mese di agosto

In questo tempo estivo non smettiamo di pregare per la pace. Mentre sorgono conflitti in tutto il mondo assistiamo tristemente alla scelta delle nazioni occidentali, anche della nostra, di affidarsi ancora alla violenza.

Scelgo di pensare che sia una scelta ingenua e guidata solo dalla paura, mentre temo che gli interessi di pochi precedano ancora una volta il bene dei più poveri e degli innocenti.

Continuiamo ad affidarci a Maria, che celebreremo come Assunta in cielo in questo mese, Lei è più potente delle armi e più saggia dei nostri governanti. Preghiamo perché possa sostenere i più deboli e perché falliscano tutte le fabbriche di morte e ogni esercito sia sconfitto.

Ci lasciamo guidare da queste parole di Papa Francesco:

            Maria, guarda a noi! Siamo qui davanti a te. Tu sei Madre, conosci le nostre fatiche e le nostre ferite. Tu, Regina della pace, soffri con noi e per noi, vedendo tanti tuoi figli provati dai conflitti, angosciati dalle guerre che dilaniano il mondo.

            È un’ora buia. Questa è un’ora buia, Madre. E in questa ora buia ci immergiamo nei tuoi occhi luminosi e ci affidiamo al tuo cuore, sensibile ai nostri problemi. Esso non è stato esente da inquietudini e paure: quanta apprensione quando non c’era posto per Gesù nell’alloggio, quanto timore quando di corsa siete fuggiti in Egitto perché Erode voleva ucciderlo, quant’angoscia quando l’avete smarrito nel tempio! Ma, Madre, tu nelle prove sei stata coraggiosa, sei stata audace: hai confidato in Dio e hai risposto all’apprensione con la cura, al timore con l’amore, all’angoscia con l’offerta. Madre, non ti sei tirata indietro, ma nei momenti decisivi hai preso l’iniziativa: in fretta sei andata da Elisabetta, alle nozze di Cana hai ottenuto da Gesù il primo miracolo, nel Cenacolo hai tenuto i discepoli uniti. E quando sul Calvario una spada ti ha trapassato l’anima, tu, Madre, donna umile, donna forte, hai tessuto di speranza pasquale la notte del dolore.

            Ora, Madre, prendi ancora una volta l’iniziativa; prendila per noi, in questi tempi lacerati dai conflitti e devastati dalle armi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele e, perdendo il senso della fraternità, non ritrova l’atmosfera di casa. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro.

            Maria, tante volte tu sei venuta incontro, chiedendo preghiera e penitenza. Noi, però, presi dai nostri bisogni e distratti da tanti interessi mondani, siamo stati sordi ai tuoi inviti. Ma tu, che ci ami, non ti stanchi di noi, Madre. Prendici per mano. Prendici per mano e guidaci alla conversione, fa’ che rimettiamo Dio al primo posto. Aiutaci a custodire l’unità nella Chiesa e ad essere artigiani di comunione nel mondo. Richiamaci all’importanza del nostro ruolo, facci sentire responsabili per la pace, chiamati a pregare e ad adorare, a intercedere e a riparare per l’intero genere umano.

            Madre, da soli non ce la facciamo, senza il tuo Figlio non possiamo fare nulla. Ma tu ci riporti a Gesù, che è la nostra pace. Perciò, Madre di Dio e nostra, noi veniamo a te, cerchiamo rifugio nel tuo Cuore immacolato. Invochiamo misericordia, Madre di misericordia; pace, Regina della pace! Scuoti l’animo di chi è intrappolato dall’odio, converti chi alimenta e fomenta conflitti. Asciuga le lacrime dei bambini – in quest’ora piangono tanto! –, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza.

            Ti affidiamo e consacriamo le nostre vite, ogni fibra del nostro essere, quello che abbiamo e siamo, per sempre. Ti consacriamo la Chiesa perché, testimoniando al mondo l’amore di Gesù, sia segno di concordia, sia strumento di pace. Ti consacriamo il nostro mondo, specialmente ti consacriamo i Paesi e le regioni in guerra.

