Tutti noi speriamo in qualcosa. Il Natale, luogo principe di speranza, in questo momento splende come attraverso il filtro opaco della paura nella quale siamo immersi. I dubbi e le angosce che quest’anno e mezzo di pandemia ha portato con sé assomigliano alla nebbia di qualche sera fa. La luce dei lampioni mi sembrava solo una piccola illusione mentre mi permetteva a mala pena di camminare per le nostre vie. Eppure, a un certo punto, dentro la nebbia ecco emergere le stelle della costellazione di Orione. Devo dire che vederle mi ha strappato un sorriso. Il cielo ci riconsegna la verità, e una stella lontana sembra molto più reale dei nostri tentativi di imitarla. Penso alle telefonate che a volte si ricevono quando si sta male; possono durare anche poco, ma valgono molto più di tante chiamate fatte a chi non si fa mai sentire.
Il Natale è la chiamata che stavi aspettando, la stella lontana che non hai acceso tu, il Dio che non hai cercato e ti è venuto incontro.
È allora che ci illuminiamo, è allora che diveniamo capaci di speranza; quando il nostro futuro non è un mero accumulo di obiettivi e di impegni trascritti in agenda. Diveniamo carichi di speranza quando incontro ad ogni passo della vita si allarga l’orizzonte, quando a fronte delle lotte e delle difficoltà si spalanca il sorriso di un amico e la gioia di quanti amiamo.
Era una notte buia a Betlemme, eppure il mondo aveva bisogno di quel bambino proprio in quel buio. Mi chiedo spesso di cosa ha bisogno la nostra parrocchia, cosa chiedere al Signore in questo Natale. Come un bambino vorrei scrivergli una letterina. Vorrei chiedergli oggi il dono della speranza. Non ci mancano energie, competenze, capacità e bellezza e sappiamo mettere un passo avanti all’altro nel nostro cammino. Non ci mancano luoghi buoni in cui incontrarci. Non ci mancano occasioni e possibilità. Credo che abbiamo bisogno di tener viva la fiamma della speranza, che si apra un po’ di cielo, in questa notte che è Natale, per vedere una luce che ci guarda, per sapere che non siamo dimenticati, per ricordarci chi siamo.