Colui che spezza le catene del peccato e della morte

La Pasqua apre la nostra vita alla speranza della Risurrezione che, nel battesimo, condividiamo con Cristo.

La Risurrezione cristiana è una vera e propria liberazione dal male e dalla morte ed avviene incontrando il male e la morte. Passiamo infatti attraverso il mistero della passione di Cristo per entrare nella sua Risurrezione, così come nel battesimo siamo immersi nell’acqua per riemergere dall’acqua.

I misteri della Settimana Santa ci guidano in questo cammino. Contemplando la passione e morte di Cristo siamo accompagnati alla consapevolezza della speranza alla quale siamo stati chiamati. Non è possibile la Risurrezione senza la passione e la morte. Non esiste la domenica di Pasqua senza il Venerdì Santo; tanto che le celebrazioni del Giovedì, del Venerdì e del Sabato Santo ottengono un unico nome, sono cioè unite come Triduo Pasquale.

Non solamente contempliamo la passione di Cristo, ma la accettiamo e vi uniamo le nostre sofferenze. Nel restare, come Maria, sotto la croce uniamo al suo dolore il nostro. Nelle parole del buon ladrone uniamo la stessa pena di Cristo alla nostra. Solamente l’accoglienza di questo mistero ci permette di entrare nel desiderio del Padre, che, cioè, tutti siamo redenti.

Condividiamo dal Getsemani l’angoscia stessa di Cristo unendovi le nostre angosce. Vi è però, proprio in questo punto, una sostanziale differenza, un guadagno che Cristo stesso ci ha ottenuto una volta per tutte. Nella Sua morte, infatti, egli ha assunto i nostri peccati di modo che nulla potesse separarci dal Padre, come ben descrive san Paolo nella lettera ai Romani (8,35-39)

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Il peccato e la morte non possono più incatenarci nella paura in virtù di colui che morendo per noi, quando eravamo ancora peccatori, ci ha liberati dalla loro schiavitù. Egli fa’ così nuove tutte le cose, permettendoci di rinnovarci continuamente nella sua misericordia e nella sua speranza.

Può tutto ciò suscitare in noi il desiderio di unirci alle sofferenze di colui per le cui piaghe siamo stati guariti? Può aprirsi in noi, come avvenne in san Francesco il desiderio di condividere la passione di Cristo per condividere il suo stesso amore?

Attraversiamo i misteri pasquali non da spettatori e lasciamoci condurre per mano da Maria presentandole le nostre croci, i nostri peccati, i nostri fallimenti e le nostre angosce.

Insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle condividiamo i dolori e le speranze, le croci e le risurrezioni di ogni giorno.  Vi lascio questa immagine della deposizione di Cristo dalla croce, opera di Caravaggio. La discesa del corpo di Gesù è accompagnata da tutti i personaggi, sembra che tutti sperimentino lo stesso movimento di abbassamento e la stessa caduta. Eppure, in quella oscurità ogni personaggio è illuminato. Accompagniamo Cristo perseguitato, crocifisso e ucciso. Accompagniamo i nostri fratelli nelle loro passioni. Accompagniamo la nostra anima nelle sue angosce e tribolazioni. L’agio, la vanità e l’orgoglio non ci impediscano di attraversare questo mistero, nel quale siamo redenti. La luce che ci è promessa non può essere eclissata, già la scorgiamo all’orizzonte quando restiamo uniti tra noi a Gesù, il nostro unico salvatore.

Rinnovo degli Organismi di Comunione

Terminato il sinodo diocesano, tutte le parrocchie della diocesi sono chiamate a rinnovare gli organismi di comunione, in particolar modo attraverso l’elezione del Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP). Al nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale sarà poi dato compito di eleggere il nuovo Consiglio Parrocchiale per la Gestione Economica (CPGE).

«Il Consiglio Pastorale Parrocchiale promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l’attività pastorale della parrocchia, al fine di suscitare la partecipazione attiva delle varie componenti di essa nell’unica missione della Chiesa: evangelizzare, santificare e servire l’uomo nella carità» (Statuto, art. 2).

Come nei mandati scorsi, vengono ribaditi i tre requisiti necessari per indicare ed eleggere i membri del CPP:

  • siano persone aperte al cammino di fede
  • condividano la vita della parrocchia
  • abbiano compiuto 18 anni di età (cfr. Statuto, art. 1 e 5).

Va ricordato, inoltre, che non possono essere eletti consiglieri persone che abbiano già svolto due mandati consecutivi.

Le elezioni avverranno tramite due passaggi:

  • Una prima consultazione, dove ognuno potrà scrivere due nomi di persone che ritiene idonee per essere elette nel CPP, questa consultazione avverrà domenica 21 aprile
  • Le persone nominate saranno chiamate per verificarne la disponibilità a far parte del CPP. Coloro che saranno idonei e disponibili risulteranno eleggibili nelle votazioni che avverranno domenica 5 maggio.

Entrambi i passaggi elettivi avverranno durante le ss. Messe festive e saranno inoltre previste delle modalità per permettere di parteciparvi anche a chi non potesse essere presente.

Il nuovo CPP sarà composto da 3 membri di diritto (il parroco, la referente delle religiose, il presidente di AC), da 4 rappresentanti d’ambito della vita parrocchiale (rappresentanti: dei catechisti, degli operatori della liturgia, della Caritas e del NOI) e da 8 membri che saranno eletti nella modalità appena presentata.

Il nuovo CPP sarà in particolar modo chiamato a mettere in pratica le indicazioni provenienti dal sinodo diocesano e le decisioni che il Vescovo ha di conseguenza consegnato a tutte le parrocchie.

