OTTOBRE MESE MISSIONARIO

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2024, che si celebrerà il 20 ottobre, ruota attorno al tema “Andate e invitate al banchetto tutti” (Mt 22,9). Il Papa pone l’accento sull’universalità della missione della Chiesa, un invito rivolto a tutti senza eccezioni, sottolineando che Dio desidera la salvezza di ogni persona e l’incontro con la verità.

La missione della Chiesa, ispirata dalla parabola del banchetto di nozze, è vista come una chiamata aperta a tutta l’umanità, compresi i più emarginati. La Chiesa deve uscire continuamente per annunciare il Vangelo con gioia e gentilezza, evitando coercizioni o proselitismi, ma manifestando la tenerezza di Dio attraverso la vicinanza e la compassione.

Il messaggio evidenzia anche la dimensione escatologica della missione, richiamando l’importanza dell’Eucaristia come anticipazione del banchetto finale nel Regno di Dio. Papa Francesco invita i fedeli a vivere intensamente ogni celebrazione eucaristica, ricordando che la Messa è non solo un momento di incontro con Dio, ma anche una spinta missionaria che ci chiama a portare il Vangelo agli altri.

               Questo messaggio giunge al cuore della nostra comunità portandoci a porre al centro del nostro vivere cristiano l’eucaristia come luogo di incontro con Dio e con i fratelli e anche come punto di partenza per vivere l’annuncio nei nostri luoghi di vita.

               L’inizio dell’esperienza della catechesi e dei gruppi di Azione Cattolica ci portano a spezzare il pane nella nostra quotidianità, incarnando il vangelo nelle nostre storie di vita.

Seguendo il messaggio di Papa Francesco vogliamo essere una comunità accogliente e un luogo di incontro perché chiunque si accosta alla nostra chiesa possa partecipare del banchetto divino in cui Cristo si offre per tutti, attraverso la nostra umanità.

Prende il via l’iter attuativo delle proposte del Sinodo diocesano.

Inizierà con un incontro previo a cui sono invitati il parroco, il vicepresidente del consiglio pastorale parrocchiale e vice amministratore del consiglio per la gestione economica.

Le parrocchie, poi, si organizzeranno per compiere ciascuna due passi: conoscere le proposte del Sinodo diocesano e comprendere la loro importanza per l’azione pastorale in ottobre (1° passo) e sulle collaborazioni pastorali in novembre (2° passo). Vi sarà un passaggio ulteriore con le parrocchie coinvolte nella collaborazione pastorale che si terrà tra dicembre 2024 e febbraio 2025. Rispetto alla proposta di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Claudio introduce infatti questa nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali». Il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a se stessa».

Inoltre le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazione pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova).

Noi saremo coinvolti in una collaborazione pastorale che comprende tutte e cinque le parrocchie che insistono sul territorio del nostro comune.

Inizierà con un incontro previo a cui sono invitati il parroco, il vicepresidente del consiglio pastorale parrocchiale e vice amministratore del consiglio per la gestione economica.

Le parrocchie, poi, si organizzeranno per compiere ciascuna due passi: conoscere le proposte del Sinodo diocesano e comprendere la loro importanza per l’azione pastorale in ottobre (1° passo) e sulle collaborazioni pastorali in novembre (2° passo). Vi sarà un passaggio ulteriore con le parrocchie coinvolte nella collaborazione pastorale che si terrà tra dicembre 2024 e febbraio 2025. Rispetto alla proposta di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Claudio introduce infatti questa nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali». Il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a se stessa».

Inoltre le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazione pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova).

Noi saremo coinvolti in una collaborazione pastorale che comprende tutte e cinque le parrocchie che insistono sul territorio del nostro comune.

