Dal Sacro Cuore di Cristo sgorga il Perdono

In questo tempo estivo, spesso vissuto come momento di riposo e rigenerazione, la liturgia ci offre due preziose opportunità per riscoprire il cuore del Vangelo: la solennità del Sacro Cuore di Gesù e l’indulgenza del Perdon d’Assisi, che si celebra nei primi giorni di agosto. Due appuntamenti che, apparentemente distanti, ci conducono verso un unico centro: l’amore misericordioso di Dio.

Il Sacro Cuore di Gesù, che contempliamo a giugno, è l’immagine più profonda e tenera del cuore di Dio che si china sull’umanità. È un cuore trafitto, ma spalancato. Un cuore che non si chiude nella delusione o nel giudizio, ma resta sempre aperto ad accogliere. È il cuore che ci ricorda quanto siamo degni: noi valiamo il sangue stesso di Cristo. In quel cuore brucia il fuoco dell’amore divino, un amore che perdona, che consola, che guarisce.

All’inizio di agosto, poi, la Chiesa ci invita a vivere il Perdon d’Assisi, un’indulgenza voluta da san Francesco, che ottenne da Papa Onorio III la possibilità di offrire a tutti — proprio a tutti — un’esperienza di misericordia totale, nella forma dell’indulgenza plenaria, anche per i più semplici e i più poveri. Francesco aveva intuito quanto bisogno avesse ogni uomo non solo di essere perdonato, ma di sentirsi accolto nel grembo di una Chiesa madre, tenera e compassionevole.

In estate le nostre comunità si svuotano un po’, le attività rallentano, i ritmi cambiano e non si ferma il bisogno di incontrare Dio, anzi: è proprio nella calma di questi mesi che possiamo riavvicinarci al Signore con più sincerità e meno frenesia. Il Cuore di Gesù e il Perdon d’Assisi ci invitano a rimettere al centro la misericordia. A lasciarci riconciliare. A tornare a casa.

Potremmo allora approfittare di questo tempo per:

  • vivere con più calma la preghiera personale;
  • partecipare, il 1° agosto al Perdon d’Assisi, visitando la nostra parrocchia, con fede e cuore pentito, avendo in quel giorno anche la possibilità di vivere, dopo la messa delle 9.00 l’adorazione eucaristica e l’accesso al sacramento della riconciliazione o penitenza;
  • Iniziare le nostre giornate con la preghiera al Sacro Cuore di Gesù che la tradizione ci ha consegnato:

Cuore divino di Gesù io Ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico,
le preghiere e le azioni le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati
per la salvezza di tutti gli uomini nella grazia dello Spirito Santo a gloria del Divin Padre.

L’estate, stagione di luce e di spazi aperti, può diventare tempo favorevole per riscoprire la bellezza di un Dio che ci ama con cuore umano e ci perdona con amore divino. Nel suo Cuore, troviamo pace. Nel suo perdono, libertà.

Essere comunità attorno a Gesù

Carissimi,

in un mondo che corre veloce e spesso lascia indietro i più fragili, siamo chiamati a fermarci e anche in un tempo particolare come quello estivo, a domandarci: che tipo di comunità vogliamo essere?

La risposta non può che partire dal Vangelo, dalla Parola viva di Gesù che ci chiama ad amarci gli uni gli altri.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

L’amore vero si manifesta nella cura reciproca, nell’attenzione agli ultimi, nella capacità di accogliere e valorizzare ogni persona. Una comunità viva nasce da questo amore condiviso, da una responsabilità collettiva che non lascia nessuno fuori.

In modo particolare, sono i più piccoli a indicare la via. Gesù stesso ci dice: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37).

Prendersi cura dei bambini significa prendersi cura della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. È nostro compito offrire loro un ambiente in cui possano crescere nella fede, sentirsi amati e ascoltati. La catechesi, il grest, i campiscuola e, soprattutto, la Messa vissuta insieme come famiglia di famiglie: tutto questo costruisce una casa spirituale dove i piccoli non sono solo destinatari, quanto veri protagonisti.

Una comunità viva non nasce per caso. Si costruisce insieme, giorno per giorno, con molta pazienza, mettendo al centro non se stessi quanto Cristo stesso. “Portate i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2), ci esorta San Paolo. È un invito ad uscire da ogni indifferenza e costruire relazioni vere, fondate sulla carità. Perché una comunità viva non è quella dove tutto funziona alla perfezione, quanto quella dove ciascuno si sente a casa.

