Quaresima

Nella bolla di indizione del giubileo, Spes non confundit, Papa Francesco ha scritto che “la vita cristiana è un cammino che ha bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza” (n. 5 ).

Uno dei tempi forti che la Chiesa ci offre è certamente la Quaresima e il tema che la Chiesa di Padova propone tramite l’Ufficio missionario non poteva non prendere spunto dal cammino giubilare che stiamo vivendo.

PASSI DI SPERANZA è il titolo che si ritroverà nei vari materiali e strumenti proposti prendendo spunto dai passaggi indicati dal Papa nella bolla di indizione del Giubileo. Il desiderio è di poter offrire occasioni dove poter assaporare parole, testimonianze ed esperienze che aiutino a coltivare quel seme di speranza che ci è stata donato e riacquistare la forza e la certezza di guardare al futuro camminando con animo aperto, con cuore fiducioso e mente lungimirante.

Prima domenica di Quaresima

Di cosa abbiamo bisogno e cosa vogliamo?

Le tentazioni di Gesù nel Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13) si possono confrontare con la famosa piramide dei bisogni di Maslow, uno psicologo americano vissuto nel secolo scorso. Strano accostamento? Forse, ma in realtà ci mostra come le sfide affrontate da Gesù toccano diversi livelli delle necessità umane, dalla sopravvivenza alla realizzazione spirituale.

Le tentazioni di Gesù: un viaggio nei bisogni umani

Nel deserto, Gesù si trova di fronte a tre tentazioni molto concrete:

  1. Trasformare le pietre in pane: il diavolo gli suggerisce di soddisfare la fame con un miracolo.
  2. Ottenere il dominio su tutti i regni della Terra: Satana gli promette potere e gloria in cambio di adorazione.
  3. Lanciarsi dal tempio per dimostrare la sua divinità: il diavolo lo sfida a mettersi alla prova e a verificare la protezione divina.

E se le confrontassimo con la piramide di Maslow?

La teoria di Maslow suddivide i bisogni umani in cinque livelli, partendo dai più basilari fino ai più elevati. Vediamo come si collegano alle tentazioni di Gesù.

  1. Bisogni primari: fame e sopravvivenza

Il pane rappresenta il bisogno di cibo. Ma Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Lc 4,4), sottolineando che c’è qualcosa di più importante del semplice nutrirsi.

  1. Bisogni di sicurezza

Il diavolo sfida Gesù a buttarsi dal tempio per dimostrare che Dio lo proteggerà. Ma Gesù non cade nella trappola: la sicurezza non si ottiene forzando la mano a Dio.

  1. Bisogno di appartenenza e accettazione

Avere il dominio sul mondo potrebbe garantire accettazione e potere, ma Gesù sa che la vera appartenenza non si compra con il potere.

  1. Bisogno di stima e riconoscimento

Anche qui, la tentazione del potere gioca sul desiderio di essere ammirati. Ma Gesù rifiuta di cercare gloria terrena.

  1. Autorealizzazione

Buttarsi dal tempio sarebbe stato un gesto spettacolare per dimostrare chi è. Ma la sua vera missione si realizza nell’umiltà e nel sacrificio.

  1. Trascendenza: lo scopo più alto

Gesù supera ogni tentazione dimostrando che la vera realizzazione non sta nel potere o nei beni materiali, ma nella relazione con Dio. Questo va oltre la piramide di Maslow, portandoci a un livello più alto di consapevolezza e spiritualità.

Mentre Maslow ci dice che l’auto-realizzazione è il massimo che possiamo raggiungere nella vita, il Vangelo ci sfida ad andare ancora oltre. Le tentazioni di Gesù ci insegnano che la pienezza della vita non si trova tanto nei successi personali, ma in qualcosa di più grande: la comunione con Dio. Gesù ci invita in questo tempo di Quaresima a seguirlo nel deserto dentro queste dimensioni. Mentre proviamo a non assecondare ogni nostro bisogno, scegliendo il digiuno, l’elemosina e la preghiera, troveremo il nostro vero desiderio, quello che il Padre da sempre ha nascosto in noi. Come ci ricorda sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni I,1,1).

beati e chiamati

La liturgia di domenica 16 febbraio ci proporrà il testo delle beatitudini. È uno dei testi evangelici più proclamati dell’anno. In questa domenica sarà letta la versione di san Luca. La via della santità che il Signore Gesù propone ai suoi discepoli in questa occasione è aperta a tutti coloro che si affidano a Lui. Troviamo in questo testo anche il compimento della chiamata del nostro battesimo.

Potremmo infatti vedere nelle singole espressioni del testo delle forme vocazionali: 

Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.