A VANTAGGIO DI TUTTI

Il donarsi di Gesù “a vantaggio di tutti”

Il titolo del Mese del Seminario è un’espressione che si trova nella seconda lettura della liturgia del prossimo 6 ottobre, Giornata diocesana del Seminario. La Lettera agli Ebrei è una ricca omelia della primissima Chiesa, un grande annuncio che Gesù Cristo ci ha salvati in modo unico e definitivo: Gesù ha sofferto e ha provato la morte “a vantaggio di tutti” (Eb 2,9). Il suo donarsi ha raggiunto tutti per renderci figli e figlie di Dio, ha aperto il cammino perché tutti possiamo accorgerci dell’amore del Padre e ha inaugurato il modo per vivere, fino alla fine, l’amare di Dio.

Il prete diocesano “a vantaggio di tutti”

L’espressione biblica ci provoca a rigustare la vocazione dei preti diocesani – vocazione curata e fatta crescere inizialmente in Seminario – come risposta “a vantaggio di tutti” di fronte alle sfide di oggi. “A vantaggio di tutti” è, infatti, il prete in comunità bisognose di riscoprire le relazioni fraterne, il dialogo, la condivisione della fede e la solidarietà.

La vocazione cristiana “a vantaggio di tutti”

C’è un passaggio necessario perché ogni vocazione sia “cristiana”, cioè venga da Cristo e si alimenti di Cristo: il passaggio da una vocazione “per me” a una vocazione “per gli altri”, da una vocazione “a mio vantaggio” a una “a vantaggio di tutti”, cioè missionaria. Ogni persona chiamata da Dio, dallo Spirito di Cristo Risorto, è un gesto di premura con il quale Dio si prende cura del suo popolo, in particolare degli ultimi. Di fronte a una necessità per la vita della Chiesa e del mondo, Dio coinvolge e manda qualcuno o qualcuna per rispondervi, per soccorrere, consolare, proteggere, salvare, provocare, far crescere, risvegliare, pregare, illuminare, amare.

Preghiera

O Padre,

hai donato il tuo Figlio Gesù

“a vantaggio di tutti”

e continui a prenderti cura di noi

chiamando ancora oggi giovani

a seguire le orme del Maestro

e a proseguire la sua missione.

Ti preghiamo per i Seminaristi,

i loro formatori e professori:

dona loro coraggio missionario,

profondità di cuore e gioia evangelica.

Donaci lo Spirito di sapienza e di consiglio

per discernere la vocazione di ognuno

“a vantaggio di tutti”

e rendere così

la nostra comunità più bella.

Manda santi presbiteri,

fedeli sposi e

ferventi religiosi alla tua Chiesa.

Amen.

mese di agosto

In questo tempo estivo non smettiamo di pregare per la pace. Mentre sorgono conflitti in tutto il mondo assistiamo tristemente alla scelta delle nazioni occidentali, anche della nostra, di affidarsi ancora alla violenza.

Scelgo di pensare che sia una scelta ingenua e guidata solo dalla paura, mentre temo che gli interessi di pochi precedano ancora una volta il bene dei più poveri e degli innocenti.

Continuiamo ad affidarci a Maria, che celebreremo come Assunta in cielo in questo mese, Lei è più potente delle armi e più saggia dei nostri governanti. Preghiamo perché possa sostenere i più deboli e perché falliscano tutte le fabbriche di morte e ogni esercito sia sconfitto.

Ci lasciamo guidare da queste parole di Papa Francesco:

            Maria, guarda a noi! Siamo qui davanti a te. Tu sei Madre, conosci le nostre fatiche e le nostre ferite. Tu, Regina della pace, soffri con noi e per noi, vedendo tanti tuoi figli provati dai conflitti, angosciati dalle guerre che dilaniano il mondo.

            È un’ora buia. Questa è un’ora buia, Madre. E in questa ora buia ci immergiamo nei tuoi occhi luminosi e ci affidiamo al tuo cuore, sensibile ai nostri problemi. Esso non è stato esente da inquietudini e paure: quanta apprensione quando non c’era posto per Gesù nell’alloggio, quanto timore quando di corsa siete fuggiti in Egitto perché Erode voleva ucciderlo, quant’angoscia quando l’avete smarrito nel tempio! Ma, Madre, tu nelle prove sei stata coraggiosa, sei stata audace: hai confidato in Dio e hai risposto all’apprensione con la cura, al timore con l’amore, all’angoscia con l’offerta. Madre, non ti sei tirata indietro, ma nei momenti decisivi hai preso l’iniziativa: in fretta sei andata da Elisabetta, alle nozze di Cana hai ottenuto da Gesù il primo miracolo, nel Cenacolo hai tenuto i discepoli uniti. E quando sul Calvario una spada ti ha trapassato l’anima, tu, Madre, donna umile, donna forte, hai tessuto di speranza pasquale la notte del dolore.