Vorrei esprimere un grazie in particolare per i tanti volontari che in questi giorni si stanno spendendo per questo, vi affido in questi giorni alla bontà del Sacro Cuore di Gesù, centro del corpo che è la chiesa, nucleo della nostra casa spirituale.

Dalla lettera del vescovo Claudio:

Le Collaborazioni Pastorali, così come vengono descritte nella Lettera post-sinodale Ripartiamo da Cana, definiscono la nuova composizione del territorio diocesano e, tuttavia, si collegano strettamente alla proposta sinodale sui ministeri battesimali, prossima tappa del processo di attuazione del Sinodo, così come preannunciato negli incontri di sensibilizzazione di marzo scorso.

Per questi motivi il vescovo Claudio invita tutte le parrocchie ad una Assemblea diocesana

che segna l’avvio ufficiale delle Collaborazioni Pastorali e dei nuovi vicariati e, allo stesso

tempo, presenta i contenuti e le modalità del prossimo anno pastorale (con la sensibilizzazione ai ministeri battesimali).

Abbiamo pensato ad una data significativa per l’Assemblea diocesana: mercoledì 18

giugno, festa liturgica di San Gregorio Barbarigo, di cui si ricorderanno i 400 anni dalla

nascita … L’Assemblea si svolgerà in Cattedrale dalle 19.30 alle 21.00. Per evidenti motivi di spazio e di organizzazione, ogni parrocchia potrà partecipare al massimo con cinque persone. …

Le collaborazioni pastorali

Dalla lettera post-sinodale del vescovo Claudio “Ripartiamo da Cana”

n. 44            I primi abbozzi di una revisione della geografia territoriale erano denominati «Gruppi di parrocchie»: a questi mi sono riferito per la Visita pastorale e per l’elezione dei rappresentanti territoriali dell’Assemblea sinodale. (…) A distanza di qualche anno propongo il nome di «Collaborazioni Pastorali»: mi sembra che da una parte l’espressione rispetti l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuova l’ineludibile valore della comunione e condivisione tra parrocchie vicine.

n. 51            I ruoli delle Collaborazioni Pastorali saranno garantiti dal Coordinamento della Collaborazione Pastorale, in cui parteciperanno il parroco, il vice-presidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale e i coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. In futuro, dopo l’avviamento delle équipe ministeriali parrocchiali, sarà opportuno prevedere dei momenti di confronto tra ministri dello stesso ambito. Infine, ogni Collaborazione avrà un presbitero referente, incaricato di facilitare il dialogo e i collegamenti interni alla Collaborazione stessa.

Nasce in questi giorni, dopo alcuni mesi di verifica la nuova unità pastorale nella quale saremo coinvolti che comprenderà le seguenti parrocchie:

Ponte san Nicolò

Rio

Roncajette

Roncaglia

San Leopoldo

Saonara

Villatora

Il Vicariato

Dalla lettera post-sinodale del vescovo Claudio “Ripartiamo da Cana”

n. 50 (…)       Il vicariato, in cui assume un ruolo fondamentale il Vicario foraneo, garantirà il collegamento tra il Vescovo e i territori diocesani, si prenderà a cuore la vita dei presbiteri e favorirà momenti formativi che ora si svolgono a livello diocesano. Prevedo una riduzione del numero degli attuali vicariati, anche se ci sarà il tempo di confrontarci su questo indirizzo. Nei livelli di collegamento va esplicitato il principio di sussidiarietà: il livello da promuovere e valorizzare è quello della singola parrocchia; i livelli ulteriori (le Collaborazioni Pastorali e il vicariato) intervengono per sostenere l’azione del livello di base, in una feconda circolarità.

Nasce in questi giorni il nuovo vicariato che coinvolgerà le parrocchie provenienti dal vicariato di Legnaro (Isola dell’Abbà, Legnaro, Polverara, Ponte san Nicolò, Rio, Roncajette, Roncaglia, San Leopoldo, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Saonara, Vigorovea, Villatora), le parrocchie provenienti dal vicariato di San Prosdocimo (Camin, Cristo Re, Granze, Madonna Pellegrina, San Camillo, San Gregorio Magno, San Paolo, San Prosdocimo, Santa Rita, Spirito Santo, Terranegra, Voltabarozzo) e le parrocchie provenienti dal vicariato del Bassanello (Bassanello, Crocifisso, Guizza, Mandria, Salboro, San Giovanni Bosco, Santa Teresa, Voltabrusegana). Il nuovo vicariato consterà dunque di 42 parrocchie, godrà (secondo i dati attuali) della presenza di 54 sacerdoti (compresi parroci, collaboratori, studenti, etc…) e afferirà ad una popolazione di circa 110.000 abitanti.

