Entrando in chiesa nell’ultima settimana di Quaresima si nota un segno semplice ed eloquente: la croce e talvolta alcune immagini sacre sono velate. È una tradizione antica della liturgia. La Chiesa, avvicinandosi alla Passione del Signore, nasconde per un tempo i segni della gloria di Cristo. Non perché vengano dimenticati, quanto per aiutarci a entrare più profondamente nel mistero della sua sofferenza e della sua apparente sconfitta.
Questo simbolo della presenza nascosta di Cristo trova un’eco sorprendente anche nella letteratura del Novecento. Un esempio particolarmente forte si trova nel romanzo Il potere e la gloria dello scrittore inglese Graham Greene, ambientato nel Messico degli anni della persecuzione anticlericale. Nel romanzo le chiese sono spesso deserte, impoverite o private delle loro immagini. In alcuni luoghi il culto è proibito e i sacerdoti devono vivere nascosti. Le chiese appaiono spoglie e silenziose, quasi come se la fede fosse stata cancellata dalla storia. Greene descrive una di queste cappelle con parole molto semplici e dure: «La chiesa era spoglia e buia». In questo contesto vive il protagonista del romanzo, un sacerdote perseguitato e fragile, che continua a portare i sacramenti alla gente nonostante la paura e la miseria. Proprio attraverso di lui Greene suggerisce che la presenza di Cristo non scompare, anche quando i suoi segni sembrano cancellati.
A un certo punto il sacerdote comprende qualcosa di profondo guardando la vita delle persone che incontra. Riflette: «Gli sembrò di amarli tutti: i corrotti, i peccatori, i sofferenti». È una scoperta evangelica: Cristo continua a essere presente proprio nei luoghi dove la sofferenza è più grande. In un altro passaggio del romanzo emerge una convinzione decisiva: la grazia di Dio non smette di agire nemmeno nella debolezza umana. La fede può apparire fragile, nascosta, quasi sconfitta, e continua a operare nel cuore delle persone.
Forse questo parla anche al nostro tempo. Guardando il mondo di oggi, segnato da guerre, violenze e dalla forza delle armi, può sembrare che Cristo sia scomparso dall’orizzonte della storia. Come in quelle chiese del Messico raccontate da Greene, a volte la sua presenza sembra cancellata o nascosta. La croce velata della Quaresima ci ricorda invece che Cristo non è assente: è velato. La sua presenza continua a manifestarsi nei volti di chi soffre, nei poveri, nelle vittime della guerra, in chi porta pesi troppo grandi per le proprie forze.
C’è un’opera d’arte che esprime in modo straordinario questa intuizione: il Cristo Velato, la celebre scultura custodita nella Cappella Sansevero a Napoli. Nel marmo sembra posato un velo sottilissimo che copre il corpo di Cristo morto. Il volto, le ferite, il corpo segnato dalla passione si intravedono attraverso quel velo delicato: non sono nascosti del tutto, e non sono mostrati pienamente.
È un’immagine che aiuta a comprendere anche il senso della Quaresima. Cristo può sembrare nascosto, come coperto da un velo nella storia degli uomini. Quel velo non cancella la sua presenza e la lascia trasparire.
Così anche nel nostro tempo, segnato da tante sofferenze e da tanta violenza, il Signore continua a essere presente, soprattutto nei volti di chi soffre. Il velo che sembra coprire la sua presenza non è definitivo. Come nella settimana santa il velo verrà tolto dalla croce, così anche la storia è destinata a rivelare pienamente la gloria di Cristo, che passa attraverso la passione e conduce alla vita.