            Ora, Madre, prendi ancora una volta l’iniziativa; prendila per noi, in questi tempi lacerati dai conflitti e devastati dalle armi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele e, perdendo il senso della fraternità, non ritrova l’atmosfera di casa. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro.

            Maria, tante volte tu sei venuta incontro, chiedendo preghiera e penitenza. Noi, però, presi dai nostri bisogni e distratti da tanti interessi mondani, siamo stati sordi ai tuoi inviti. Ma tu, che ci ami, non ti stanchi di noi, Madre. Prendici per mano. Prendici per mano e guidaci alla conversione, fa’ che rimettiamo Dio al primo posto. Aiutaci a custodire l’unità nella Chiesa e ad essere artigiani di comunione nel mondo. Richiamaci all’importanza del nostro ruolo, facci sentire responsabili per la pace, chiamati a pregare e ad adorare, a intercedere e a riparare per l’intero genere umano.

            Madre, da soli non ce la facciamo, senza il tuo Figlio non possiamo fare nulla. Ma tu ci riporti a Gesù, che è la nostra pace. Perciò, Madre di Dio e nostra, noi veniamo a te, cerchiamo rifugio nel tuo Cuore immacolato. Invochiamo misericordia, Madre di misericordia; pace, Regina della pace! Scuoti l’animo di chi è intrappolato dall’odio, converti chi alimenta e fomenta conflitti. Asciuga le lacrime dei bambini – in quest’ora piangono tanto! –, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza.

            Ti affidiamo e consacriamo le nostre vite, ogni fibra del nostro essere, quello che abbiamo e siamo, per sempre. Ti consacriamo la Chiesa perché, testimoniando al mondo l’amore di Gesù, sia segno di concordia, sia strumento di pace. Ti consacriamo il nostro mondo, specialmente ti consacriamo i Paesi e le regioni in guerra.

            Il popolo fedele ti chiama aurora della salvezza: Madre, apri spiragli di luce nella notte dei conflitti. Tu, dimora dello Spirito Santo, ispira vie di pace ai responsabili delle nazioni. Tu, Signora di tutti i popoli, riconcilia i tuoi figli, sedotti dal male, accecati dal potere e dall’odio. Tu, che a ciascuno sei vicina, accorcia le nostre distanze. Tu, che di tutti hai compassione, insegnaci a prenderci cura degli altri. Tu, che riveli la tenerezza del Signore, rendici testimoni della sua consolazione. Madre, Tu, Regina della pace, riversa nei cuori l’armonia di Dio. Amen.

Estate tempo di Grazia

Il tempo che si presenta davanti a noi è, come ogni stagione, un tempo di grazia. Ogni istante della nostra esistenza è infatti luogo di incontro con l’Altissimo. Egli è l’infinitamente Altro che ci sospinge sempre oltre i confini della nostra identità per raggiungere la “misura di Cristo” attraverso le strade, spesso contorte, della vita. L’estate non è da meno. Il tempo che stiamo vivendo, spesso identificato con il riposo, è un tempo di uscita da noi stessi. Così come usciamo dalle nostre case per le ferie o per l’incontro con qualche amico in piazza, allo stesso modo usciamo dalla nostra routine ed entriamo in un tempo diverso, meno definito da scadenze e da riferimenti esterni.