            Il popolo fedele ti chiama aurora della salvezza: Madre, apri spiragli di luce nella notte dei conflitti. Tu, dimora dello Spirito Santo, ispira vie di pace ai responsabili delle nazioni. Tu, Signora di tutti i popoli, riconcilia i tuoi figli, sedotti dal male, accecati dal potere e dall’odio. Tu, che a ciascuno sei vicina, accorcia le nostre distanze. Tu, che di tutti hai compassione, insegnaci a prenderci cura degli altri. Tu, che riveli la tenerezza del Signore, rendici testimoni della sua consolazione. Madre, Tu, Regina della pace, riversa nei cuori l’armonia di Dio. Amen.

Estate tempo di Grazia

Il tempo che si presenta davanti a noi è, come ogni stagione, un tempo di grazia. Ogni istante della nostra esistenza è infatti luogo di incontro con l’Altissimo. Egli è l’infinitamente Altro che ci sospinge sempre oltre i confini della nostra identità per raggiungere la “misura di Cristo” attraverso le strade, spesso contorte, della vita. L’estate non è da meno. Il tempo che stiamo vivendo, spesso identificato con il riposo, è un tempo di uscita da noi stessi. Così come usciamo dalle nostre case per le ferie o per l’incontro con qualche amico in piazza, allo stesso modo usciamo dalla nostra routine ed entriamo in un tempo diverso, meno definito da scadenze e da riferimenti esterni.

            Pensiamo anche solo alla S. Messa: fuori dai percorsi catechistici e dalle abitudini diventa sempre più una scelta. Potrebbe capitarci, mentre siamo in vacanza, di essere costretti a cercare un luogo per l’incontro domenicale con il Signore, perché magari non è prossimo alla nostra località di villeggiatura o perché magari è la prima volta che visitiamo un determinato paese. È la nostra scelta e il nostro interesse che ci aprono, come alla ricerca di un luogo per la Celebrazione Eucaristica, così anche alla stessa ricerca di Dio che appartiene alla nostra anima. Possiamo orientare anche i nostri pensieri ad una ricerca più alta del semplice svago e scegliere vie che diano riposo all’anima. La nostra anima non riposa nel quieto vivere o nel dolce far niente, che invece la inquietano e ci fanno percepire la stessa solitudine del poeta Montale lungo la spiaggia nel suo male di vivere. La nostra anima è fatta per sentieri che hanno il sapore dell’infinito: dell’altezza dei monti come dell’immensità del mare. Se a qualcuno è rimasto il piacere della lettura vorrei consigliare alcuni testi che possono dare respiro all’anima e consegnare quella sensazione di pace che solo il suo ricongiungersi con il Padre le può dare.

Miracoli di C. S. Lewis, ed. Lindau

Scrive Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non può trovare una risposta semplicemente nell’esperienza. Ogni evento che sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato, odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».

Diario di un curato di campagna, di Georges Bernanos

Un parroco arriva nel paese al quale è stato appena destinato. È notte, ma vede da lontano luci e musica. Il ballo in cui osserva i suoi futuri fedeli lo turba fin nel profondo, e pensa di essere arrivato in un luogo di peccato. Il romanzo colloca gli eventi nel contesto della battaglia cosmica tra il bene e il male, che si supera nella Grazia, perché, come dice uno dei personaggi, “Tutto è grazia”.

Il potere e la gloria, di Graham Greene

L’opera è ambientata in Messico durante la persecuzione religiosa del Presidente Díaz Cases, e narra la storia di un sacerdote che resta nel suo Paese e fugge da un luogo all’altro. È però un sacerdote debole, che ha avuto vari figli con donne indigene e si ubriaca spesso. L’unica cosa che ha ben chiara è il fatto di avere la vocazione sacerdotale e di essere consacrato a Dio con questo fine.

