| Dio è venuto in questo mondo e si è fatto uomo per dare ad altri uomini il tipo di vita che è Suo. […] L’umanità, sostanzialmente, è già ‘salvata’. Noi individui dobbiamo appropriarci di questa salvezza. Ma la parte più ardua del compito – quella che non avremmo potuto assolvere da soli – è stata assolta per noi. […] Se ci apriamo all’unico Uomo in cui essa fu pienamente presente, e che, pur essendo Dio, è anche realmente uomo, Egli la realizzerà in noi e per noi. |
Vivere da salvati, abitare questa speranza, è la strada che la nostra fede ci pone davanti.
Non è possibile oggi immaginare che la nostra vita dipenda ancora da ciò che ci circonda. Ogni giorno siamo richiamati a scelte personali che ci permettono o meno di essere cristiani.
Il fiume della storia, impantanato nei dubbi e nelle paure del tempo che viviamo, ha bisogno di canali nuovi per fecondare la vita e renderla bella e degna di essere vissuta.
Così la nostra fede, così profonda e ricca di storia e di esperienze ha bisogno che ciascuno di noi torni a scegliere di vivere il rischio di aprirsi a Cristo.
Nella nostra comunità, nel nostro stare insieme, nelle nostre case non è più il tempo in cui dare per scontato che abiti Cristo. Siamo chiamati a sceglierlo. A inventare un tempo in cui incontrarlo, a cercarlo di nuovo, a rimetterlo al centro
Siamo già salvati, viviamo come tali o scegliamo di condannarci l’un l’altro?
In questi giorni vivremo la festa della presentazione di Gesù al tempio, la Candelora. La piccola luce di quella celebrazione ci aiuti a rimettere al centro della nostra vita la luce di Cristo: è la sola luce che illumina tutti. È la Sua luce che ci permette di guardare i nostri figli come dono e non come possesso, i nostri anziani come portatori di unicità e non come peso, il nostro lavoro come occasione e non come fonte di stress, la nostra stessa vita come degna di essere salvata e non solo tempo che scorre senza meta.