Verso la Pasqua: quando l’Eternità bussa alla Porta del Tempo

Siamo ormai alle porte della Settimana Santa, il cuore dell’anno liturgico, il tempo che ci conduce dritti al mistero più grande e luminoso della nostra fede: la Pasqua di Risurrezione. L’aria si fa diversa, sentiamo che qualcosa di importante sta per accadere. Ma, presi magari dai preparativi pratici o dalla routine che non si ferma, rischiamo di chiederci: cosa stiamo davvero aspettando? È solo una festa, una tradizione, un giorno di vacanza in più?

La Pasqua che ci apprestiamo a celebrare è molto più di tutto questo. È l’evento che ha cambiato per sempre la storia e il significato stesso del nostro tempo.

Prima di immergerci nei riti intensi e commoventi che ci aspettano, riflettiamo un attimo su come percepiamo il tempo nella nostra vita quotidiana. Spesso lo sentiamo come una linea retta, un fiume che scorre inesorabile portandoci via dal passato e spingendoci verso un futuro incerto. Ogni giorno sembra inseguire l’altro, l’orologio scandisce ore che a volte ci sembrano vuote o troppo piene. Il tempo ci appare limitato, segnato dalla fragilità e dalla consapevolezza che tutto, prima o poi, finisce.

Ma ecco che la Pasqua arriva – anzi, sta per arrivare – a scardinare questa visione. Ciò che celebreremo domenica prossima non è solo il ricordo di un fatto prodigioso accaduto duemila anni fa. È l’annuncio che, in Gesù Cristo Risorto, l’eternità stessa ha fatto irruzione nel nostro tempo limitato.

Con la Sua morte e Risurrezione – eventi che rivivremo spiritualmente nei prossimi giorni – Gesù non ha semplicemente “riavvolto il nastro”. Ha compiuto qualcosa di inaudito: ha spezzato la tirannia della fine. Ha mostrato che la morte, l’ultima parola del tempo umano, non è l’ultima parola di Dio.

La Risurrezione, che attendiamo con speranza, è come una breccia potente e luminosa che si apre nel muro apparentemente invalicabile del tempo. Attraverso questa breccia, l’infinito di Dio entra e illumina la nostra esistenza terrena. Non è solo una promessa per il dopo, ma una realtà che inizia a trasformare il nostro adesso, proprio mentre ci prepariamo a celebrarla.

Cosa significa questo per noi, oggi, in questa settimana di attesa e preparazione?

* Significa che partecipare ai riti della Settimana Santa (dalla Messa in Coena Domini alla Veglia Pasquale) non è solo assistere a una rappresentazione, ma immergerci in questo mistero che dà senso nuovo al nostro tempo.

* Significa che le nostre fatiche, le nostre preoccupazioni attuali, possono essere vissute non con disperazione, ma alla luce della vittoria imminente sulla morte. Ogni gesto di amore, di servizio, di preghiera fatto in questi giorni è già un passo verso quella vita eterna che Cristo ci dona.

* Significa che la nostra speranza si rafforza: anche di fronte alle difficoltà e ai dolori presenti, sappiamo che il nostro cammino non si conclude nel nulla, ma è orientato verso l’abbraccio di un Dio che è Vita Piena.

La Pasqua che bussa alla porta non è un concetto astratto. È l’invito a lasciare che la forza della Risurrezione entri già da ora nella nostra vita, trasformando il nostro modo di vedere il tempo e di vivere ogni momento.

Prepariamoci dunque ad accogliere questo dono immenso. Camminiamo insieme in questa Settimana Santa con il cuore aperto, pronti a lasciarci sorprendere ancora una volta dall’Amore che vince la morte e spalanca le porte dell’eternità nel bel mezzo del nostro tempo.

Auguro a tutti voi una profonda e fruttuosa Settimana Santa, preludio della gioia senza fine della Pasqua.

“Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil. 1,21)

L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, che celebriamo ogni anno nella domenica delle palme, ci invita a prese di posizione, a scelte radicali, ci invita ad esporci con Lui e a scegliere da che parte stare.

I bambini di Gerusalemme chiaramente si espongono con Lui, gettano sulle strade i mantelli e lo accolgono agitando rami di palma. Dal nostro punto di vista, dopo duemila anni, conoscendo i fatti che seguirono quel momento, riconosciamo il valore profetico del gesto dei bambini. Eppure ai contemporanei quel Gesù che sale a Gerusalemme in groppa ad un asino sarà sembrato semplicemente il re degli straccioni e dei pezzenti. Scegliamo di stare anche noi con Lui se scegliamo quella parte. Che il valore dei poveri sia maggiore di quello dei potenti. Che il guadagno degli umili sia più garantito del lusso di pochi. Che il diritto alla casa, al lavoro, alla dignità personale venga prima del potere di pochi. La preghiera per la pace che sale ancora al Padre da parte dei suoi poveri faccia più rumore delle armi e dei soldi di pochi per cui sono costruite. Ecco a noi la risposta, giunge povera tra i poveri eppure ha il volto del Re dei Re, l’unico potente che invece di mandare altri a morire per Lui si offre per tutti. Non viviamo allora come schiavi di chi ci offre un benessere effimero, scegliamo di vivere come Cristo, per Cristo e in Cristo e la nostra vita, e la nostra morte saranno il nostro guadagno e non quello degli schiavisti di ogni tempo.