Spostarsi

Da che punto guardi il mondo? Ci siamo molto abituati a spostarci per garantire il distanziamento fisico gli uni dagli altri. Quanto questo distanziamento fisico è diventato anche sociale?

            La distanza gli uni dagli altri ci porta a pensare all’altro innanzitutto come un possibile portatore di malattia e dunque ad una minaccia per la nostra vita, o, perché no, a pensare a noi stessi come possibili minacce per gli altri, magari anche per i nostri cari.

            Spostarci cambia la nostra percezione del mondo, di noi stessi, forse anche di Dio. Un Dio in attesa della fine della pandemia, un Dio da invocare, ma che non ci sposti più di tanto, anche perché ci stiamo già spostando da soli, spinti da leggi, decreti, prudenze e attenzioni.

Possiamo approfittare di questo momento che ci sposta dalle nostre sicurezze per rivedere qual è il nostro centro di riferimento.

La nostra storia non è un punto di riferimento stabile, il mondo cambia in fretta e ciò che è passato non è più una risposta sufficiente per il futuro. I conflitti di cui siamo spettatori ci mostrano quanto in fretta passano gli insegnamenti del passato e come possano essere facilmente rovesciati da ricostruzioni più o meno fantasiose a giustificazione dei potenti di turno.

Rimettiamo al centro il crocifisso, Colui che ha dato la Sua vita per noi. Vi invito a guardarlo nell’immagine che riporto in questo nostro notiziario. Si tratta di un disegno prodotto da san Giovanni della Croce nel XVI secolo. Ritrae il crocifisso attraverso un piccolo tondo, quasi della forma di un occhio, osservato dall’alto. È come se lo sguardo del Padre osservasse il Figlio crocifisso per noi. Ricordiamo le parole di Gesù nel Getsemani: “Padre, passi da me questo calice, ma sia fatta la tua, non la mia volontà”. Ecco la volontà del Padre come centro della vicenda di Cristo, come centro anche della nostra vicenda umana. Centro delle nostre storie, centro della storia del mondo, è questo sguardo che vigila sui crocifissi del nostro tempo. Partiamo anche noi da questo sguardo e spostiamo il nostro centro di riferimento, dagli interessi personali, dal mantenimento delle nostre sicurezze, dalla coerenza con la nostra storia, portando il nostro punto di vista verso la possibilità di amare. Certa è la nostra possibilità di morire, possiamo scegliere la possibilità di morire ogni giorno per amore. È questo sguardo che sposta la pietra del sepolcro, che apre alla speranza della risurrezione. È questo sguardo che apre alla Pasqua. Lo sguardo di chi non distoglie il volto dall’uomo della croce, ma, nella compassione, impara la sua stessa strada, consapevole che la stessa via che porta al calvario ci conduce anche al giardino del Risorto.

Buona Pasqua, cara comunità del Ponte, non ci manchi mai il coraggio e la speranza, contempliamo senza paura le croci che portiamo insieme, e, mentre guardiamo in questi giorni al crocifisso, sentiamo su di noi anche lo sguardo del Padre, che non ci abbandona mai.

La realtà spirituale

Riscoprire il valore della vita nello spirito potrebbe essere vista come una delle dimensioni fondamentali del tempo di quaresima.

Ciò che non vediamo e non percepiamo in modo diretto influenza continuamente la nostra quotidianità, eppure è difficile trovare il tempo per fermarsi e rendersene consapevoli. È ciò che non ci siamo dati da soli, la nostra vita, come ci suggerisce Giussani, che, una volta accettata ci permette di sperimentare chi siamo davvero.

         In alcuni momenti questa realtà ci contatta e ci lascia inermi: la morte di una persona cara, alcuni momenti di malattia o di angoscia, esperienze di particolare stupore o gioia.

            Tutto questo ci interroga e ci apre al divino. Potrebbe capitarci allora di formulare teorie improvvisate o di accedere a ricordi non ben precisati del tempo del catechismo, o ancora alle parole di questo o di questa scrittore o scrittrice di turno, per darci una spiegazione dell’accaduto.

