaborazione Pastorale, in cui parteciperanno il parroco, il vice-presidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale e i coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. In futuro, dopo l’avviamento delle équipe ministeriali parrocchiali, sarà opportuno prevedere dei momenti di confronto tra ministri dello stesso ambito. Infine, ogni Collaborazione avrà un presbitero referente, incaricato di facilitare il dialogo e i collegamenti interni alla Collaborazione stessa.

Nasce in questi giorni, dopo alcuni mesi di verifica la nuova unità pastorale nella quale saremo coinvolti che comprenderà le seguenti parrocchie:

Ponte san Nicolò

Rio

Roncajette

Roncaglia

San Leopoldo

Saonara

Villatora

Il Vicariato

Dalla lettera post-sinodale del vescovo Claudio “Ripartiamo da Cana”

n. 50 (…)       Il vicariato, in cui assume un ruolo fondamentale il Vicario foraneo, garantirà il collegamento tra il Vescovo e i territori diocesani, si prenderà a cuore la vita dei presbiteri e favorirà momenti formativi che ora si svolgono a livello diocesano. Prevedo una riduzione del numero degli attuali vicariati, anche se ci sarà il tempo di confrontarci su questo indirizzo. Nei livelli di collegamento va esplicitato il principio di sussidiarietà: il livello da promuovere e valorizzare è quello della singola parrocchia; i livelli ulteriori (le Collaborazioni Pastorali e il vicariato) intervengono per sostenere l’azione del livello di base, in una feconda circolarità.

Nasce in questi giorni il nuovo vicariato che coinvolgerà le parrocchie provenienti dal vicariato di Legnaro (Isola dell’Abbà, Legnaro, Polverara, Ponte san Nicolò, Rio, Roncajette, Roncaglia, San Leopoldo, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Saonara, Vigorovea, Villatora), le parrocchie provenienti dal vicariato di San Prosdocimo (Camin, Cristo Re, Granze, Madonna Pellegrina, San Camillo, San Gregorio Magno, San Paolo, San Prosdocimo, Santa Rita, Spirito Santo, Terranegra, Voltabarozzo) e le parrocchie provenienti dal vicariato del Bassanello (Bassanello, Crocifisso, Guizza, Mandria, Salboro, San Giovanni Bosco, Santa Teresa, Voltabrusegana). Il nuovo vicariato consterà dunque di 42 parrocchie, godrà (secondo i dati attuali) della presenza di 54 sacerdoti (compresi parroci, collaboratori, studenti, etc…) e afferirà ad una popolazione di circa 110.000 abitanti.