            Pensiamo anche solo alla S. Messa: fuori dai percorsi catechistici e dalle abitudini diventa sempre più una scelta. Potrebbe capitarci, mentre siamo in vacanza, di essere costretti a cercare un luogo per l’incontro domenicale con il Signore, perché magari non è prossimo alla nostra località di villeggiatura o perché magari è la prima volta che visitiamo un determinato paese. È la nostra scelta e il nostro interesse che ci aprono, come alla ricerca di un luogo per la Celebrazione Eucaristica, così anche alla stessa ricerca di Dio che appartiene alla nostra anima. Possiamo orientare anche i nostri pensieri ad una ricerca più alta del semplice svago e scegliere vie che diano riposo all’anima. La nostra anima non riposa nel quieto vivere o nel dolce far niente, che invece la inquietano e ci fanno percepire la stessa solitudine del poeta Montale lungo la spiaggia nel suo male di vivere. La nostra anima è fatta per sentieri che hanno il sapore dell’infinito: dell’altezza dei monti come dell’immensità del mare. Se a qualcuno è rimasto il piacere della lettura vorrei consigliare alcuni testi che possono dare respiro all’anima e consegnare quella sensazione di pace che solo il suo ricongiungersi con il Padre le può dare.

Miracoli di C. S. Lewis, ed. Lindau

Scrive Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non può trovare una risposta semplicemente nell’esperienza. Ogni evento che sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato, odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».

Diario di un curato di campagna, di Georges Bernanos

Un parroco arriva nel paese al quale è stato appena destinato. È notte, ma vede da lontano luci e musica. Il ballo in cui osserva i suoi futuri fedeli lo turba fin nel profondo, e pensa di essere arrivato in un luogo di peccato. Il romanzo colloca gli eventi nel contesto della battaglia cosmica tra il bene e il male, che si supera nella Grazia, perché, come dice uno dei personaggi, “Tutto è grazia”.

Il potere e la gloria, di Graham Greene

L’opera è ambientata in Messico durante la persecuzione religiosa del Presidente Díaz Cases, e narra la storia di un sacerdote che resta nel suo Paese e fugge da un luogo all’altro. È però un sacerdote debole, che ha avuto vari figli con donne indigene e si ubriaca spesso. L’unica cosa che ha ben chiara è il fatto di avere la vocazione sacerdotale e di essere consacrato a Dio con questo fine.

Lettere di Etty Hillesum

La versione integrale delle Lettere, scritte in gran parte dal lager di Westerbork – dove Etty andò di sua spontanea volontà, per portare soccorso e amore agli internati, e per «aiutare Dio» a non morire in loro –, ci permette di udire la sua voce fino all’ul­timo, fino alla cartolina gettata dal vagone merci che la conduce ad Auschwitz: «Ab­biamo lasciato il campo cantando». A Wes­terbork Etty vive «l’inferno degli altri», senza «illusioni eroiche», recando parole vere là dove il linguaggio è degradato a gergo, là dove i fossati del rancore dividono gli stessi prigionieri, contrapponendo ebrei olandesi a ebrei tedeschi. La resistenza al male si compie in lei attraverso l’amicizia – nata nel campo o mantenuta viva con chi è rimasto libero e manda viveri e lettere –, attraverso la fede e grazie ai libri (come le poesie di Rilke) e alla natura: anche sopra le baracche corrono le nuvole e volano i gabbiani e brilla l’Orsa Maggiore. 

La liberazione del gigante, di Louis de Wohl

Tratta della vita di San Tommaso d’Aquino e del suo rapporto con le personalità dell’epoca medievale, come l’imperatore Federico II. Si mostra la grande intelligenza del santo, ma anche la sua ingenuità infantile, che a volte è motivo di derisione da parte dei suoi confratelli.

I Santi Angeli Custodi

La nostra scuola dell’infanzia è stata dedicata, fin dalla sua costruzione, agli Angeli Custodi. Oggi più che mai torniamo a pregarli e a invocarli. Segno prezioso della nostra comunità, la scuola è la prima cosa che vede chi da Padova supera il nostro ponte. I nostri bambini, tesoro prezioso, sono alla porta della comunità, ne sono da una parte il volto più bello e, dall’altra, la custodia, la difesa. Essi ci danno un motivo per guardare avanti, poiché sono il nostro futuro.