         Il tempo di quaresima giunge allora in nostro soccorso. Attraverso la pratica del digiuno ci porta a nutrirci della Parola di Dio e dell’Eucaristia per ricordarci ancor più come sia necessario alimentare il nostro spirito affinché possa riconoscere la sacralità di ogni istante. Attraverso l’elemosina e la carità, la quaresima, ci permette di dare un nuovo significato ai beni che possediamo e alle relazioni tra noi, finalizzate alla condivisione e non al possesso, per sperimentare, nella finitezza della nostra vita, la dimensione del dono di Dio che siamo. Attraverso la preghiera, infine, la quaresima ci pone nella condizione di rivedere il significato della nostra vita e delle nostre scelte alla luce del vangelo, in relazione costante con il Padre e, nella comunione dei santi, con quanti vivono in Lui. 

Appropriamoci della salvezza

Dio è venuto in questo mondo e si è fatto uomo per dare ad altri uomini il tipo di vita che è Suo. […] L’umanità, sostanzialmente, è già ‘salvata’. Noi individui dobbiamo appropriarci di questa salvezza. Ma la parte più ardua del compito – quella che non avremmo potuto assolvere da soli – è stata assolta per noi. […] Se ci apriamo all’unico Uomo in cui essa fu pienamente presente, e che, pur essendo Dio, è anche realmente uomo, Egli la realizzerà in noi e per noi.
C.S.Lewis, Il cristianesimo così com’è

         Vivere da salvati, abitare questa speranza, è la strada che la nostra fede ci pone davanti.

     Non è possibile oggi immaginare che la nostra vita dipenda ancora da ciò che ci circonda. Ogni giorno siamo richiamati a scelte personali che ci permettono o meno di essere cristiani.

         Il fiume della storia, impantanato nei dubbi e nelle paure del tempo che viviamo, ha bisogno di canali nuovi per fecondare la vita e renderla bella e degna di essere vissuta.

         Così la nostra fede, così profonda e ricca di storia e di esperienze ha bisogno che ciascuno di noi torni a scegliere di vivere il rischio di aprirsi a Cristo.

Nella nostra comunità, nel nostro stare insieme, nelle nostre case non è più il tempo in cui dare per scontato che abiti Cristo. Siamo chiamati a sceglierlo. A inventare un tempo in cui incontrarlo, a cercarlo di nuovo, a rimetterlo al centro

         Siamo già salvati, viviamo come tali o scegliamo di condannarci l’un l’altro?

         In questi giorni vivremo la festa della presentazione di Gesù al tempio, la Candelora. La piccola luce di quella celebrazione ci aiuti a rimettere al centro della nostra vita la luce di Cristo: è la sola luce che illumina tutti. È la Sua luce che ci permette di guardare i nostri figli come dono e non come possesso, i nostri anziani come portatori di unicità e non come peso, il nostro lavoro come occasione e non come fonte di stress, la nostra stessa vita come degna di essere salvata e non solo tempo che scorre senza meta.

Nel Battesimo di Gesù

La festa del Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale. Riporto nel foglietto parrocchiale questa immagine di Piero della Francesca.

         L’acqua viene posta sopra il capo di Gesù a indicare che tutto il suo corpo vi è sottoposto. Tutta la scena trova il suo centro nel punto in cui l’acqua viene a toccare i suoi capelli. La vita cristiana si risolve proprio in questo: un punto di contatto tra la nostra vita mortale e l’eternità. Il battesimo che abbiamo ricevuto è segno efficace di un incontro, una via perché lo Spirito di Dio possa entrare nella nostra vita. Ogni sacramento sia per noi, in forza del battesimo ricevuto, nuova apertura perché Dio non sia un estraneo spettatore dei nostri giorni, di questo tempo; sia Egli piuttosto il centro da cui dare significato a ciò che siamo nelle nostre individualità e nella nostra vita comunitaria.

Buon Natale

Tutti noi speriamo in qualcosa. Il Natale, luogo principe di speranza, in questo momento splende come attraverso il filtro opaco della paura nella quale siamo immersi. I dubbi e le angosce che quest’anno e mezzo di pandemia ha portato con sé assomigliano alla nebbia di qualche sera fa. La luce dei lampioni mi sembrava solo una piccola illusione mentre mi permetteva a mala pena di camminare per le nostre vie. Eppure, a un certo punto, dentro la nebbia ecco emergere le stelle della costellazione di Orione. Devo dire che vederle mi ha strappato un sorriso. Il cielo ci riconsegna la verità, e una stella lontana sembra molto più reale dei nostri tentativi di imitarla. Penso alle telefonate che a volte si ricevono quando si sta male; possono durare anche poco, ma valgono molto più di tante chiamate fatte a chi non si fa mai sentire.