Grazie al Signore per il nuovo Pontefice Leone XIV

Nel ringraziare il Signore per il nuovo papa mi piace richiamare questo titolo antico: “Pontefice”. La parola significa letteralmente “costruttore di ponti”. Accogliamo questo impegno che il nostro nuovo Papa si è assunto esplicitamente nelle prime parole pronunciate da piazza San Pietro l’8 maggio dopo essere stato annunciato al mondo il suo nome.

“La pace sia con tutti voi!

Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi!

Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediceva Roma, il Papa che benediceva Roma, dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco!

Voglio ringraziare anche tutti i confratelli Cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari.

Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato.

Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore.

E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto, per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo.

A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo: vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono.

Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre: Ave Maria…

Pastori secondo il Mio cuore (Ger 3,15)

Troviamo nelle scritture la promessa del Padre di donarci pastori secondo il Suo cuore. L’ultima enciclica di Francesco, Dilexit Nos, era dedicata proprio al cuore di Gesù. Partendo dalla devozione al Sacro Cuore, il nostro amato pontefice accompagnava i destinatari della lettera ad unirsi al cuore di Gesù e a fare della chiesa un luogo appunto secondo il Suo cuore.

Ci troviamo in questi giorni a piangere la mancanza di Francesco; in tempi di cambiamento per la chiesa e in tempi di prova per tutta l’umanità ci interroghiamo facilmente per cercare di comprendere chi possa essere il prossimo Papa, chi possa essere adeguato a guidare il gregge di Cristo. Ci vogliamo affidare allora allo Spirito Santo perché ci riconduca tutti al cuore di Cristo, un cuore così grande da cogliere l’intera umanità, un cuore così puro da non conoscere ombra di vendetta e neppure di giudizio, un cuore completamente donato per noi. Vogliamo dunque pregare in questi giorni per l’elezione del nuovo pontefice guidati non tanto da un pensiero o da un progetto che trova il suo centro in qualche ragionamento, ma partendo proprio dal cuore. Abbiamo conosciuto diversi pontefici che si sono fatti carico sulla loro carne delle sofferenze della chiesa e del mondo, Pio X ha sofferto così tanto per la prima guerra mondiale da sperimentare un dolore che lo ha portato alla morte, Pio XII ha vissuto sulla sua pelle gli orrori del nazifascismo e la persecuzione e la morte di tanti cristiani, tra cui tantissimi sacerdoti, che rischiavano tutto per aiutare chi rischiava i campi di concentramento e di sterminio. Giovanni XXIII, ha addirittura incarnato nella sua persona la virtù della bontà del cuore, tanto da essere chiamato Papa buono. Paolo VI ha sofferto la crisi della chiesa e dei valori coi quali era vissuto tanto da sperimentarsi abbandonato dallo stesso Popolo di Dio. Giovanni Paolo I se pur per poco tempo ha fatto riportato la Chiesa ad essere piccolo gregge e si è fatto piccolo per tutti con cuore di padre. Giovanni Paolo II ha portato sulle sue spalle il peso della chiesa in un mondo in cambiamento unendola in modo indissolubile al cuore di Maria, alla quale egli stesso si era donato interamente. Benedetto XVI ha sofferto gli scandali del clero e ha lottato per cercare giustizia e riportarci al cuore della fede. Francesco negli ultimi anni ci ha riconsegnato al cuore di Cristo spogliato da ogni altra cosa perché lo riscopriamo presente nel povero, nel prigioniero, nel malato, nell’ultimo, secondo le parole del Vangelo.

Non so cosa pensiate sia necessario per la chiesa e per il mondo, forse al di là di cosa pensiamo sarà necessario rimetterci allo Spirito Santo e unire i nostri cuori al cuore stesso di Cristo, per completare così con l’amore sofferto del nostro cuore “ciò che manca alla passione di Cristo”. Maria, che ha portato nel suo grembo il cuore stesso di Dio, ci riporti a Lui e guidi il nuovo Papa sulle vie che il Suo Figlio ci ha insegnato.