Il giorno del nostro battesimo abbiamo ricevuto una chiamata a partecipare della missione di Cristo sulla terra. Partecipiamo al suo ministero in modo comunitario e in modo personale, ciascuno secondo la propria vocazione. Avverrà così che chi è chiamato alla povertà sentirà anche la chiamata ad amministrare la straripante Grazia di Dio; e chi è chiamato a vivere il desiderio che è la fame del bene sentirà la chiamata ad aiutare altri ad avere il necessario per una vita dignitosa; e chi è chiamato a vivere la sofferenza dentro di sé sentirà anche la chiamata ad un ministero di consolazione e di speranza per il mondo; e chi sperimenta l’ingiustizia sentirà la chiamata ad annunciare la giustizia eterna del Padre.

Attraverso l’unicità di ciascuno si compie il disegno del Padre su tutta la creazione: nella Chiesa diventiamo un unico porto, la ricchezza dei carismi di ciascuno crea l’unico corpo che è la carne stessa di Cristo. Nel sinodo diocesano questa dinamica è proposta a tutte le parrocchie attraverso i ministeri battesimali: che in ogni comunità alcuni cristiani si offrano e si formino per garantire che nella parrocchia vi sia l’attenzione alla gestione amministrativa, alla carità, alla liturgia e all’annuncio. Il servizio è una via di santità per ognuno di noi, nelle parrocchie come nei luoghi della vita di ogni giorno: una via che ci chiede continua conversione.    Mi piace condividere con voi questa preghiera di Santa Teresa di Calcutta: ci aiuti nella via della santità.

Signore, quando credo che il mio cuore sia straripante d’amore e mi accorgo, in un momento di onestà, di amare me stesso nella persona amata, liberami da me stesso. 

Signore, quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare e mi accorgo, in un momento di onestà, che sono io a ricevere, liberami da me stesso. 

Signore, quando mi sono convinto di essere povero e mi accorgo, in un momento di onestà, di essere ricco di orgoglio e di invidia, liberami da me stesso. 

E, Signore, quando il Regno dei cieli si confonde falsamente con i regni di questo mondo, fa’ che io trovi felicità e conforto solo in Te.

“Tu sei indulgente con tutte le cose, perchè sono tue, Signore, amante della vita”.

Celebriamo la 47ª Giornata Nazionale per la Vita nel contesto del Giubileo: questa coincidenza ci sollecita ad assumere l’orizzonte della speranza.

Il tema di questa giornata mondiale per la vita riprende il testo del libro biblico della Sapienza. Nel capitolo da cui è ripresa la nostra frase vengono descritte le opere meravigliose della sapienza divina nel corso della storia.

La grandezza di Dio è espressa con due immagini che descrivono il mondo: esso è come “polvere sulla bilancia” e come “stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra”.

Di fronte a questo mondo piccolo e debole, la grandezza di Dio non si esprime nel prevalere con la forza, ma “nella compassione verso tutti” e nel “chiudere gli occhi sui peccati degli uomini”, con l’esercizio di una bontà che si propone un unico scopo: che gli uomini trovino la strada della conversione.

L’amore vuole mantenere in vita tutti gli esseri. Dio ha infuso in ogni essere “il suo spirito incorruttibile” e ciò vale soprattutto per l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza.

Il fatto di esistere costituisce per la creatura cosciente una prova che Dio lo ama.

“Come potrebbe sussistere una cosa se tu non l’avessi voluta?”, dice ancora il testo della Sapienza.

Dio ha fiducia nelle possibilità di bene dell’uomo creato, anche se peccatore, “ha compassione” delle proprie creature e sa attendere sicuro; come padre buono assicura sempre un nuovo inizio. Tutto ciò perché “il Signore è amante della vita”.

Potremmo dubitarne perché ci è stato insegnato che per fare il bene serve il potere, che per fare il bene serve il denaro, che per fare il bene serve la forza. Quanto ci sbagliamo in questo. Potremmo nasconderci dietro l’espressione “fare bene il bene”, ma quanto questa frase nasconde la nostra presunzione di sapere cosa è bene e cosa è male.

Stiamo con il Padre che crea nella debolezza, nella povertà e nella gentilezza, siamo indulgenti con la vita e riponiamo la nostra speranza non in noi stessi nelle nostre idee e nei nostri progetti, neppure nel mondo coi suoi desideri e le sue illusioni, ma solo in questo Padre che, indulgente con la nostra vita, vede oltre i nostri orizzonti.

EccoLo descritto in una poesia di D.M.Turoldo,

che è anche una preghiera

Tu, Dio, sempre più muto: 

silenzio che più si addensa, 

più esplode: e ti parlo, ti parlo 

e mi pento 

e balbetto e sussurro sillabe 

a me stesso ignote: 

ma so che odi e ascolti 

e ti muovi a pietà: 

allora anch’io mi acquieto  e faccio silenzio.