Alla chiusura della nostra scuola ci sembra di perdere identità, di perdere un tesoro, di perdere futuro. Il dolore che proviamo non è semplicemente legato alla perdita di una parte preziosa della nostra storia, poiché ciò che perdiamo non è tanto ciò che è stato, quanto ciò che ci sarà.

I nostri bambini cresceranno altrove, non si incammineranno a Natale a vedere il presepio nella nostra chiesa, non vedranno san Nicola affacciarsi alle finestre, non sentiremo le loro voci lungo la strada mentre ci affaccendiamo per i nostri percorsi, non correranno più ad abbracciare il loro parroco quando va’ a trovarli, non si arrampicheranno più sulle nostre suore. Altri paesi e altri luoghi segneranno la loro crescita e la loro infanzia. Sperimenteremo in profondità la loro mancanza. Possa questa assenza scavare a fondo le nostre viscere per riportare alla luce il desiderio di futuro per questa nostra comunità, un futuro che ha il volto dei nostri bambini.

Essi ci ricordano gli angeli, vorrei allora riprendere alcune caratteristiche degli angeli custodi:

  1. Gli angeli custodi non muoiono. Ciò che ci sembra perduto risorgerà nell’immagine più vitale che si conosca: un giardino. Il giardino retrostante la nostra scuola diverrà il giardino degli angeli custodi. Sarà luogo prezioso di crescita e di condivisione per i nostri bambini, grazie all’aiuto di un gruppo di famiglie generose. Il 28 giugno alle 18.30, giorno in cui la nostra scuola andrà a chiudere, celebreremo una S. Messa proprio nel giardino della scuola per ringraziare il Signore per il bene ricevuto attraverso di essa e per inaugurare ufficialmente il suo giardino come luogo destinato a proposte educative e aggregative per le nostre famiglie. Le famiglie prepareranno a seguire un rinfresco con offerta libera.
  2. Gli angeli custodi portano un messaggio. La parola angelo significa infatti messaggero. Quale messaggio abbiamo ricevuto attraverso la nostra scuola? Cosa vi abbiamo imparato? Quale significato nuovo ha donato alla nostra comunità? L’indole educativa della nostra parrocchia, che ho riconosciuto subito, appena sono arrivato, ha radici profonde. Si vede che siete cresciuti in sinergia con persone che vi hanno trasmesso questo e si vede che vi è stato trasmesso sin dall’infanzia. Con tutte le persone con cui ho parlato in questi mesi non ho mai sentito dire “la scuola delle suore” o “la scuola della parrocchia”, ma ho sempre sentito “la nostra scuola”. Ponte appartiene ai ss. Angeli Custodi come i ss. Angeli Custodi appartengono al Ponte.
  3. Gli angeli custodi ovviamente custodiscono. Essi cioè trattengono tesori, non li disperdono, né li dimenticano. C’è qualcosa di vivo da custodire tra noi, qualcosa che raccoglie il tesoro di generazioni: sono i nostri bambini. Anche noi siamo chiamati ad imparare dagli angeli a custodire questo tesoro prezioso, a lasciar loro spazio di crescere e di vivere. Custodiamo vivo il desiderio che in questa nostra comunità ci sia un posto per loro ed essi ci indicheranno la strada migliore per realizzarlo.

Eucaristia e Comunione



Accompagniamo i nostri amici a ricevere il dono della prima comunione. Gesù si dona a
noi in ogni Santa Messa come Eucaristia
: in questa parola vi è il significato del suo
sacrificio e della sua reale presenza in mezzo a noi. Nel momento in cui
riceviamo l’Eucaristia essa assume la valenza di
Comunione, cioè di unione della
nostra stessa vita alla vita divina di Colui che si offre a noi.
Le due parole e le due
dimensioni non possono essere divise, sebbene siano distinte dal punto di vista
terminologico: Colui che si dona a noi è lo Stesso che ci unisce. Riviviamo
accompagnando questi bambini la chiamata di tutta la Chiesa a raccogliersi in
unità
(Comunione) attorno a Colui che si dona a noi (Eucaristia), per divenire nel
mondo segno reale della Sua grazia.