Verso la Pasqua: quando l’Eternità bussa alla Porta del Tempo

Siamo ormai alle porte della Settimana Santa, il cuore dell’anno liturgico, il tempo che ci conduce dritti al mistero più grande e luminoso della nostra fede: la Pasqua di Risurrezione. L’aria si fa diversa, sentiamo che qualcosa di importante sta per accadere. Ma, presi magari dai preparativi pratici o dalla routine che non si ferma, rischiamo di chiederci: cosa stiamo davvero aspettando? È solo una festa, una tradizione, un giorno di vacanza in più?

La Pasqua che ci apprestiamo a celebrare è molto più di tutto questo. È l’evento che ha cambiato per sempre la storia e il significato stesso del nostro tempo.

Prima di immergerci nei riti intensi e commoventi che ci aspettano, riflettiamo un attimo su come percepiamo il tempo nella nostra vita quotidiana. Spesso lo sentiamo come una linea retta, un fiume che scorre inesorabile portandoci via dal passato e spingendoci verso un futuro incerto. Ogni giorno sembra inseguire l’altro, l’orologio scandisce ore che a volte ci sembrano vuote o troppo piene. Il tempo ci appare limitato, segnato dalla fragilità e dalla consapevolezza che tutto, prima o poi, finisce.

Ma ecco che la Pasqua arriva – anzi, sta per arrivare – a scardinare questa visione. Ciò che celebreremo domenica prossima non è solo il ricordo di un fatto prodigioso accaduto duemila anni fa. È l’annuncio che, in Gesù Cristo Risorto, l’eternità stessa ha fatto irruzione nel nostro tempo limitato.

Con la Sua morte e Risurrezione – eventi che rivivremo spiritualmente nei prossimi giorni – Gesù non ha semplicemente “riavvolto il nastro”. Ha compiuto qualcosa di inaudito: ha spezzato la tirannia della fine. Ha mostrato che la morte, l’ultima parola del tempo umano, non è l’ultima parola di Dio.

La Risurrezione, che attendiamo con speranza, è come una breccia potente e luminosa che si apre nel muro apparentemente invalicabile del tempo. Attraverso questa breccia, l’infinito di Dio entra e illumina la nostra esistenza terrena. Non è solo una promessa per il dopo, ma una realtà che inizia a trasformare il nostro adesso, proprio mentre ci prepariamo a celebrarla.

Cosa significa questo per noi, oggi, in questa settimana di attesa e preparazione?

* Significa che partecipare ai riti della Settimana Santa (dalla Messa in Coena Domini alla Veglia Pasquale) non è solo assistere a una rappresentazione, ma immergerci in questo mistero che dà senso nuovo al nostro tempo.

* Significa che le nostre fatiche, le nostre preoccupazioni attuali, possono essere vissute non con disperazione, ma alla luce della vittoria imminente sulla morte. Ogni gesto di amore, di servizio, di preghiera fatto in questi giorni è già un passo verso quella vita eterna che Cristo ci dona.

* Significa che la nostra speranza si rafforza: anche di fronte alle difficoltà e ai dolori presenti, sappiamo che il nostro cammino non si conclude nel nulla, ma è orientato verso l’abbraccio di un Dio che è Vita Piena.

La Pasqua che bussa alla porta non è un concetto astratto. È l’invito a lasciare che la forza della Risurrezione entri già da ora nella nostra vita, trasformando il nostro modo di vedere il tempo e di vivere ogni momento.

Prepariamoci dunque ad accogliere questo dono immenso. Camminiamo insieme in questa Settimana Santa con il cuore aperto, pronti a lasciarci sorprendere ancora una volta dall’Amore che vince la morte e spalanca le porte dell’eternità nel bel mezzo del nostro tempo.

Auguro a tutti voi una profonda e fruttuosa Settimana Santa, preludio della gioia senza fine della Pasqua.

“Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil. 1,21)

L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, che celebriamo ogni anno nella domenica delle palme, ci invita a prese di posizione, a scelte radicali, ci invita ad esporci con Lui e a scegliere da che parte stare.

