Aut aut? Et et!

Le espressioni latine del titolo non ci confondano! Per quanto possano sembrare strane, il loro significato ci è molto famigliare.

            Aut aut vuol dire “o… o…”. O me o te. O gli uni o gli altri. O in un modo, o niente. È l’espressione esclusiva che definisce chiaramente un confine tra una parte e l’altra, un’espressione che non permette compromessi. Un’espressione molto utile quando si tratta di diritti inviolabili, meno utile anzi piuttosto distruttiva, quando parliamo di relazioni umane.

            Et… et… significa invece “e… e…”: è un espressione che ci suggerisce la convivenza degli opposti, la compresenza di più elementi; è un’espressione di comunione, e, per noi, di una comunione di carattere eucaristico. Colui che compone la comunità (parliamo di Nostro Signore Gesù) raccoglie infatti le differenze, senza omologare o uniformare.

            Il mistero della risurrezione infatti, proprio perché supera la linea di demarcazione della morte, non miscela tanto le unicità personali in un’unica uniforme realtà, quanto raccoglie invece il bene irripetibile che la particolarità di ciascuno di noi ha generato in questa vita. 

            Per capirci meglio guardiamo ai santi! Sono davvero tutti diversi, e con diverse vie hanno raggiunto la meta del paradiso. Così anche per ciascuno di noi, attraverso vie di unicità, si compie la volontà del Padre sulla nostra vita. Non sempre le vie di qualcuno rispondono agli schemi delle nostre abitudini o delle nostre aspettative, magari non rispecchiano i tempi desiderati, e, a volte, potrebbero risvegliare anche qualche paura o qualche diffidenza. Eppure in quelle vie cammina Gesù. 

            Maria, Madre nostra e Madre di Dio, medita nel suo cuore, come ci suggeriscono le scritture, gli eterogenei avvenimenti della vita del suo figlio, come anche gli avvenimenti della nostra vita.

            In questo mese di maggio, ci aiuti a guardare con sguardo di meraviglia il nostro essere Chiesa, comunità di risorti e, allo stesso tempo, di peccatori. Ci aiuti a ringraziare il Signore per le innumerevoli differenze tra di noi e, dunque, per le imprevedibili vie attraverso le quali Egli sceglie di manifestarsi. Ci aiuti ad accoglierci tra noi, per creare il variopinto mosaico che rivela al mondo il volto del suo Salvatore.

Spostarsi

Da che punto guardi il mondo? Ci siamo molto abituati a spostarci per garantire il distanziamento fisico gli uni dagli altri. Quanto questo distanziamento fisico è diventato anche sociale?

            La distanza gli uni dagli altri ci porta a pensare all’altro innanzitutto come un possibile portatore di malattia e dunque ad una minaccia per la nostra vita, o, perché no, a pensare a noi stessi come possibili minacce per gli altri, magari anche per i nostri cari.

            Spostarci cambia la nostra percezione del mondo, di noi stessi, forse anche di Dio. Un Dio in attesa della fine della pandemia, un Dio da invocare, ma che non ci sposti più di tanto, anche perché ci stiamo già spostando da soli, spinti da leggi, decreti, prudenze e attenzioni.

Possiamo approfittare di questo momento che ci sposta dalle nostre sicurezze per rivedere qual è il nostro centro di riferimento.

La nostra storia non è un punto di riferimento stabile, il mondo cambia in fretta e ciò che è passato non è più una risposta sufficiente per il futuro. I conflitti di cui siamo spettatori ci mostrano quanto in fretta passano gli insegnamenti del passato e come possano essere facilmente rovesciati da ricostruzioni più o meno fantasiose a giustificazione dei potenti di turno.

Rimettiamo al centro il crocifisso, Colui che ha dato la Sua vita per noi. Vi invito a guardarlo nell’immagine che riporto in questo nostro notiziario. Si tratta di un disegno prodotto da san Giovanni della Croce nel XVI secolo. Ritrae il crocifisso attraverso un piccolo tondo, quasi della forma di un occhio, osservato dall’alto. È come se lo sguardo del Padre osservasse il Figlio crocifisso per noi. Ricordiamo le parole di Gesù nel Getsemani: “Padre, passi da me questo calice, ma sia fatta la tua, non la mia volontà”. Ecco la volontà del Padre come centro della vicenda di Cristo, come centro anche della nostra vicenda umana. Centro delle nostre storie, centro della storia del mondo, è questo sguardo che vigila sui crocifissi del nostro tempo. Partiamo anche noi da questo sguardo e spostiamo il nostro centro di riferimento, dagli interessi personali, dal mantenimento delle nostre sicurezze, dalla coerenza con la nostra storia, portando il nostro punto di vista verso la possibilità di amare. Certa è la nostra possibilità di morire, possiamo scegliere la possibilità di morire ogni giorno per amore. È questo sguardo che sposta la pietra del sepolcro, che apre alla speranza della risurrezione. È questo sguardo che apre alla Pasqua. Lo sguardo di chi non distoglie il volto dall’uomo della croce, ma, nella compassione, impara la sua stessa strada, consapevole che la stessa via che porta al calvario ci conduce anche al giardino del Risorto.

Buona Pasqua, cara comunità del Ponte, non ci manchi mai il coraggio e la speranza, contempliamo senza paura le croci che portiamo insieme, e, mentre guardiamo in questi giorni al crocifisso, sentiamo su di noi anche lo sguardo del Padre, che non ci abbandona mai.