Tra pochi giorni inizierà il tempo liturgico della quaresima: preparazione alla Santa Pasqua e occasione propizia per rispondere alla chiamata, alla conversione cui ci invita il Signore Gesù. Il cammino che si apre davanti a noi ha davvero degli aspetti che potrebbero ricordarci la forma di alcuni labirinti medievali. Ne troviamo in alcune chiese gotiche, mete di pellegrinaggi, scolpiti nel pavimento, a indicare che il cammino dell’orante, del cercatore di Dio, non terminava in quella chiesa ma continuava fino al centro di sé. Una caratteristica particolare di questi labirinti, infatti, era proprio il non avere una vera uscita quanto terminare al centro del labirinto stesso. Si trattava di una sorta di via obbligata per arrivare ad un punto prezioso e importante: il centro di sé, il cuore della propria esistenza, come meta del pellegrinaggio terreno e inizio della vita nello Spirito.
La meta del nostro cammino quaresimale è la Pasqua. Proprio come un labirinto in certi passaggi ci sembrerà di allontanarci dalla fine: non è facile associare il digiuno, infatti, alla promessa di pienezza del Salvatore, e potrebbe non essere neppure un’immediata corrispondenza quella tra la dimensione dell’elemosina e la grazia del Risorto che ricolma di doni i suoi figli, infine la caratteristica propria della quaresima, la preghiera, che ha dentro di sé la dinamica della ricerca e del desiderio, sembra non accordarsi al meglio a Colui che già ci ha donato tutto in Sé stesso.
Viviamo dunque questo cammino di ricerca, quasi che non avessimo già ricevuto tutto in Cristo nella Sua Chiesa, per tornare al luogo profondo dentro di noi in cui Egli è sempre vivo e vuole comunicare con noi, starci vicino e salvarci. Un labirinto in particolare mi ha colpito, si trova tra le rovine del convento di san Disibod, nella Germania Centrale. È stato recuperato tra le rovine del convento e al centro vi è cresciuto un albero. Sarà proprio un albero ad accompagnare la nostra riflessione quaresimale: se infatti il labirinto ci ricorda la nostra ricerca umana in una dimensione orizzontale, dall’altra parte l’immagine dell’albero ci rimanda all’innalzarsi della vita verso l’alto, in una dimensione verticale e spirituale. Al centro dei labirinti dell’anima permane in ciascuno di noi l’anelito verso l’Altissimo, il Totalmente Altro, Colui che ci dona la vita in pienezza: il Risorto.