Ripartiamo da Cana

La conclusione del Sinodo è, di fatto, un nuovo inizio e una ripartenza dalle radici dell’essere cristiani, come evidenzia il titolo e l’icona biblica scelta Ripartiamo da Cana.

Il Sinodo, sottolinea il vescovo Claudio nella Lettera post-sinodale, è anche il contributo della Chiesa locale a questa particolare stagione storica che si sta vivendo, come Chiesa e come società: «Ci aiuta a coltivare insieme un sogno e una speranza, ci rinforza nello sforzo di dare spazio alla diversità e di trovare unità in ciò che è prioritario, ci apre al confronto libero e schietto in ascolto non di noi stessi ma del Signore, ci indica la strada del servizio agli altri».

Il vescovo Claudio riconosce nelle tre proposte votate dall’Assemblea sinodale altrettante “leve di cambiamento” per rinnovare la Chiesa oggi e sottolinea ulteriori aspetti, che hanno contraddistinto i suoi primi nove anni di episcopato. […]

In primis il «valore di ogni singola comunità parrocchiale», nell’originalità, ma anche nella presenza capillare della Chiesa nel territorio: «lì dove ci sono le persone lì è presente Gesù, attraverso le comunità di battezzati che umilmente lo testimoniano».

Nel valore e unicità di ogni parrocchia trova ulteriore motivazione la strada dei “ministeri battesimali” (primo dei tre testi votati dall’Assemblea sinodale) e su questo aspetto il vescovo Claudio incarica il vicario episcopale per la pastorale, alcuni uffici diocesani (Annuncio, Liturgia, Carità) e i docenti della Facoltà teologica e dell’Istituto di Scienze religiose di formulare le linee attuative relative ai ministeri battesimali: come individuare le persone, la formazione, l’accompagnamento e la verifica dei candidati ai ministeri battesimali.

Sempre in riferimento alla “centralità” della parrocchia e alla prospettiva dei ministeri battesimali il vescovo rilancia il percorso, già avviato delle Famiglie in collaborazione pastorale (che risiedono in canoniche o ambienti parrocchiali a cui viene affidato un mandato di vita fraterna e di collaborazione parrocchiale). […]

Contestualmente chiede la verifica a dieci anni dall’avvio, del rinnovato cammino di Iniziazione cristiana.

Valore della parrocchia e ministeri battesimali sono i poli attorno a cui va ripensata «la presenza cristiana nei territori della nostra Diocesi, a partire non dal presbitero, ma dalla comunità», scrive il vescovo Claudio.

Infine, rispetto alla proposta (terzo testo votato dall’Assemblea sinodale) di una riorganizzazione della collaborazione tra parrocchie vicine il vescovo Cipolla introduce una nuova espressione: le «Collaborazioni pastorali», il termine da una parte evidenzia l’unicità di ogni parrocchia, dall’altra promuove il «valore della comunione e collaborazione tra parrocchie vicine. Tutte – sottolinea il vescovo – con gradualità, entreranno in una forma di sinergia organica; nessuna parrocchia si penserà da sola, staccata dalle altre come se potesse bastare a sé stessa».

Inoltre, le «Collaborazioni pastorali attiveranno maggiormente la corresponsabilità dei laici, evitando di delegare prevalentemente l’azione pastorale al solo parroco» e «potrebbero essere la sede opportuna per cercare soluzioni in ordine alle molte strutture spesso sovradimensionate delle nostre parrocchie, richiamando i valori della prudenza e della sobrietà».

Cambierà quindi il numero dei vicariati e la funzione specifica (saranno luogo di collegamento con il vescovo e il territorio, cura dei presbiteri e formazione decentrata); per ogni Collaborazioni pastorale si costituirà il Coordinamento della collaborazione pastorale, composto da parroco, vicepresidente di ogni Consiglio pastorale parrocchiale, coordinatori degli ambiti pastorali essenziali: l’annuncio, la liturgia e la carità. Per attivarsi in questa nuova organizzazione verranno predisposte delle Schede di lavoro e ci sarà un tempo di consultazione di un anno in funzione di una nuova organizzazione che vedrebbe la riduzione dei

vicariati da 32 a 14 e l’istituzione di 54 Collaborazioni pastorali (di cui 10 nel territorio della città di Padova). […]

Accoglienza

Sono passati due anni dall’inizio del conflitto in Ucraina e fin da subito il nostro territorio si è dimostrato particolarmente sensibile al tema dell’accoglienza nei confronti di quanti fuggivano dalla guerra, soprattutto in protezione dei più piccoli.

Una delle realtà che più si sono curate di questo tema nella nostra provincia è stata la cooperativa Polis, parte del gruppo-Erre. Nelle scorse settimane abbiamo avuto diversi contatti con loro per un’urgenza abitativa nei confronti di due nuclei familiari provenienti dall’Ucraina. Ci è stata chiesta la disponibilità ad accogliere queste persone.
Come già sapete le nostre strutture necessiterebbero di interventi importanti, per cui siamo stati molto prudenti nel rispondere alla richiesta. In questi giorni sono stati verificati gli standard minimi per garantire una breve accoglienza, operazione non facile, né scontata.

Nelle prossime settimane procederemo ad accogliere queste famiglie nell’ex casa suore, ora in disuso, fino al termine dell’estate.

Le persone che vi abiteranno non entreranno in contatto con la nostra realtà scolastica se non come buoni vicini. Crediamo fortemente nella solidarietà come valore educativo anche per i nostri bambini. Se le condizioni l’avessero reso possibile avrei garantito l’accoglienza anche per un tempo maggiore.