Lettere di Etty Hillesum

La versione integrale delle Lettere, scritte in gran parte dal lager di Westerbork – dove Etty andò di sua spontanea volontà, per portare soccorso e amore agli internati, e per «aiutare Dio» a non morire in loro –, ci permette di udire la sua voce fino all’ul­timo, fino alla cartolina gettata dal vagone merci che la conduce ad Auschwitz: «Ab­biamo lasciato il campo cantando». A Wes­terbork Etty vive «l’inferno degli altri», senza «illusioni eroiche», recando parole vere là dove il linguaggio è degradato a gergo, là dove i fossati del rancore dividono gli stessi prigionieri, contrapponendo ebrei olandesi a ebrei tedeschi. La resistenza al male si compie in lei attraverso l’amicizia – nata nel campo o mantenuta viva con chi è rimasto libero e manda viveri e lettere –, attraverso la fede e grazie ai libri (come le poesie di Rilke) e alla natura: anche sopra le baracche corrono le nuvole e volano i gabbiani e brilla l’Orsa Maggiore. 

La liberazione del gigante, di Louis de Wohl

Tratta della vita di San Tommaso d’Aquino e del suo rapporto con le personalità dell’epoca medievale, come l’imperatore Federico II. Si mostra la grande intelligenza del santo, ma anche la sua ingenuità infantile, che a volte è motivo di derisione da parte dei suoi confratelli.

I Santi Angeli Custodi

La nostra scuola dell’infanzia è stata dedicata, fin dalla sua costruzione, agli Angeli Custodi. Oggi più che mai torniamo a pregarli e a invocarli. Segno prezioso della nostra comunità, la scuola è la prima cosa che vede chi da Padova supera il nostro ponte. I nostri bambini, tesoro prezioso, sono alla porta della comunità, ne sono da una parte il volto più bello e, dall’altra, la custodia, la difesa. Essi ci danno un motivo per guardare avanti, poiché sono il nostro futuro.

Alla chiusura della nostra scuola ci sembra di perdere identità, di perdere un tesoro, di perdere futuro. Il dolore che proviamo non è semplicemente legato alla perdita di una parte preziosa della nostra storia, poiché ciò che perdiamo non è tanto ciò che è stato, quanto ciò che ci sarà.

I nostri bambini cresceranno altrove, non si incammineranno a Natale a vedere il presepio nella nostra chiesa, non vedranno san Nicola affacciarsi alle finestre, non sentiremo le loro voci lungo la strada mentre ci affaccendiamo per i nostri percorsi, non correranno più ad abbracciare il loro parroco quando va’ a trovarli, non si arrampicheranno più sulle nostre suore. Altri paesi e altri luoghi segneranno la loro crescita e la loro infanzia. Sperimenteremo in profondità la loro mancanza. Possa questa assenza scavare a fondo le nostre viscere per riportare alla luce il desiderio di futuro per questa nostra comunità, un futuro che ha il volto dei nostri bambini.

Essi ci ricordano gli angeli, vorrei allora riprendere alcune caratteristiche degli angeli custodi:

  1. Gli angeli custodi non muoiono. Ciò che ci sembra perduto risorgerà nell’immagine più vitale che si conosca: un giardino. Il giardino retrostante la nostra scuola diverrà il giardino degli angeli custodi. Sarà luogo prezioso di crescita e di condivisione per i nostri bambini, grazie all’aiuto di un gruppo di famiglie generose. Il 28 giugno alle 18.30, giorno in cui la nostra scuola andrà a chiudere, celebreremo una S. Messa proprio nel giardino della scuola per ringraziare il Signore per il bene ricevuto attraverso di essa e per inaugurare ufficialmente il suo giardino come luogo destinato a proposte educative e aggregative per le nostre famiglie. Le famiglie prepareranno a seguire un rinfresco con offerta libera.
  2. Gli angeli custodi portano un messaggio. La parola angelo significa infatti messaggero. Quale messaggio abbiamo ricevuto attraverso la nostra scuola? Cosa vi abbiamo imparato? Quale significato nuovo ha donato alla nostra comunità? L’indole educativa della nostra parrocchia, che ho riconosciuto subito, appena sono arrivato, ha radici profonde. Si vede che siete cresciuti in sinergia con persone che vi hanno trasmesso questo e si vede che vi è stato trasmesso sin dall’infanzia. Con tutte le persone con cui ho parlato in questi mesi non ho mai sentito dire “la scuola delle suore” o “la scuola della parrocchia”, ma ho sempre sentito “la nostra scuola”. Ponte appartiene ai ss. Angeli Custodi come i ss. Angeli Custodi appartengono al Ponte.
  3. Gli angeli custodi ovviamente custodiscono. Essi cioè trattengono tesori, non li disperdono, né li dimenticano. C’è qualcosa di vivo da custodire tra noi, qualcosa che raccoglie il tesoro di generazioni: sono i nostri bambini. Anche noi siamo chiamati ad imparare dagli angeli a custodire questo tesoro prezioso, a lasciar loro spazio di crescere e di vivere. Custodiamo vivo il desiderio che in questa nostra comunità ci sia un posto per loro ed essi ci indicheranno la strada migliore per realizzarlo.

