Il Battesimo di Gesù: un Dio che entra nelle acque per salvare

La festa del Battesimo di Gesù chiude il tempo di Natale riportandoci a un’immagine potente e carica di significato: Dio che entra nell’acqua. Non dall’alto, non da lontano, ma scendendo nel fiume Giordano, mescolandosi alla folla dei peccatori, condividendo fino in fondo la condizione umana. Il Battesimo di Gesù non è un gesto formale. È l’inizio della sua missione di salvezza. Gesù entra nelle acque non per essere purificato, ma per purificare; non per essere salvato, ma per salvare. Quelle acque diventano il luogo in cui Dio si fa solidale, dove prende su di sé il peso, la fragilità, la paura dell’uomo.

            Questa verità è stata colta con grande forza anche dall’arte contemporanea. Nell’acquerello del 2017 di François-Xavier de Boissoudy, il Battesimo di Gesù è rappresentato in modo essenziale e quasi spoglio: il corpo immerso nelle acque scure, avvolto da un silenzio drammatico, in una scena che ricorda più un salvataggio che un rito. L’acqua non è addomesticata né rassicurante: è profonda, instabile, carica di tensione. È l’acqua della vita e insieme del rischio.

            Non è difficile, davanti a quest’opera, pensare alle acque del nostro tempo: quelle del mare che ogni giorno vedono uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla disperazione. Acque che troppo spesso diventano luogo di morte, ma che grazie al coraggio di soccorritori, volontari e marinai possono trasformarsi in spazio di salvezza.

Ogni salvataggio in mare è una lotta contro il tempo, contro le onde, contro l’indifferenza. È qualcuno che sceglie di entrare nelle acque per non lasciare morire. In questo gesto riconosciamo qualcosa di profondamente evangelico: la decisione di non restare a riva, di rischiare, di esporsi pur di restituire vita.

            Il Battesimo di Gesù ci dice che Dio salva così: non a distanza, ma entrando nella storia; non dall’alto, ma condividendo il pericolo. E ci ricorda che anche il nostro battesimo ci immerge in questa stessa logica. Siamo battezzati in Cristo per diventare, a nostra volta, segni di salvezza per altri.

In un tempo segnato da paure e chiusure, questa festa ci provoca: siamo disposti a entrare nelle “acque agitate” del nostro tempo? Sappiamo riconoscere il volto di Cristo in chi chiede aiuto? Il nostro essere cristiani si traduce in gesti concreti di accoglienza, responsabilità e compassione?

Dalle acque del Giordano alle acque del Mediterraneo, risuona la stessa chiamata: scegliere la vita, sempre. Perché ogni uomo salvato è una vittoria del Vangelo.

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