I bambini di Gerusalemme chiaramente si espongono con Lui, gettano sulle strade i mantelli e lo accolgono agitando rami di palma. Dal nostro punto di vista, dopo duemila anni, conoscendo i fatti che seguirono quel momento, riconosciamo il valore profetico del gesto dei bambini. Eppure ai contemporanei quel Gesù che sale a Gerusalemme in groppa ad un asino sarà sembrato semplicemente il re degli straccioni e dei pezzenti. Scegliamo di stare anche noi con Lui se scegliamo quella parte. Che il valore dei poveri sia maggiore di quello dei potenti. Che il guadagno degli umili sia più garantito del lusso di pochi. Che il diritto alla casa, al lavoro, alla dignità personale venga prima del potere di pochi. La preghiera per la pace che sale ancora al Padre da parte dei suoi poveri faccia più rumore delle armi e dei soldi di pochi per cui sono costruite. Ecco a noi la risposta, giunge povera tra i poveri eppure ha il volto del Re dei Re, l’unico potente che invece di mandare altri a morire per Lui si offre per tutti. Non viviamo allora come schiavi di chi ci offre un benessere effimero, scegliamo di vivere come Cristo, per Cristo e in Cristo e la nostra vita, e la nostra morte saranno il nostro guadagno e non quello degli schiavisti di ogni tempo.

6 aprile – quinta domenica di quaresima

Le uniche parole scritte da Gesù

Dal vangelo secondo Giovanni

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Cristo sulla sabbia

all’adultera in procinto

d’essere linciata

cosa vuoi che abbia scritto

se non una poesia d’amore?

Cosa vuoi che siano state

quelle poche lettere

quei piccoli segni rimasti

nel mistero

se non un mistico, silenzioso

“ti amo”

detto a tutto il mondo

e cancellato nella notte

furtivamente

da quelli senza peccato?

Angelo Colucci

30 marzo – quarta domenica di quaresima

Il padre misericordioso:

una storia più antica di Gesù

Dal vangelo secondo Luca

Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il racconto che segue proviene da una tradizione buddhista di origine indiana che risale al V secolo prima della nascita di Cristo.

 

Il padre, partito per un lontano viaggio alla ricerca del figlio, ne perse ogni traccia. Il padre fece tutto il possibile per ritrovarlo, ma invano.

Passò del tempo e il figlio, ridotto alla miseria, errava nei pressi della casa paterna. Il padre lo riconobbe presto ed inviò dei servi per ricondurre il vagabondo. Ma questi, intimorito dalla maestosità della dimora e sospettando di essere preso in giro, si rifiutò di seguirli.

Il padre mandò di nuovo i suoi servi con l’ordine di dargli del denaro con l’offerta di lavorare presso il loro ricco signore. Il figlio allora accettò, tornò con i servi alla casa paterna e divenne un servitore.

Il ricco signore gli accordò un graduale avanzamento di grado fino ad affidargli l’incarico del mantenimento di tutta la proprietà e delle sue ricchezze. Ma pur sempre il figlio non riconosceva il proprio genitore.

Il padre, soddisfatto della fedeltà del figlio, quando sentì avvicinarsi la fine riunì familiari e amici e disse: “Amici, ecco il mio unico figlio, che ho cercato per lunghi anni. D’ora in poi, l’intera mia proprietà e tutti i miei tesori sono suoi”.

Il figlio, stupito dalla rivelazione paterna, disse: “Non solo ho ritrovato mio padre, ma anche tutti i suoi beni e tesori ora mi appartengono”.

Vi riporto questo antico testo non tanto per dimostrare che Gesù ha raccolto alcuni insegnamenti altrove. Sappiamo benissimo che egli usa la sapienza umana come tramite per descriverci il Padre. Vi riporto questo testo piuttosto per esaltare qualcosa che Gesù ci consegna e che è il vero centro della parabola evangelica, centro che nel testo indiano non emerge: il Padre non attende la nostra conversione e la nostra comprensione per darci tutti i suoi tesori, Egli ci dona il Suo Figlio anche se non l’abbiamo ancora riconosciuto come fratello. Come dice san Paolo: “Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito” (Rom 5,6).

16 marzo – Seconda domenica di quaresima

Dal Vangelo secondo Luca                           (Lc 13,1-9)

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Leggendo queste parole del vangelo mi è tornata alla memoria una poesia di Rilke che avevo letto anni fa. Credo che la pazienza che ci racconta la parabola non sia solamente una virtù che richiede impegno quanto un atteggiamento che permette lo stupore e una vita di una qualità superiore.

Sii Paziente                            di Rainer Maria Rilke

Sii paziente verso tutto ciò

che è irrisolto nel tuo cuore e…

cerca di amare le domande, che sono simili a

stanze chiuse a chiave e

a libri scritti in una lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.

E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.

Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta