Ripartiamo da Cana

La conclusione del Sinodo è, di fatto, un nuovo inizio e una ripartenza dalle radici dell’essere cristiani, come evidenzia il titolo e l’icona biblica scelta Ripartiamo da Cana.

Il Sinodo, sottolinea il vescovo Claudio nella Lettera post-sinodale, è anche il contributo della Chiesa locale a questa particolare stagione storica che si sta vivendo, come Chiesa e come società: «Ci aiuta a coltivare insieme un sogno e una speranza, ci rinforza nello sforzo di dare spazio alla diversità e di trovare unità in ciò che è prioritario, ci apre al confronto libero e schietto in ascolto non di noi stessi ma del Signore, ci indica la strada del servizio agli altri».

Il vescovo Claudio riconosce nelle tre proposte votate dall’Assemblea sinodale altrettante “leve di cambiamento” per rinnovare la Chiesa oggi e sottolinea ulteriori aspetti, che hanno contraddistinto i suoi primi nove anni di episcopato. […]

In primis il «valore di ogni singola comunità parrocchiale», nell’originalità, ma anche nella presenza capillare della Chiesa nel territorio: «lì dove ci sono le persone lì è presente Gesù, attraverso le comunità di battezzati che umilmente lo testimoniano».

Nel valore e unicità di ogni parrocchia trova ulteriore motivazione la strada dei “ministeri battesimali” (primo dei tre testi votati dall’Assemblea sinodale) e su questo aspetto il vescovo Claudio incarica il vicario episcopale per la pastorale, alcuni uffici diocesani (Annuncio, Liturgia, Carità) e i docenti della Facoltà teologica e dell’Istituto di Scienze religiose di formulare le linee attuative relative ai ministeri battesimali: come individuare le persone, la formazione, l’accompagnamento e la verifica dei candidati ai ministeri battesimali.

Sempre in riferimento alla “centralità” della parrocchia e alla prospettiva dei ministeri battesimali il vescovo rilancia il percorso, già avviato delle Famiglie in collaborazione pastorale (che risiedono in canoniche o ambienti parrocchiali a cui viene affidato un mandato di vita fraterna e di collaborazione parrocchiale). […]

Contestualmente chiede la verifica a dieci anni dall’avvio, del rinnovato cammino di Iniziazione cristiana.

Valore della parrocchia e ministeri battesimali sono i poli attorno a cui va ripensata «la presenza cristiana nei territori della nostra Diocesi, a partire non dal presbitero, ma dalla comunità», scrive il vescovo Claudio.

Infine, rispetto alla proposta (terzo testo votato dall’Assemblea sinodale) di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Cipolla introduce una nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali», il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a sé stessa».

Inoltre, le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazioni pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei

vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova). […]

Accoglienza

Sono passati due anni dall’inizio del conflitto in Ucraina e fin da subito il nostro territorio si è dimostrato particolarmente sensibile al tema dell’accoglienza nei confronti di quanti fuggivano dalla guerra, soprattutto in protezione dei più piccoli.

Una delle realtà che più si sono curate di questo tema nella nostra provincia è stata la cooperativa Polis, parte del gruppo-Erre. Nelle scorse settimane abbiamo avuto diversi contatti con loro per un’urgenza abitativa nei confronti di due nuclei familiari provenienti dall’Ucraina. Ci è stata chiesta la disponibilità ad accogliere queste persone.
Come già sapete le nostre strutture necessiterebbero di interventi importanti, per cui siamo stati molto prudenti nel rispondere alla richiesta. In questi giorni sono stati verificati gli standard minimi per garantire una breve accoglienza, operazione non facile, né scontata.

Nelle prossime settimane procederemo ad accogliere queste famiglie nell’ex casa suore, ora in disuso, fino al termine dell’estate.

Le persone che vi abiteranno non entreranno in contatto con la nostra realtà scolastica se non come buoni vicini. Crediamo fortemente nella solidarietà come valore educativo anche per i nostri bambini. Se le condizioni l’avessero reso possibile avrei garantito l’accoglienza anche per un tempo maggiore.

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