L’inizio della quaresima è per noi cristiani l’avvicinamento all’evento più importante dell’anno, il cuore della vita liturgica della chiesa e il centro del messaggio di Gesù: la santa Pasqua di passione, morte e risurrezione di Cristo.
È alla luce di questo centro, di questo cuore, che ritrova significato la nostra fede e la nostra quotidianità in relazione con Gesù.
Il mondo di fronte a noi si presenta come un luogo carico di pericoli, di contraddizioni e di avversità. Guerra, povertà e malattia fanno capolino ovunque, e sarebbe facile, anche per un cristiano, rispondervi con disperazione o con violenza. Sarebbe facile contrapporre alla guerra e alle divisioni, facili sentenze di parte mettendosi poi, agilmente, sul carro del vincitore. Sarebbe facile contrapporre alla povertà il lamento vuoto di soluzioni, di chi guarda al passato senza trarvi ricchezza di speranza. Sarebbe facile contrapporre alla malattia la rabbia verso qualche capro espiatorio o la rassegnazione priva di redenzione di chi non vede altro che ciò che gli manca.
La quaresima ci porta invece una nuova pienezza di vita che non risiede nel percepirci buoni, ricchi e sani, ma nel percepirci manchevoli e comunque amati, poveri e comunque capaci di donare, malati e allo stesso tempo destinati a risurrezione. La strada che da tempo immemore la chiesa ci suggerisce contrappone la guerra alla preghiera, la povertà all’elemosina, la malattia al digiuno.
Se ricordate era stata molto criticata la scelta di Papa Francesco di consacrare la Russia e l’Ucraina a Maria, come se fosse meno potente e meno utile l’intercessione della Madre di Dio rispetto ai carri armati. L’invocazione per la pace dev’essere invece sempre viva in noi, per non lasciar spazio ad altri desideri che invece portano a vendetta e ad ulteriori divisioni.
Di fronte alle sempre più frequenti difficoltà economiche di tante nostre famiglie siamo richiamati a vie di solidarietà che permettano a tutti di sentirsi parte di un unico cammino, di una strada di vita in cui il pane, pur guadagnato con il sudore della fronte, è un bene che va necessariamente spezzato e condiviso. Le soluzioni di sussidi per la povertà non possono sostituire le vie della solidarietà, che ci ricorda che la più grande ricchezza nella vita è non essere soli.
Abbiamo passato infine un periodo molto difficile a causa della pandemia, la malattia ha lasciato tante persone private della speranza e ancora oggi le conseguenze degli anni trascorsi si fanno sentire. Gesù ci mostra come la mancanza che il digiuno ci porta a sperimentare può lasciare spazio ad un altra pienezza di vita. Il Maestro ci mostra che attraverso la sofferenza, offerta per amore, si compie un mistero di redenzione che porta ad una salute, ad una salvezza, ben più grande di quella del corpo.
Ora si apre per noi la quaresima, la cenere sul nostro capo non ci ricordi solo la provvisorietà del tempo che ci è dato, ma anche il fuoco che arde in noi, il desiderio di bene che cerchiamo, e soprattutto l’amore di un Dio che, come la leggendaria fenice, davvero risorge e, da queste nostre ceneri, fa risorgere anche noi.
In questo periodo siamo chiamati a rinnovare anche la nostra preghiera per il Sinodo diocesano, in questa fase particolarmente importante. Troverete in chiesa i cartoncini con la preghiera per il sinodo che vi invito a vivere nelle vostre famiglie, nel tempo di preghiera che condividete tra voi. Riporto le parole del nostro vescovo che ci ricorda l’importanza e il potere della preghiera.
“Camminare insieme è per me speranza e preghiera. In realtà immagino che siano la speranza e la preghiera di ogni vescovo, ma anche di ogni presbitero e battezzato, di ogni padre e madre che vogliono realizzare la propria famiglia nell’amore! (…)
Sinodo è preghiera. È la preghiera, in comunione con la preghiera sacerdotale di Gesù, di saper camminare insieme, arricchiti dalle nostre usanze e ma anche andando oltre, superando le nostre resistenze e vincendo presunzioni e individualismi. È preghiera di invocazione: “Che siano una cosa sola”! Preghiera che assomiglia a quella dei poveri, di coloro che invocano da Dio giustizia e dignità, senza pretese perché sono poveri; le invocano come Grazia.”
Dalle Parole del Vescovo Claudio
durante l’indizione del Sinodo diocesano 16.05.2021