Il Natale è la chiamata che stavi aspettando, la stella lontana che non hai acceso tu, il Dio che non hai cercato e ti è venuto incontro.

È allora che ci illuminiamo, è allora che diveniamo capaci di speranza; quando il nostro futuro non è un mero accumulo di obiettivi e di impegni trascritti in agenda. Diveniamo carichi di speranza quando incontro ad ogni passo della vita si allarga l’orizzonte, quando a fronte delle lotte e delle difficoltà si spalanca il sorriso di un amico e la gioia di quanti amiamo.

Era una notte buia a Betlemme, eppure il mondo aveva bisogno di quel bambino proprio in quel buio. Mi chiedo spesso di cosa ha bisogno la nostra parrocchia, cosa chiedere al Signore in questo Natale. Come un bambino vorrei scrivergli una letterina. Vorrei chiedergli oggi il dono della speranza. Non ci mancano energie, competenze, capacità e bellezza e sappiamo mettere un passo avanti all’altro nel nostro cammino. Non ci mancano luoghi buoni in cui incontrarci. Non ci mancano occasioni e possibilità. Credo che abbiamo bisogno di tener viva la fiamma della speranza, che si apra un po’ di cielo, in questa notte che è Natale, per vedere una luce che ci guarda, per sapere che non siamo dimenticati, per ricordarci chi siamo.

Un santo per tutto il mondo

            La grandezza di San Nicola è quella di essere un ponte d’incontro per moltissime culture e luoghi del mondo. Se cerchiamo il suo ricordo, dall’oriente all’occidente ci capiterà di incontrare racconti e leggende che narrano di come si sia manifestato a quanti lo invocavano, sempre pronto ad elargire doni e grazie. Sin dal momento della traslazione delle sue reliquie da Mira (nell’attuale Turchia) a Bari, il nostro santo ha creato unione tra più culture e comunità cristiane.

            Con questa intenzione particolare siamo chiamati a sentirlo vicino anche oggi, proprio noi che come parrocchia e paese ne portiamo il nome. Ci aiuti ad essere davvero un ponte.

            Nel tempo che stiamo vivendo tutto ci ricorda che siamo parte di un’unica comunità umana, eppure tutto ciò non ci basta. Condividere le sorti dell’umanità, lo stesso dolore e le stesse fatiche non è sufficiente se non sappiamo creare luoghi di incontro, ponti appunto, dove riuscire a portarne insieme il peso, insieme trovare soluzioni e, sempre insieme, compiere azioni di coraggio e di solidarietà.

            Il nostro patrono ci aiuti a farci vicini e comprensivi tra di noi, a superare antiche divisioni e pregiudizi, a venirci incontro: per diventare un ponte, una comunità che sia luogo di condivisione tra noi e, anche per questo, di rivelazione del Cristo che viene. Maria, Madre nostra, che in questi giorni ricordiamo come Immacolata, ci dia speranza e fiducia per accoglierlo.

Passaggi

L’opera di Dio si realizza nella storia, nel tempo dell’umanità. Ancor oggi il mistero dell’incarnazione spaventa e interroga. Come può Dio scegliere la nostra povertà per rivelare la sua potenza?Il passaggio, alla fine dell’anno liturgico, tra la la festa di Cristo Re dell’universo e l’attesa, nell’Avvento, della sua venuta del mondo come il Dio bambino che nasce a Betlemme, ne è segno rivelatore.Contro tutte le logiche del “tutto e subito”, al di là degli “sbrigati” che ci urliamo addosso, oltre le facili promesse degli imbonitori, vi è un Dio che ci attende. Egli pazienta per noi, forse intravede il senso profondo che vi è nel mistero della nostra vita e non vuole perderne un solo istante.Le letture di questi giorni ci parleranno del tempo che verrà, del Signore che viene, del futuro. Se pure, con esse, volgiamo il nostro sguardo all’avvenire, nell’attesa che i mali di questo mondo finiscano, contempliamo con fiducia il presente, è l’unico luogo in cui, ora, possiamo diventare segno della Sua presenza.

