“Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil. 1,21)

L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, che celebriamo ogni anno nella domenica delle palme, ci invita a prese di posizione, a scelte radicali, ci invita ad esporci con Lui e a scegliere da che parte stare.

I bambini di Gerusalemme chiaramente si espongono con Lui, gettano sulle strade i mantelli e lo accolgono agitando rami di palma. Dal nostro punto di vista, dopo duemila anni, conoscendo i fatti che seguirono quel momento, riconosciamo il valore profetico del gesto dei bambini. Eppure ai contemporanei quel Gesù che sale a Gerusalemme in groppa ad un asino sarà sembrato semplicemente il re degli straccioni e dei pezzenti. Scegliamo di stare anche noi con Lui se scegliamo quella parte. Che il valore dei poveri sia maggiore di quello dei potenti. Che il guadagno degli umili sia più garantito del lusso di pochi. Che il diritto alla casa, al lavoro, alla dignità personale venga prima del potere di pochi. La preghiera per la pace che sale ancora al Padre da parte dei suoi poveri faccia più rumore delle armi e dei soldi di pochi per cui sono costruite. Ecco a noi la risposta, giunge povera tra i poveri eppure ha il volto del Re dei Re, l’unico potente che invece di mandare altri a morire per Lui si offre per tutti. Non viviamo allora come schiavi di chi ci offre un benessere effimero, scegliamo di vivere come Cristo, per Cristo e in Cristo e la nostra vita, e la nostra morte saranno il nostro guadagno e non quello degli schiavisti di ogni tempo.

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