Eucaristia e Comunione



Accompagniamo i nostri amici a ricevere il dono della prima comunione. Gesù si dona a
noi in ogni Santa Messa come Eucaristia
: in questa parola vi è il significato del suo
sacrificio e della sua reale presenza in mezzo a noi. Nel momento in cui
riceviamo l’Eucaristia essa assume la valenza di
Comunione, cioè di unione della
nostra stessa vita alla vita divina di Colui che si offre a noi.
Le due parole e le due
dimensioni non possono essere divise, sebbene siano distinte dal punto di vista
terminologico: Colui che si dona a noi è lo Stesso che ci unisce. Riviviamo
accompagnando questi bambini la chiamata di tutta la Chiesa a raccogliersi in
unità
(Comunione) attorno a Colui che si dona a noi (Eucaristia), per divenire nel
mondo segno reale della Sua grazia.



Santa Cresima

Il dono dello Spirito permette alla chiesa di rinnovarsi nel tempo e di mantenere vivo il legame con il Padre dandole la forza di seguire gli insegnamenti del Figlio Gesù.

Vorrei che i ragazzi e le ragazze che ricevono la Santa Cresima possano sentire lo Spirito Santo che scende su di loro come Colui che Comunica.

Che desiderio grande quello di comunicare! E che dono sarebbe sentire che qualcuno ci ascolta davvero e comunica con noi, non solo idee o parole, quanto tutto sé stesso. Quanti pensieri questi giovani portano dentro di sé e spesso non trovano il tempo e il modo di condividerli con qualcuno. Lo Spirito è il comunicatore: apra il loro cuore a non sentirsi mai soli e incompresi, dia loro fiducia nella vita che costruiranno passo passo davanti a loro e permetta anche a quanti li accompagneranno di essere testimoni sicuri e comprensivi del bene che Dio ha posto in loro.

Festa di S. Urbano e dello Sport

Da anni la nostra comunità ricorda assieme a San Nicola anche S. Urbano. Si ricorda infatti che secoli addietro una famiglia proveniente proprio da S. Urbano (Montagnana) donò una porzione di terra alla nostra parrocchia, proprio la terra dove sorge ora la nostra chiesa, e una statua raffigurante il santo. Fu poi don Cristiano Azzolini, all’inizio del secolo scorso, a sottolineare il ricordo del santo per la nostra comunità e ad associarlo a patrono in modo particolare dei giovani. Con la nascita della polisportiva Colombo divenne quasi naturale unire al ricordo del santo un pensiero allo sport come occasione di aggregazione e crescita. Nei giorni di ricordo del santo, la cui memoria per la chiesa è contesa da due giorni (il 19 e il 25 maggio), vogliamo vivere la festa come momento di ringraziamento per il bene ricevuto e come incontro comunitario di condivisione di vita.

Il programma della festa prevede uno stand gastronomico gestito dalla Colombo Volley, che seguirà anche un torneo e uno stand gestito dai giovani di AC con spettacoli oltre all’allestimento della Pesca.

Vivremo un particolare ricordo di S. Urbano nella messa serale di sabato 25 maggio.

Liberati dall’onere della salvezza

Siamo stati salvati. L’annuncio pasquale risuonato anche nella nostra chiesa nella solenne veglia pasquale ci richiama a questa consapevolezza. Cristo ci ha redenti nella sua passione, morte e risurrezione. In Lui si è compiuta tutta la storia e con Lui il Padre ci ha dato e detto tutto il senso e il significato della creazione.

            Eppure siamo ossessionati dall’incompiuto, intimoriti dalle pieghe della storia e dagli esiti delle nostre vicende umane; come se dovessimo ancora essere salvati. L’assunzione di questo compito, o la consegna dello stesso onere a qualcuno, è uno dei rischi della nostra umanità e una delle tentazioni del serpente antico “sarete come Lui”.

            Nessuno di noi su questa terra è il Salvatore. Il papa non salverà la chiesa. Gli Stati Uniti non salveranno la democrazia. L’Europa unita non salverà i popoli che raccoglie. Le donne non salveranno gli uomini. Gli uomini non salveranno le donne. Il parroco non salverà la parrocchia. I genitori non salveranno i figli. I figli non salveranno i genitori. E così via…

            Tutto ciò per il semplice motivo che siamo già salvati. Siamo salvati soprattutto dal rischio di ergere noi stessi o qualcun altro al ruolo salvifico. L’ergerci come salvatori è infatti una delle più sottili e crudeli forme di violenza che possiamo sperimentare nella nostra vita. Diventa una forma svalutante dell’altro o di noi stessi e, a lungo andare, ci trasforma in vittime o peggio, in carnefici.

            L’esperienza lo dimostra, in tutte le famiglie in cui uno si pone come salvatore dell’altro, nelle cosiddette missioni di pace internazionali in cui spesso i paesi che si ponevano come salvatori sono stati cacciati come occupatori, nelle esperienze politiche in cui facili promesse hanno favorito meccanismi di delega e di de-responsabilizzazione da parte dei cittadini, o peggio, di regimi dittatoriali unidirezionali.             Non siamo salvatori, possiamo respirare liberamente, ci è stata già data la redenzione. Alla luce di questo, poiché siamo tutti salvati, nessuno di noi può ergersi sull’altro, siamo destinati invece ad una collaborazione, partecipiamo della stessa salvezza e dello stesso onore, e incontrandoci come fratelli e sorelle in Cristo completiamo con le nostre sofferenze ciò che manca alla sua passione (Col 1,24), nella speranza che Egli ha offerto a tutta l’umanità una volta per tutte.

Colui che spezza le catene del peccato e della morte

La Pasqua apre la nostra vita alla speranza della Risurrezione che, nel battesimo, condividiamo con Cristo.

La Risurrezione cristiana è una vera e propria liberazione dal male e dalla morte ed avviene incontrando il male e la morte. Passiamo infatti attraverso il mistero della passione di Cristo per entrare nella sua Risurrezione, così come nel battesimo siamo immersi nell’acqua per riemergere dall’acqua.

I misteri della Settimana Santa ci guidano in questo cammino. Contemplando la passione e morte di Cristo siamo accompagnati alla consapevolezza della speranza alla quale siamo stati chiamati. Non è possibile la Risurrezione senza la passione e la morte. Non esiste la domenica di Pasqua senza il Venerdì Santo; tanto che le celebrazioni del Giovedì, del Venerdì e del Sabato Santo ottengono un unico nome, sono cioè unite come Triduo Pasquale.

Non solamente contempliamo la passione di Cristo, ma la accettiamo e vi uniamo le nostre sofferenze. Nel restare, come Maria, sotto la croce uniamo al suo dolore il nostro. Nelle parole del buon ladrone uniamo la stessa pena di Cristo alla nostra. Solamente l’accoglienza di questo mistero ci permette di entrare nel desiderio del Padre, che, cioè, tutti siamo redenti.

