Tra la celebrazione dei Santi e la memoria dei defunti: incubi e sogni

Innumerevoli tradizioni si accavallano nei giorni che stiamo vivendo. Il mistero della vita oltre la morte da sempre coinvolge la vita dell’uomo. Fatichiamo a dare senso a ciò che non comprendiamo e, spesso, questo ci porta ad avere paura. Paura di ciò che non si vede, di ciò che non si può toccare e che, in ogni caso, si percepisce: che, cioè, c’è qualcosa oltre questa vita, che coloro che abbiamo lasciato andare avanti ci sono, misteriosamente, ancora accanto.

La tradizione della chiesa anticipa la risposta alla domanda. Prima di fare memoria dei morti, e di porci il quesito dell’aldilà, ci presenta la vita dei santi e la fede nella vita eterna e nella loro intercessione.

Perché allora avere paura? La luce dei Santi non sempre riesce a interrompere il buio delle nostre notti, e assieme ai sogni di speranza siamo attanagliati dagli incubi del dubbio. Solo l’azione del bene e l’apertura del cuore interrompono le nostre notti e ci aprono ai sogni di Dio. Vi porto per questo la testimonianza di un antico santo, Basilide, uno dei primi ad essere stato raggiunto, secondo le cronache antiche, dall’intercessione di una santa.

Il racconto è ambientato nell’epoca delle persecuzioni contro i cristiani e ha come protagonista Basilide, un soldato romano incaricato di scortare due prigioniere cristiane, Potamiena e sua madre Marcella, verso il martirio. Potamiena è descritta come una giovane donna non solo bella esteticamente, ma soprattutto per la sua serenità, il suo sorriso e la sua fede incrollabile. Basilide, sebbene sia abituato a vedere prigionieri in simili condizioni, è profondamente colpito dalla forza d’animo di Potamiena e dalla sua luce interiore.

Durante il tragitto verso il luogo dell’esecuzione, un membro della folla lancia un sasso che colpisce Marcella, la madre di Potamiena. Nonostante la brutalità del gesto, Potamiena si china su di lei con dolcezza, la consola e continua a mantenere il suo atteggiamento sereno. Questo gesto tocca profondamente Basilide, che perde la sua freddezza e ordina ai soldati di tenere lontani i facinorosi e di proteggere le prigioniere dalla violenza della folla. È chiaro che, in quel momento, Basilide non sta agendo solo come un soldato, ma spinto da un sentimento di rispetto verso quelle donne.

Quando Basilide e Potamiena incrociano per la prima volta i loro sguardi, lui scioglie i lacci che la legavano e lei lo ringrazia, esprimendo gratitudine per averle difese e promettendo di pregare per lui davanti a Dio. Basilide cerca di mantenere il suo contegno, ma quelle parole lo segnano profondamente.

Dopo il martirio, Basilide, nel cuore della notte, è tormentato da un sogno in cui gli appare Potamiena. La ragazza gli rivela di aver interceduto per lui presso Dio e di aver ottenuto la sua salvezza. Basilide, che era ancora un romano fedele alle tradizioni pagane, reagisce con paura e incredulità, preoccupato per ciò che la “salvezza” possa significare. Non vuole convertisti al cristianesimo e teme le sofferenze che potrebbero derivare da questo nuovo percorso. Potamiena, però, è dolce e determinata: gli assicura che tutto sarà meraviglioso, paragonando la sua futura fede all’amore, e gli promette che sarà salvato.

Nei giorni successivi, Basilide è angosciato dal pensiero di questa conversione, sentendosi combattuto tra la sua identità di soldato romano e la nuova realtà che Potamiena gli propone. Tormentato, sogna di nuovo Potamiena, che questa volta appare dispiaciuta per la sofferenza che vede in lui. Gli spiega che il suo dolore è dovuto alle orribili azioni che è stato costretto a compiere contro i cristiani e alla paura del giudizio divino. Potamiena lo rassicura, dicendogli che implorerà Dio per porre fine alle sue sofferenze.

Basilide è terrorizzato dall’idea di morire presto, ma Potamiena, nel sogno, lo abbraccia e lo tranquillizza, promettendogli che presto sarà accanto a lei, in uno stato di pura gioia.

Il giorno successivo portando altri cristiani al martirio Basilide si rivolge all’imperatore, professando la stessa fede di coloro che consegnava al martirio e ne subisce la stessa sorte.

Ho raccolto questa storia da una storica torinese che si chiama Lucia Graziano, che ammiro molto. Mi ha sempre affascinato il mondo dei sogni e del mistero che portano con sé: ci accompagnano spesso alle vite dei santi e ne sono testimonianza. Mi aveva commosso la storia di san Basilide e avevo piacere di condividerla con voi, spero ne traiate benefici spirituali. Non so quale intercessione chiediate ai santi, ma vi auguro davvero che ci tocchino il cuore, ci facciano innamorare di Dio e ci diano lo stesso coraggio e la stessa nobiltà d’animo di questo santo.

Dove sono questi nemici? Tutti sono puniti

La tragedia delle guerre che stanno devastando il pianeta colpisce anche le nostre vite e, se anche siamo sommersi dalla nostra routine quotidiana, non possiamo non prestarvi attenzione. 

Riporto nel titolo di questo articolo le parole: “Tutti sono puniti”. Sono le parole pronunciate dal principe di Verona nell’atto V della tragedia di Shakespeare:

Romeo e Giulietta. La drammatica vicenda dei due amanti che muoiono per fuggire alle faide di vendetta delle reciproche famiglie parla ancor oggi di come ciò che viene distrutto dalla vendetta sia la speranza. Anche oggi tutti siamo puniti dalla guerra. Il popolo russo e quello ucraino, il popolo sudanese e libanese, il popolo israeliano e il popolo palestinese, il popolo congolese e quello rwandese… Tutti sono puniti.

Anche noi siamo puniti. La guerra non conosce confini e non sa leggere le nazionalità sui passaporti e sulla pelle dei figli di Dio.

Ed ecco le nostre punizioni: oggi anche i nostri figli imparano che nel mondo vige la legge violenta del più forte, oggi anche noi nutriamo vani orgogli nazionalistici di confini inventati, oggi anche noi siamo puniti perché siamo divisi in un mondo diviso. Le polveri di migliaia e migliaia di tonnellate di morte infestano i cieli e i venti, che non hanno padrone, porteranno le loro tossine in tutto il mondo, sui nostri campi e sui nostri bambini, sui giusti e sugli ingiusti. Tutti siamo puniti perché tutti viviamo di speranza e quando questa muore anche noi moriamo un po’ con lei.

Papa Francesco ha invitato il mondo a digiunare il 7 ottobre, anniversario dell’attentato terroristico perpetrato da Hamas. Riprendiamo l’antica pratica del digiuno come dimensione preziosa della mancanza. Percepire un vuoto, qualcosa che manca, ci riporta alla ferita che condividiamo con l’umanità. Non essere sazi ci porti ad avere fame, magari quella fame e sete di giustizia di cui parlano le beatitudini.

Il 7 ottobre è passato ma la follia della violenza perdura. Vi invito a scegliere un pasto della settimana in cui osservare il digiuno come famiglia. Vi consegno anche questa piccola preghiera da fare prima dei pasti, anche al posto di quel pasto saltato:       

“Signore

dona il pane a chi ha fame

e fame e sete di giustizia

a chi ha il pane”.

Non smettiamo di cercare la pace, quando scegliamo di non crederci più essa muore anche per noi.