“Tu sei indulgente con tutte le cose, perchè sono tue, Signore, amante della vita”.

Celebriamo la 47ª Giornata Nazionale per la Vita nel contesto del Giubileo: questa coincidenza ci sollecita ad assumere l’orizzonte della speranza.

Il tema di questa giornata mondiale per la vita riprende il testo del libro biblico della Sapienza. Nel capitolo da cui è ripresa la nostra frase vengono descritte le opere meravigliose della sapienza divina nel corso della storia.

La grandezza di Dio è espressa con due immagini che descrivono il mondo: esso è come “polvere sulla bilancia” e come “stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra”.

Di fronte a questo mondo piccolo e debole, la grandezza di Dio non si esprime nel prevalere con la forza, ma “nella compassione verso tutti” e nel “chiudere gli occhi sui peccati degli uomini”, con l’esercizio di una bontà che si propone un unico scopo: che gli uomini trovino la strada della conversione.

L’amore vuole mantenere in vita tutti gli esseri. Dio ha infuso in ogni essere “il suo spirito incorruttibile” e ciò vale soprattutto per l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza.

Il fatto di esistere costituisce per la creatura cosciente una prova che Dio lo ama.

“Come potrebbe sussistere una cosa se tu non l’avessi voluta?”, dice ancora il testo della Sapienza.

Dio ha fiducia nelle possibilità di bene dell’uomo creato, anche se peccatore, “ha compassione” delle proprie creature e sa attendere sicuro; come padre buono assicura sempre un nuovo inizio. Tutto ciò perché “il Signore è amante della vita”.

Potremmo dubitarne perché ci è stato insegnato che per fare il bene serve il potere, che per fare il bene serve il denaro, che per fare il bene serve la forza. Quanto ci sbagliamo in questo. Potremmo nasconderci dietro l’espressione “fare bene il bene”, ma quanto questa frase nasconde la nostra presunzione di sapere cosa è bene e cosa è male.

Stiamo con il Padre che crea nella debolezza, nella povertà e nella gentilezza, siamo indulgenti con la vita e riponiamo la nostra speranza non in noi stessi nelle nostre idee e nei nostri progetti, neppure nel mondo coi suoi desideri e le sue illusioni, ma solo in questo Padre che, indulgente con la nostra vita, vede oltre i nostri orizzonti.

EccoLo descritto in una poesia di D.M.Turoldo,

che è anche una preghiera

Tu, Dio, sempre più muto: 

silenzio che più si addensa, 

più esplode: e ti parlo, ti parlo 

e mi pento 

e balbetto e sussurro sillabe 

a me stesso ignote: 

ma so che odi e ascolti 

e ti muovi a pietà: 

allora anch’io mi acquieto  e faccio silenzio.                 

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