Condividiamo dal Getsemani l’angoscia stessa di Cristo unendovi le nostre angosce. Vi è però, proprio in questo punto, una sostanziale differenza, un guadagno che Cristo stesso ci ha ottenuto una volta per tutte. Nella Sua morte, infatti, egli ha assunto i nostri peccati di modo che nulla potesse separarci dal Padre, come ben descrive san Paolo nella lettera ai Romani (8,35-39)

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Il peccato e la morte non possono più incatenarci nella paura in virtù di colui che morendo per noi, quando eravamo ancora peccatori, ci ha liberati dalla loro schiavitù. Egli fa’ così nuove tutte le cose, permettendoci di rinnovarci continuamente nella sua misericordia e nella sua speranza.

Può tutto ciò suscitare in noi il desiderio di unirci alle sofferenze di colui per le cui piaghe siamo stati guariti? Può aprirsi in noi, come avvenne in san Francesco il desiderio di condividere la passione di Cristo per condividere il suo stesso amore?

Attraversiamo i misteri pasquali non da spettatori e lasciamoci condurre per mano da Maria presentandole le nostre croci, i nostri peccati, i nostri fallimenti e le nostre angosce.

Insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle condividiamo i dolori e le speranze, le croci e le risurrezioni di ogni giorno.  Vi lascio questa immagine della deposizione di Cristo dalla croce, opera di Caravaggio. La discesa del corpo di Gesù è accompagnata da tutti i personaggi, sembra che tutti sperimentino lo stesso movimento di abbassamento e la stessa caduta. Eppure, in quella oscurità ogni personaggio è illuminato. Accompagniamo Cristo perseguitato, crocifisso e ucciso. Accompagniamo i nostri fratelli nelle loro passioni. Accompagniamo la nostra anima nelle sue angosce e tribolazioni. L’agio, la vanità e l’orgoglio non ci impediscano di attraversare questo mistero, nel quale siamo redenti. La luce che ci è promessa non può essere eclissata, già la scorgiamo all’orizzonte quando restiamo uniti tra noi a Gesù, il nostro unico salvatore.

Rinnovo degli Organismi di Comunione

Terminato il sinodo diocesano, tutte le parrocchie della diocesi sono chiamate a rinnovare gli organismi di comunione, in particolar modo attraverso l’elezione del Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP). Al nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale sarà poi dato compito di eleggere il nuovo Consiglio Parrocchiale per la Gestione Economica (CPGE).

«Il Consiglio Pastorale Parrocchiale promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l’attività pastorale della parrocchia, al fine di suscitare la partecipazione attiva delle varie componenti di essa nell’unica missione della Chiesa: evangelizzare, santificare e servire l’uomo nella carità» (Statuto, art. 2).

Come nei mandati scorsi, vengono ribaditi i tre requisiti necessari per indicare ed eleggere i membri del CPP:

  • siano persone aperte al cammino di fede
  • condividano la vita della parrocchia
  • abbiano compiuto 18 anni di età (cfr. Statuto, art. 1 e 5).

Va ricordato, inoltre, che non possono essere eletti consiglieri persone che abbiano già svolto due mandati consecutivi.

Le elezioni avverranno tramite due passaggi:

  • Una prima consultazione, dove ognuno potrà scrivere due nomi di persone che ritiene idonee per essere elette nel CPP, questa consultazione avverrà domenica 21 aprile
  • Le persone nominate saranno chiamate per verificarne la disponibilità a far parte del CPP. Coloro che saranno idonei e disponibili risulteranno eleggibili nelle votazioni che avverranno domenica 5 maggio.

Entrambi i passaggi elettivi avverranno durante le ss. Messe festive e saranno inoltre previste delle modalità per permettere di parteciparvi anche a chi non potesse essere presente.

Il nuovo CPP sarà composto da 3 membri di diritto (il parroco, la referente delle religiose, il presidente di AC), da 4 rappresentanti d’ambito della vita parrocchiale (rappresentanti: dei catechisti, degli operatori della liturgia, della Caritas e del NOI) e da 8 membri che saranno eletti nella modalità appena presentata.

Il nuovo CPP sarà in particolar modo chiamato a mettere in pratica le indicazioni provenienti dal sinodo diocesano e le decisioni che il Vescovo ha di conseguenza consegnato a tutte le parrocchie.

