“Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini amati dal Signore”

Con questo saluto gli angeli chiamano i pastori a contemplare la venuta del Signore Gesù in terra. Il Bambino di Betlemme apre una nuova luce nel mondo e richiama tutti alla ricerca della pace.

Quale pace in questo Natale? Gli interessi dei potenti e la povertà di molti popoli stanno portando, ancora una volta, la nostra umanità a distruggere se stessa e l’intero pianeta.

Non esiste pace se non è per tutti. L’espressione evangelica “amati dal Signore” ci riporta alle radici e alle ragioni della pace; l’elemento trascendente che consiste nell’amore che il Signore riversa su ogni uomo e donna, da lui pensati, desiderati e creati, diviene trasversale per ogni popolo, nazione e gruppo sociale.

Dobbiamo renderci conto che colui contro il quale muoviamo guerra è amato dal Signore, che colui che ci ha ferito è comunque un figlio di Dio, che anche colui dal quale siamo divisi il Signore desidera salvarlo e tenerlo legato a sé.

Accostarci alla culla di Betlemme ci provoca, ci chiama a interrogarci: a chi o a cosa vogliamo rimanere legati? Lasciamo che i legacci del nostro orgoglio ci tengano lontani da questo Bambino, che è Dio, oppure possiamo permettergli di amare noi e il nostro nemico, di raggiungere la nostra vita e quella di ogni uomo e donna di questo mondo? Se lasciamo fare a Lui perderemo l’illusione della superiorità di qualcuno su qualcun altro, perderemo l’ingannevole divisione tra chi ha torto e chi ha ragione, perderemo le facili consolazioni dell’apparenza e del farci vedere dall’altro. Se lasciamo fare a Lui ritroveremo una pace che nessuno potrà strapparci, scopriremo nell’altro un fratello e una sorella, e il dolore di tutte le ferite sarà rimarginato dal suo sguardo buono che, solo, conosce l’eternità.

Si rivelerà allora la Gloria di Dio, che splende sui semplici e abbassa i superbi, che fa cadere dai troni i potenti e rialza invece chi è umile. In quest’anno la nostra comunità ha conosciuto il dolore di una perdita grande che ci richiama oggi a questo mistero. Nell’estate appena trascorsa abbiamo salutato le nostre suore, Figlie della Divina Provvidenza, accompagnandole nei loro nuovi incarichi, a Roma. Una di loro, suor Maria Giulia, in questi giorni ci ha lasciati, tornando al Signore. Lei che aveva così tanto amato la nostra Ponte San Nicolò continuerà a pregare per noi dal cielo. In queste nostre suore, nel carisma della loro fondatrice madre Elena Bettini, si rivela il mistero di cui parlavo. Il servizio costante, l’amore discreto e lo sguardo buono per tutti hanno ridato pace e consolazione a tanti cuori nella nostra comunità, restituendo forza per lottare nelle avversità e luce per attraversare anche le tenebre più oscure.

Il mistero del Natale che viene è davvero sempre illuminato da chi, lasciatosi guardare da quel Bambino, ha imparato il Suo sguardo e lo dona agli altri. È questa la Gloria di Dio.

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