L’opera di Dio si realizza nella storia, nel tempo dell’umanità. Ancor oggi il mistero dell’incarnazione spaventa e interroga. Come può Dio scegliere la nostra povertà per rivelare la sua potenza?Il passaggio, alla fine dell’anno liturgico, tra la la festa di Cristo Re dell’universo e l’attesa, nell’Avvento, della sua venuta del mondo come il Dio bambino che nasce a Betlemme, ne è segno rivelatore.Contro tutte le logiche del “tutto e subito”, al di là degli “sbrigati” che ci urliamo addosso, oltre le facili promesse degli imbonitori, vi è un Dio che ci attende. Egli pazienta per noi, forse intravede il senso profondo che vi è nel mistero della nostra vita e non vuole perderne un solo istante.Le letture di questi giorni ci parleranno del tempo che verrà, del Signore che viene, del futuro. Se pure, con esse, volgiamo il nostro sguardo all’avvenire, nell’attesa che i mali di questo mondo finiscano, contempliamo con fiducia il presente, è l’unico luogo in cui, ora, possiamo diventare segno della Sua presenza.