Ripartiamo da Cana

La conclusione del Sinodo è, di fatto, un nuovo inizio e una ripartenza dalle radici dell’essere cristiani, come evidenzia il titolo e l’icona biblica scelta Ripartiamo da Cana.

Il Sinodo, sottolinea il vescovo Claudio nella Lettera post-sinodale, è anche il contributo della Chiesa locale a questa particolare stagione storica che si sta vivendo, come Chiesa e come società: «Ci aiuta a coltivare insieme un sogno e una speranza, ci rinforza nello sforzo di dare spazio alla diversità e di trovare unità in ciò che è prioritario, ci apre al confronto libero e schietto in ascolto non di noi stessi ma del Signore, ci indica la strada del servizio agli altri».

Il vescovo Claudio riconosce nelle tre proposte votate dall’Assemblea sinodale altrettante “leve di cambiamento” per rinnovare la Chiesa oggi e sottolinea ulteriori aspetti, che hanno contraddistinto i suoi primi nove anni di episcopato. […]

In primis il «valore di ogni singola comunità parrocchiale», nell’originalità, ma anche nella presenza capillare della Chiesa nel territorio: «lì dove ci sono le persone lì è presente Gesù, attraverso le comunità di battezzati che umilmente lo testimoniano».

Nel valore e unicità di ogni parrocchia trova ulteriore motivazione la strada dei “ministeri battesimali” (primo dei tre testi votati dall’Assemblea sinodale) e su questo aspetto il vescovo Claudio incarica il vicario episcopale per la pastorale, alcuni uffici diocesani (Annuncio, Liturgia, Carità) e i docenti della Facoltà teologica e dell’Istituto di Scienze religiose di formulare le linee attuative relative ai ministeri battesimali: come individuare le persone, la formazione, l’accompagnamento e la verifica dei candidati ai ministeri battesimali.

Sempre in riferimento alla “centralità” della parrocchia e alla prospettiva dei ministeri battesimali il vescovo rilancia il percorso, già avviato delle Famiglie in collaborazione pastorale (che risiedono in canoniche o ambienti parrocchiali a cui viene affidato un mandato di vita fraterna e di collaborazione parrocchiale). […]

Contestualmente chiede la verifica a dieci anni dall’avvio, del rinnovato cammino di Iniziazione cristiana.

Valore della parrocchia e ministeri battesimali sono i poli attorno a cui va ripensata «la presenza cristiana nei territori della nostra Diocesi, a partire non dal presbitero, ma dalla comunità», scrive il vescovo Claudio.

Infine, rispetto alla proposta (terzo testo votato dall’Assemblea sinodale) di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Cipolla introduce una nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali», il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a sé stessa».

Inoltre, le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazioni pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei

vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova). […]

Accoglienza

Sono passati due anni dall’inizio del conflitto in Ucraina e fin da subito il nostro territorio si è dimostrato particolarmente sensibile al tema dell’accoglienza nei confronti di quanti fuggivano dalla guerra, soprattutto in protezione dei più piccoli.

Una delle realtà che più si sono curate di questo tema nella nostra provincia è stata la cooperativa Polis, parte del gruppo-Erre. Nelle scorse settimane abbiamo avuto diversi contatti con loro per un’urgenza abitativa nei confronti di due nuclei familiari provenienti dall’Ucraina. Ci è stata chiesta la disponibilità ad accogliere queste persone.
Come già sapete le nostre strutture necessiterebbero di interventi importanti, per cui siamo stati molto prudenti nel rispondere alla richiesta. In questi giorni sono stati verificati gli standard minimi per garantire una breve accoglienza, operazione non facile, né scontata.

Nelle prossime settimane procederemo ad accogliere queste famiglie nell’ex casa suore, ora in disuso, fino al termine dell’estate.

Le persone che vi abiteranno non entreranno in contatto con la nostra realtà scolastica se non come buoni vicini. Crediamo fortemente nella solidarietà come valore educativo anche per i nostri bambini. Se le condizioni l’avessero reso possibile avrei garantito l’accoglienza anche per un tempo maggiore.

La conclusione del Sinodo Diocesano

Domenica 25 febbraio, presso l’Opera della Provvidenza S. Antonio, il vescovo Claudio presenterà l’esito dell’esperienza diocesana del Sinodo.

Diverse fasi si sono susseguite in questa lunga opera di ascolto e di condivisione che ha coinvolto tutta la nostra diocesi. Inizialmente nelle parrocchie e nelle varie realtà del nostro territorio si sono raccolte idee e suggestioni sugli argomenti che il nostro Sinodo avrebbe dovuto trattare. Da questa fase sono emersi 17 temi che andavano dall’amministrazione parrocchiale alla vita liturgica, da esperienze concrete, quali l’iniziazione cristiana, ad atteggiamenti di fondo della pastorale. Si è così aperta una seconda fase di ascolto in cui questi temi sono stati eviscerati all’interno di gruppi appositamente creati all’interno delle parrocchie: quanto emerso sarebbe poi entrato nella seconda fase del Sinodo.

La seconda fase è iniziata l’anno scorso con l’elezione dell’assemblea sinodale. 353 persone sono state nominate o elette per creare un organo che fosse il più rappresentativo possibile per la nostra diocesi. L’assemblea sinodale ha poi proceduto con lo scegliere, tra i diciassette presentati, tre temi che sarebbero stati poi oggetto prioritario del Sinodo. I temi scelti sono stati:

  1. La ministerialità battesimale
  2. Le parrocchie costituite attorno ai gruppi di ascolto della Parola
  3. Il rapporto tra parrocchie all’interno dei gruppi di parrocchie

Come si può facilmente notare al centro della riflessione sono state proprio le parrocchie. Realtà antiche e necessarie di rinnovamento.

Il tema su cui si è entrati più in profondità è stato il tema della ministerialità battesimale. Questo tema prende spunto dal fatto che, con il battesimo, ogni cristiano è incorporato a Cristo, nella Chiesa, come sacerdote, re e profeta: capace, dunque, di esprimere nella sua vita queste tre dimensioni ministeriali.

Ogni cristiano, in quanto sacerdote, è capace di incontro personale con il Padre e tramite per intercedere con Lui; in quanto re, è capace di scegliere e governare illuminato dallo Spirito Santo; e, in quanto profeta, è capace di ascoltare e annunciare la Parola che è il Figlio stesso di Dio fattosi carne.

La ministerialità battesimale nasce proprio da queste dinamiche e interpella ogni cristiano a divenire responsabile della vita cristiana della propria comunità. Per questo il Sinodo si è orientato a proporre la creazione di equipe ministeriali in ogni parrocchia, affinché, anche nel laicato, vi siano scelte concrete di servizio per la comunità, strutturate e responsabili.

I temi dei gruppi di ascolto della Parola e di relazioni tra parrocchie sono stati elaborati più brevemente, e troveranno una sintesi da parte del vescovo: rimarranno due cardini importanti per i programmi pastorali dei prossimi anni. Con la conclusione del Sinodo si apre una nuova stagione per la Chiesa di Padova,

sempre chiamata a rinnovarsi, e questo coinvolgerà direttamente anche la nostra comunità.

A partire dal mese di marzo, infatti, per tutte le parrocchie della diocesi sarà tempo di verifica degli organismi di corresponsabilità: il consiglio pastorale parrocchiale (CPP) e il consiglio per la gestione economica (CPGE). In questi mesi verificheremo insieme l’operato degli ultimi anni per vivere poi, dopo Pasqua, un passaggio di consegne con le elezioni dei nuovi organismi di corresponsabilità per la nostra parrocchia, come per tutte le parrocchie della diocesi.

Si sta iniziando inoltre, in tutta la diocesi, una verifica del percorso di Iniziazione Cristiana, iniziato dieci anni fa. I nostri catechisti saranno particolarmente coinvolti a riflettere sulle scelte peculiari che hanno coinvolto la nostra comunità per quanto riguarda la catechesi, per presentarle alla diocesi.