Partecipare

Alla voce del verbo PARTECIPARE il vocabolario scrive: 

Prendere parte a un fatto o a un’attività collettiva, intervenire (+ a ): p. a un convegno; p. a un’impresa. Contribuire con il proprio apporto, collaborare. “p. alle spese”   oppure   Avere parte insieme con altri: p. agli utili di un’azienda. Avere qualcosa come caratteristica della propria natura ed essenza (+ di ). “Cristo partecipa della natura divina e di quella umana”  

Mentre stanno iniziando le attività della catechesi vorrei proporvi di unire questi due significati al fine di realizzare giorno dopo giorno sempre meglio il nostro obiettivo comune di divenire comunità cristiana nel Signore.

Partecipare dunque di un’attività collettiva: un’attività che scegliamo come luogo di interazione sociale portatore di valori che riconosciamo come nostri; i valori dei nostri padri e di una storia di cui siamo parte.

            Partecipare inoltre nel sentirci parte di gioie e dolori condivisi, in cui non siamo meri avventori di un servizio quanto parte integrante della costruzione di pietre vive dove Cristo è la pietra angolare: la Chiesa.

            Accompagneremo dunque i nostri bambini a partecipare alla catechesi consapevoli che, mentre si affacciano a questa famiglia che è la comunità cristiana, anche le nostre famiglie sono chiamate a dirsi e a darsi come parte integrante della stessa famiglia in Cristo. Una famiglia dove la parte dell’uno sostiene la parte dell’altro, possibilmente attraverso atteggiamenti di fiducia, rispetto e soprattutto di pazienza.

            Per aiutare la realizzazione del progetto della catechesi saremo costretti a compiere alcune modifiche nelle abitudini della nostra comunità che riguardano gli orari delle messe.

            Al fine di garantire la partecipazione dei nostri ragazzi alla Santa Messa la domenica mattina, permanendo l’obbligo del distanziamento fisico all’interno della chiesa, la celebrazione immediatamente precedente alla catechesi sarà loro in modo particolare dedicata.

            Dunque gli orari delle messe saranno in questo modo modificati per la domenica mattina (a partire da domenica 28 novembre):

  • ore    8.00
  • ore    9.30 S. Messa dedicata ai ragazzi della catechesi
  • ore  11.30  

Tutti i santi

La voce, gli occhi e le mani del Padre entrano nella storia dell’umanità interrompendo il racconto ripetitivo delle nostre parole, dei nostri sguardi e dei nostri gesti, attraverso i santi. Coloro che hanno saputo mettersi in comunione con Lui ci trasmettono, mentre li celebriamo nelle festività di questi giorni, che un’altra vita è possibile, che la strada indicata da Cristo ci consegna una vera libertà. I santi ci riconducono al Bene da cui proveniamo, al bene che siamo, e al bene che possiamo compiere. Vie di conversione, di penitenza, di solidarietà, di preghiera, di offerta della propria vita, di martirio, di passione, di coraggio, di creatività e fantasia hanno permesso loro di rendere viva e vivificante la Parola del Padre, il Suo sguardo sull’umanità e di far percepire la potenza e la tenerezza del Suo amore.Mentre celebriamo la novità del loro messaggio, pur guardando avanti, viviamo anche il ringraziamento per quanti ci hanno lasciato e, in qualche modo, ci hanno consegnato un pezzetto di questo bene. Commemorando i nostri defunti, lasciando loro magari un fiore o una candela, apriamo il nostro cuore al sentimento della gratitudine, perchè quanto seminato fiorisca ancora e diventi luminoso ancora.

Il mese di ottobre che si conclude, inoltre, ci ricorda l’importanza della nostra preghiera per i missionari. Mentre partecipiamo con la nostra vita cristiana e con il fervore dello spirito alla missione consegnata da Cristo di annunciare il vangelo a tutto il mondo, non dimentichiamo quanti sono segno della sua presenza anche lontani da casa e apriamo il nostro sguardo per ricordare che il Vangelo supera le mura delle nostre case e i confini della nostra parrocchia.

Il mese di novembre che si apre davanti a noi, ci ricorda invece l’importanza del ringraziamento. Domenica 7 novembre in Chiesa potremo portare i frutti della terra che saranno portati alle cucine popolari di Padova come segno di solidarietà.

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