C’è un’intelligenza che non si sviluppa per apertura di possibilità, quanto attraverso il limite strutturale della nostra stessa vita.
Il messaggio del Papa per la giornata della pace prende in esame lo sviluppo dell’intelligenza artificiale quale paradigma della modernità in costante ricerca del progresso. Papa Francesco ci aiuta a riconoscere il bene all’interno delle sfide che le nuove tecnologie portano con sé e, allo stesso tempo, a vagliarne la complessità.
È questa, infatti, un’intelligenza che ci permette di conoscere più approfonditamente la realtà, di operare in maggior sicurezza, e di trovare nuovi mezzi per raggiungere i nostri obiettivi più coraggiosi.
Eppure, come diceva il filosofo L.J.J. Wittgenstein nel suo Tractatus, “Noi sentiamo che, anche se si dà risposta a tutte le domande scientifiche possibili, i problemi della nostra vita non risultano ancora neanche toccati.” e, in un altro passaggio: “La soluzione del problema della vita si coglie al dissolversi di tale problema”.
Una nuova intelligenza viene chiesta dunque alla nostra umanità, un’intelligenza che passa proprio attraverso l’esperienza del limite che sperimentiamo nella fallibilità, nella fragilità e nella morte.
È, questa, un’intelligenza, citando lo psicologo D. Goleman, che potremmo dire emotiva: un’intelligenza che ci permette di vivere la compassione e la vicinanza all’altro al di là del fatto che sia giusto o legale o obbligatorio, quanto per una pulsione dell’anima che non bada alla nostra stessa sopravvivenza o al nostro guadagno. La sperimentiamo quando ci rendiamo conto di essere disposti a perdere tutto per il bene di qualcun altro, quando riconosciamo di non essere abbastanza per aiutare qualcuno ma non possiamo non provarci, quando siamo disposti anche a rischiare la vita.
È il fatto che siamo mortali a rendere la nostra vita una questione così seria. Questa “livella”, come la chiamava il principe De Curtis, che è la morte, rende ogni giorno della nostra esistenza estremamente prezioso, perché non ritornerà.
La ricerca della pace e la difesa della vita per cui non smettiamo di pregare partono proprio da questo principio.
La vita dell’altro, quella di un bambino non ancora nato, di un malato, di un prigioniero, perfino quella di un popolo colpevole di terrorismo, sono, come la nostra, qualcosa di così prezioso poiché sono irripetibili e uniche. Esse non sono un mezzo per arrivare ad un fine, per il guadagno di qualcuno, non sono la via per il successo o per la fama o per il potere: esse sono come il fiore del campo che al mattino fiorisce e alla sera dissecca (Sal 144), eppure il Padre nostro celeste si china per sentirne il profumo.
Grazie don Daniele delle riflessioni che ci edificano! I tempi sono di confusione e molte volte siamo confusi ma il Signore con la Sua e Nostra Madre ci aiutano sempre! Io personalmente sono contraria all’intelligenza artificiale, basterebbe usare bene quella che ci ha donato il Signore,unita al cuore fa cose grandi ! Ave Maria🙏
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