Santa Cresima

Il dono dello Spirito permette alla chiesa di rinnovarsi nel tempo e di mantenere vivo il legame con il Padre dandole la forza di seguire gli insegnamenti del Figlio Gesù.

Vorrei che i ragazzi e le ragazze che ricevono la Santa Cresima possano sentire lo Spirito Santo che scende su di loro come Colui che Comunica.

Che desiderio grande quello di comunicare! E che dono sarebbe sentire che qualcuno ci ascolta davvero e comunica con noi, non solo idee o parole, quanto tutto sé stesso. Quanti pensieri questi giovani portano dentro di sé e spesso non trovano il tempo e il modo di condividerli con qualcuno. Lo Spirito è il comunicatore: apra il loro cuore a non sentirsi mai soli e incompresi, dia loro fiducia nella vita che costruiranno passo passo davanti a loro e permetta anche a quanti li accompagneranno di essere testimoni sicuri e comprensivi del bene che Dio ha posto in loro.

Festa di S. Urbano e dello Sport

Da anni la nostra comunità ricorda assieme a San Nicola anche S. Urbano. Si ricorda infatti che secoli addietro una famiglia proveniente proprio da S. Urbano (Montagnana) donò una porzione di terra alla nostra parrocchia, proprio la terra dove sorge ora la nostra chiesa, e una statua raffigurante il santo. Fu poi don Cristiano Azzolini, all’inizio del secolo scorso, a sottolineare il ricordo del santo per la nostra comunità e ad associarlo a patrono in modo particolare dei giovani. Con la nascita della polisportiva Colombo divenne quasi naturale unire al ricordo del santo un pensiero allo sport come occasione di aggregazione e crescita. Nei giorni di ricordo del santo, la cui memoria per la chiesa è contesa da due giorni (il 19 e il 25 maggio), vogliamo vivere la festa come momento di ringraziamento per il bene ricevuto e come incontro comunitario di condivisione di vita.

Il programma della festa prevede uno stand gastronomico gestito dalla Colombo Volley, che seguirà anche un torneo e uno stand gestito dai giovani di AC con spettacoli oltre all’allestimento della Pesca.

Vivremo un particolare ricordo di S. Urbano nella messa serale di sabato 25 maggio.

Liberati dall’onere della salvezza

Siamo stati salvati. L’annuncio pasquale risuonato anche nella nostra chiesa nella solenne veglia pasquale ci richiama a questa consapevolezza. Cristo ci ha redenti nella sua passione, morte e risurrezione. In Lui si è compiuta tutta la storia e con Lui il Padre ci ha dato e detto tutto il senso e il significato della creazione.

            Eppure siamo ossessionati dall’incompiuto, intimoriti dalle pieghe della storia e dagli esiti delle nostre vicende umane; come se dovessimo ancora essere salvati. L’assunzione di questo compito, o la consegna dello stesso onere a qualcuno, è uno dei rischi della nostra umanità e una delle tentazioni del serpente antico “sarete come Lui”.

            Nessuno di noi su questa terra è il Salvatore. Il papa non salverà la chiesa. Gli Stati Uniti non salveranno la democrazia. L’Europa unita non salverà i popoli che raccoglie. Le donne non salveranno gli uomini. Gli uomini non salveranno le donne. Il parroco non salverà la parrocchia. I genitori non salveranno i figli. I figli non salveranno i genitori. E così via…

            Tutto ciò per il semplice motivo che siamo già salvati. Siamo salvati soprattutto dal rischio di ergere noi stessi o qualcun altro al ruolo salvifico. L’ergerci come salvatori è infatti una delle più sottili e crudeli forme di violenza che possiamo sperimentare nella nostra vita. Diventa una forma svalutante dell’altro o di noi stessi e, a lungo andare, ci trasforma in vittime o peggio, in carnefici.

            L’esperienza lo dimostra, in tutte le famiglie in cui uno si pone come salvatore dell’altro, nelle cosiddette missioni di pace internazionali in cui spesso i paesi che si ponevano come salvatori sono stati cacciati come occupatori, nelle esperienze politiche in cui facili promesse hanno favorito meccanismi di delega e di de-responsabilizzazione da parte dei cittadini, o peggio, di regimi dittatoriali unidirezionali.             Non siamo salvatori, possiamo respirare liberamente, ci è stata già data la redenzione. Alla luce di questo, poiché siamo tutti salvati, nessuno di noi può ergersi sull’altro, siamo destinati invece ad una collaborazione, partecipiamo della stessa salvezza e dello stesso onore, e incontrandoci come fratelli e sorelle in Cristo completiamo con le nostre sofferenze ciò che manca alla sua passione (Col 1,24), nella speranza che Egli ha offerto a tutta l’umanità una volta per tutte.

Colui che spezza le catene del peccato e della morte

La Pasqua apre la nostra vita alla speranza della Risurrezione che, nel battesimo, condividiamo con Cristo.

La Risurrezione cristiana è una vera e propria liberazione dal male e dalla morte ed avviene incontrando il male e la morte. Passiamo infatti attraverso il mistero della passione di Cristo per entrare nella sua Risurrezione, così come nel battesimo siamo immersi nell’acqua per riemergere dall’acqua.

I misteri della Settimana Santa ci guidano in questo cammino. Contemplando la passione e morte di Cristo siamo accompagnati alla consapevolezza della speranza alla quale siamo stati chiamati. Non è possibile la Risurrezione senza la passione e la morte. Non esiste la domenica di Pasqua senza il Venerdì Santo; tanto che le celebrazioni del Giovedì, del Venerdì e del Sabato Santo ottengono un unico nome, sono cioè unite come Triduo Pasquale.

Non solamente contempliamo la passione di Cristo, ma la accettiamo e vi uniamo le nostre sofferenze. Nel restare, come Maria, sotto la croce uniamo al suo dolore il nostro. Nelle parole del buon ladrone uniamo la stessa pena di Cristo alla nostra. Solamente l’accoglienza di questo mistero ci permette di entrare nel desiderio del Padre, che, cioè, tutti siamo redenti.

Condividiamo dal Getsemani l’angoscia stessa di Cristo unendovi le nostre angosce. Vi è però, proprio in questo punto, una sostanziale differenza, un guadagno che Cristo stesso ci ha ottenuto una volta per tutte. Nella Sua morte, infatti, egli ha assunto i nostri peccati di modo che nulla potesse separarci dal Padre, come ben descrive san Paolo nella lettera ai Romani (8,35-39)

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Il peccato e la morte non possono più incatenarci nella paura in virtù di colui che morendo per noi, quando eravamo ancora peccatori, ci ha liberati dalla loro schiavitù. Egli fa’ così nuove tutte le cose, permettendoci di rinnovarci continuamente nella sua misericordia e nella sua speranza.

Può tutto ciò suscitare in noi il desiderio di unirci alle sofferenze di colui per le cui piaghe siamo stati guariti? Può aprirsi in noi, come avvenne in san Francesco il desiderio di condividere la passione di Cristo per condividere il suo stesso amore?

Attraversiamo i misteri pasquali non da spettatori e lasciamoci condurre per mano da Maria presentandole le nostre croci, i nostri peccati, i nostri fallimenti e le nostre angosce.

Insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle condividiamo i dolori e le speranze, le croci e le risurrezioni di ogni giorno.  Vi lascio questa immagine della deposizione di Cristo dalla croce, opera di Caravaggio. La discesa del corpo di Gesù è accompagnata da tutti i personaggi, sembra che tutti sperimentino lo stesso movimento di abbassamento e la stessa caduta. Eppure, in quella oscurità ogni personaggio è illuminato. Accompagniamo Cristo perseguitato, crocifisso e ucciso. Accompagniamo i nostri fratelli nelle loro passioni. Accompagniamo la nostra anima nelle sue angosce e tribolazioni. L’agio, la vanità e l’orgoglio non ci impediscano di attraversare questo mistero, nel quale siamo redenti. La luce che ci è promessa non può essere eclissata, già la scorgiamo all’orizzonte quando restiamo uniti tra noi a Gesù, il nostro unico salvatore.