OSPITARE

Il termine ospite, così antico e ricco, proviene da una tradizione che ne confonde il significato tra colui che ospita e colui che viene ospitato.

Come si legge in tutti i vocabolari dell’italiano contemporaneo, ospite ha un duplice significato: è sia chi dà ospitalità (un ospite premuroso) sia, più comunemente, chi la riceve (un ospite gradito).

In questo tempo di avvento ci prepariamo ad incontrare il Dio che nasce bambino a Betlemme per ospitarlo nelle nostre famiglie.

Vedrete nella nostra chiesa una casa. L’idea che rappresenta è che tutte le nostre famiglie, le nostre case, possano sentirsi accolte all’interno della comunità parrocchiale. Una casa nella casa di Dio, inoltre, perché tutte le nostre case siano case in cui Dio è presente, è ricordato e onorato.

Si compie con Gesù pienamente il significato della parola ospite: accoglierlo ci permette di entrare nel Paradiso che ha da sempre pensato, riconoscerlo come amico ci apre le porte di una nuova fraternità, ospitarlo ci consente di scoprirlo come colui che per primo desidera fare casa con noi.

            La festa dell’Immacolata in questi giorni ci aiuta a prendere esempio da Maria, che ha fatto del suo stesso corpo la casa del Salvatore del mondo.

            Il nostro patrono, san Nicola, portatore di doni, interceda per noi presso il Dio della vita e, come era solito fare in vita, passi di nascosto anche tra le nostre case a portarci quella pace, quel coraggio e quella generosità che ci consentono di ospitare degnamente il Signore che viene.

Cristo Re dell’Universo

Con la solennità di Cristo Re dell’Universo si compie l’anno liturgico. Ogni domenica viviamo il mistero pasquale della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù. Nel passare delle stagioni, tuttavia, siamo chiamati a sperimentare come Egli fa storia con noi, ci accompagna, per così dire, a rileggere la nostra stessa vita alla luce della Sua. Il tempo in questa vita è limitato, ma partecipare alla vita liturgica e alla ritualità della Chiesa ci permette di aprirci al senso dell’eternità. Vi propongo alla fine di quest’anno liturgico una preghiera che ci aiuta a vivere il senso cristiano del tempo. È stata scritta da Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, e pone l’attenzione sul momento presente, su ogni istante che viviamo, come unico e irripetibile, occasione propizia per fare del nostro meglio.

Sì, Gesù,

fammi parlare sempre

come fosse l’ultima

parola che dico.

Fammi agire sempre

come fosse l’ultima

azione che faccio.

Fammi soffrire sempre

come fosse l’ultima

sofferenza che ho da offrirti.

Fammi pregare sempre

come fosse l’ultima

possibilità,

che ho qui in terra,

di colloquiare con Te.